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Achille Bonito Oliva e la mostra ‘Forte Piano’ all’Auditorium

Achille Bonito Oliva e la mostra ‘Forte Piano’ all’Auditorium
luglio 22
14:29 2012
Achille Bonito Oliva

Achille Bonito Oliva presenta l'opera di A. Curran nell'ambito della mostra "Forte piano" all'Auditorium Parco della Musica

Il suono che irrompe nello spazio, lo trasforma e diventa esso stesso un’opera d’arte privo di materia. La seconda parte della mostra “Forte Piano: le forme del suono” visibile all’Auditorium del Parco della Musica a Roma fino al 31 ottobre, è stata inaugurata ieri dal suo curatore, il critico Achille Bonito Oliva, in presenza di alcuni artisti.

«Una mostra da girare da soli, bighellonando». Così l’ha definita A.B.O. guidando un piccolo gruppo di persone alla scoperta delle ‘opere’ senza opera, disseminate un po’ ovunque. Un’installazione era anche nella toilette (“Maritime Rites 4’ 33’’, 2012, di Alvin Curran). Oliva ha accolto gli artisti all’ingresso dell’Auditorium e la mostra è cominciata proprio lì, di fronte a una sveglia, di Alfredo Pirri (“Seglia!”, 2012). Alcuni autori delle installazioni, tra cui lo stesso Pirri, Curran, Giuliano Lombardo, hanno spiegato il significato dei suoni scelti.

Quel che si diffondeva nei vari spazi dell’Auditorium erano note, piccoli brani, parole ripetute, e perfino il miagolio di un gatto (“Interview with a Cat”, 1970, Marcel Broodthaers). Broodthaers ha portato un’intervista registrata al Musée d’Art Moderne Département des Aigles di Düsseldorf, in cui l’artista dialoga…con un gatto, che risponde con le sole parole a lui accessibili, «Miaow».

L'opera di A. Pirri "La sveglia"

L'opera di A. Pirri "La sveglia"

“Forte piano: le forme del suono” raccoglie il lavoro di 80 artisti internazionali di diverse generazioni (dagli anni ’60 ai giorni nostri) centrato sulla ricerca di smaterializzare un’opera, approdando a forme inedite di sonoro. Il suono invade lo spazio e con esso si fonde creando qualcosa di nuovo in cui a disperdersi è lo stesso pubblico, in un’unica fusione. Talvolta l’entrata del sonoro è improvvisa e stupisce lo spettatore, cogliendolo di sorpresa. L’opera, così, si fa invisibile, come nel caso di alcune registrazioni nei parcheggi che si diffonde in un lungo spazio che si sviluppa in profondità. È il caso di “Sauvagerie” di Henri Chopin, del 1987, di “32 rpm (falèna)” di Francesco Fonassi. Oliva ha lasciato la parola a Lombardo per spiegare lui stesso la propria opera: “Love Drift”, del 2006. Lombardo usa il metodo delle traduzioni automatiche della parola “Love”, per ottenere un testo nuovo a partire da uno esistente. Il software di traduzione genera errori ed è questo a dare al testo, che diventa inedito, un valore creativo.

«Un compagno di strada» per A.B.O. è il musicista Giuseppe Chiari, i cui brani eseguiti dal vivo al pianoforte risuonano nel foyer, sala Santa Cecilia, che ospita un’altra opera, quella di Maurizio Nannucci. Si tratta di una scritta disposta sopra la grande porta che si apre nell’area: “Rombi, tuoni, sbuffi, boati, strilli, fischi, sibili, bisbigli”. Chiari, con “Gesti sul piano”, 1965 (durata 20’25”), che si basa sull’espressività dei gesti, di articolazioni e combinazioni, aderisce al gruppo interdisciplinare Fluxus che in quel periodo si trova a Wiesbaden per progettare un festival organizzato in cinque sezioni geografiche: Stati Uniti, Europa dell’Ovest, Europa dell’Est, Giappone, Canada. Il gruppo Fluxus e in Italia Chiari, portano avanti l’affermazione delle avanguardie storiche di un’arte di ricerca, che si allontana definitivamente dall’arte di tradizione.

La promenade artistica si conclude fuori dall’edificio, nei giardini pensili dove era stato preparato un tavolo per un rinfresco. Cibo e bibite distraggono gli ascoltatori, ma il critico li riconduce all’ordine: «Guardate che la mostra non è finita – ha chiosato Olva –. State anche un po’ in silenzio, che male non fa».

Federica Usai

Per maggiori informazioni sulla mostra, clicca sulla pagina dell’Auditorium.