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Adesivi in Curva Sud: oltre il razzismo, è la punta dell’iceberg

Adesivi in Curva Sud: oltre il razzismo, è la punta dell’iceberg
ottobre 24
22:11 2017

Adesivi in Curva Sud: è cronaca quanto accaduto domenica allo Stadio Olimpico. Giustificazioni inutili: un gesto razzista e condannabile

Quello successo domenica 22 ottobre allo Stadio Olimpico è una brutta pagina di cronaca. Mentre in campo la Lazio giocava e batteva il Cagliari per 3 a 0, sugli spalti i “tifosi” o, meglio, una piccola parte, si preparavano ad infangare il calcio, la Lazio e il tifo.

Andiamo per gradi.

A motivo di buu razzisti di poche decine di ultrà biancocelesti, la Curva Nord veniva chiusa per due turni. La società, per dare l’opportunità ai suoi sostenitori di essere presenti comunque allo Stadio, ha promosso iniziative lodevoli facendo aprire la Curva Sud e vendendo biglietti a prezzi promozionali.
Peccato che un gruppo di presenti abbia deciso di far stampare ed attaccare sulla vetrata della Curva Sud adesivi contro i tifosi giallorossi che avrebbero trovato la sorpresa in occasione di Roma-Crotone.

Sfottò? Magari! Tutti sanno che quegli adesivi di dubbio gusto contenevano frasi squallide, offensive (“Romanista ebreo” “Romanista Aronne Piperno”, solo per citarne un paio) e fotomontaggi che rappresentavano Anna Frank con la maglia della Roma.

Per una filosofia discutibile che vige in questi tifosi, non c’è nulla di offensivo in quelle frasi e in quelle immagini. Nelle giustificazioni del gesto, che sono peggio dell’azione stessa, si fa riferimento al fatto che in quelle espressioni non c’è nulla di razzista, che anche gli altri hanno imbrattato stadio e strade con scritte simili se non peggiori, che in Italia ci sono atri problemi che dovrebbero aprire i servizi del telegiornale. Argomentazioni discutibili. Se a balzare agli occhi di tutti sono (spesso, se non sempre) i tifosi della Lazio, proprio per questo andrebbe adottato un comportamento più cauto, responsabile, attento. Un discorso, purtroppo, che qualcuno non riesce proprio a capire.

Di vero ad oggi c’è solo una cosa. Per colpa di pochi, perchè nonostante tutto è comunque una minoranza quella che si sporca di atti tanto vili quanto violenti nella loro bassezza, a pagare saranno molti.

Pagheranno, e lo stanno già facendo, quei tifosi che vanno allo stadio ‘solo’ per sostenere la propria squadra, che per altro si merita tutto il sostegno del caso in questo momento. Pagherà la squadra, non si sa in che misura, che è balzata sulle prime pagine dei giornali non per i meriti sportivi. Con l’inchiesta aperta dalla FIGC pagheranno, si spera, i veri responsabili.

Intanto la Lazio si sta dimostrando società seria, prendendo misure immediate. Si è recata, nella figura del presidente Claudio Lotito con una delegazione della squadra e degli organi ufficiali di stampa, presso la Sinagoga ebraica sottolineando la completa condanna per quanto accaduto. Prima della partita Bologna-Lazio i giocatori indosseranno una maglietta in memoria di Anna Frank e la società si impegna a portare in visita ogni anno 200 giovani tifosi laziali ad Auschwitz.

Oltre a ciò va ricordato come nel tempo squadra e tifosi biancocelesti si sono dimostrati impegnati in temi sociali importanti. Spesso la squadra ha indossato magliette con messaggi netti contro il razzismo, i tifosi biancocelesti si sono mossi in maniera attiva in occasione del terremoto che ha devastato Amatrice, comune visitato da Presidente e club.

Solo ora, purtroppo, i riflettori si sono accesi su un problema da sempre presente nelle curve italiane, tutte, a partire da Roma su entrambe le sponde. Un problema che andrebbe estirpato dalla radice, mentre ancora una volta ci si è scontrati con la punta dell’iceberg.