Roma da Leggere

News

Diritti gay, 2014: l’anno in chiaroscuro per i matrimoni tra omosessuali

Diritti gay, 2014: l’anno in chiaroscuro per i matrimoni tra omosessuali
dicembre 30
19:28 2014
Il 2014 è stato un anno in chiaroscuro per i diritti gay con i tentativi di cambiamenti ed innovazioni, soprattutto per quanto riguarda il concetto di famiglia ed il riconoscimento dei matrimoni gay in Comune, placati da Prefetto e Tar del Lazio. Spicca, infatti,  il braccio di ferro  tra l’amministrazione capitolina e la Prefettura di Roma, al quale il Tar del Lazio ha messo la parola ‘fine’ negando la sospensione dell’atto con il quale il Prefetto  aveva disposto l’annullamento delle trascrizioni di sedici matrimoni gay contratti all’estero. Ma  sulla scia di quanto avvenuto in Campidoglio lo scorso 18 ottobre 2014, anche a Fiumicino il sindaco ha formalizzato l’unione di una coppia gay

Tempo di bilanci per i diritti sociali. Con il 2014 agli sgoccioli, si ripropone l’annuale riflessione sull’operato delle istituzioni, mai come quest’anno combattute tra tentativi di cambiamenti ed innovazioni e mantenimento dello status quo. Soprattutto per quanto riguarda il concetto di famiglia ed il riconoscimento dei matrimoni gay in Comune. Il 2015, tuttavia, si aprirà con un’amara sconfitta per le 16 coppie omosessuali che, il 18 ottobre 2014, avevano visto trascritto il loro matrimonio contratto all’estero nel registro cittadino di Roma Capitale. Già, perché, nei giorni scorsi,  il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con due decreti monocratici, ha respinto la richiesta del comune di annullare la sospensione delle  trascrizioni delle 16 nozze gay. Una sospensione disposta dal Prefetto capitolino, Giuseppe Pecoraro, sin da subito mostratosi ostile alla decisione del sindaco.

LA SFIDA DI MARINO –  Il 18 ottobre 2014, il primo cittadino aveva trascritto nel registro cittadino sedici matrimoni tra omosessuali contratti all’estero. L’evento, svoltosi in Campidoglio, nella Sala della Protomoteca, era stato celebrato tra applausi di consenso e testimonianze di partecipazione. Una sfida, questa, che il primo cittadino di Roma Capitale aveva voluto lanciare al veto del Ministro Angelino Alfano. L’attuale Ministro dell’Interno, infatti, il 7 ottobre 2014 aveva emanato una circolare in cui si intimava a tutti i sindaci d’Italia di non registrare unioni civili contratte all’estero tra persone dello stesso sesso. Un’imposizione che, sin da subito, non era andata giù al Sindaco Marino, che aveva così replicato: Ritengo che una discussione di questo tipo sulle unioni civili nel 2014 rifletta sentimenti e visioni del secolo passato.  Penso che chi si ama debba avere la possibilità di vedere riconosciuto il proprio amore e i propri sentimenti.  Un passo in avanti verso  l’affermazione  della non discriminazione delle coppie dello stesso sesso era , dunque, stato compiuto.  Ma il primo ad opporsi fu proprio il Prefetto di Roma Capitale, Giuseppe Pecoraro, che, nei giorni successivi alla formalizzazione delle coppie, ne aveva disposto l’annullamento.

LO SCONTRO TRA ISTITUZIONI – Di qui, l’inizio della querelle tra amministrazione e prefettura.  Ora, il tribunale amministrativo regionale del Lazio ha negato la sospensione dell’atto con il quale il Prefetto di Roma ha disposto l’annullamento delle trascrizioni effettuate da Marino per sedici matrimoni gay contratti all’estero. Formulata anche da due delle sedici coppie omosessuali che hanno visto formalizzare la propria unione  in Italia, la richiesta di sospensione è stata presentata in forma cautelare, prima che arrivasse notifica dei ricorsi, chiedendo ai giudici un provvedimento urgente sull’annullamento delle trascrizioni. Ma il Tar del Lazio ha deciso per un secco “no”. Prima che l’organo giudiziario emettesse sentenza,però,  anche il comune di Roma aveva pensato di rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale per chiedere la sospensione delle disposizioni del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, volte ad annullare le sedici trascrizioni di matrimoni omosessuali.  Un ricorso, questo, che il Campidoglio aveva provveduto a presentare martedì 4 novembre 2014. La tesi giuridica sostenuta da Roma Capitale era che il decreto del prefetto Pecoraro, emanato il 31 ottobre 2014, due settimane dopo la trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero, fosse stato assunto in carenza assoluta di potere e risultasse comunque viziato da incompetenza, nonché da eccesso di potere sotto varie figure sintomatiche e pertanto veniva definito palesemente nullo, illegittimo, ed errato, si legge in una nota stampa del Campidoglio.  La vigente normativa, infatti, non attribuirebbe  alla Prefettura alcun potere di intervento sugli atti di stato civile. Di conseguenza, il Prefetto della Provincia di Roma non poteva disporre l’annullamento delle trascrizioni, azione, questa, di esclusiva competenza del Tribunale.

Ad essere contestata, inoltre, anche le modalità di adozione del decreto, emanato “senza la formale comunicazione di avvio”, violando così le disposizioni della legge 241 del 1990, in materia  di procedimento amministrativo e diritto di accesso ai documenti amministrativi.

IL CASO FIUMICINO – Ed, intanto, a Fiumicino, già si fanno strada i primi “emulatori di Marino”. Nei giorni scorsi, infatti,  Esterino Montino, il sindaco espressione del Partito democratico a Fiumicino, in qualità di Ufficiale dello Stato Civile, ha trascritto l’atto di matrimonio di Renan Santos Ribeiro e Claudio Schirru. La coppia, residente a Fiumicino, si era unita in matrimonio nel 2011, in Portogallo. L’obiettivo, ha dichiarato Montino, è quello di “arrivare ad una legge nazionale” che garantisca alle coppie gay di contrarre matrimonio anche all’estero.

Ed è subito polemica. William De Vecchis, dall’opposizione, ha parlato di un gesto volto alla spettacolarizzazione e  alla propaganda. Le nozze celebrate sono semplicemente uno slogan utile a strappare qualche pagina di giornale e basta. Oggi il sindaco Montino ha creato un precedente: a Fiumicino si possono violare le leggi, ha sottolineato.

Agguerrita l’associazione Comitato della Famiglia, che  già aveva contestato il primo cittadino della Capitale all’epoca delle sedici trascrizioni. L’associazione ha affisso uno striscione recante la scritta: Montino: una trascrizione non fa famiglia, ritenendo , quello delle trascrizioni gay, l’ennesimo atto grave che rientra nei molteplici tentativi della lobby Lgbt (lesbo,gay, bisessuali, transgender) di creare una generazione a proprio modello, andando contro il pilastro fondante della nostra società, la famiglia.

Una vicenda lunga e tormentata, alla quale, nonostante la sentenza del Tar, sarà difficile porre presto la parola “fine”.