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Alberopoli – La Via Crucis e il Pònciro trifogliato del Colosseo

Alberopoli – La Via Crucis e il Pònciro trifogliato del Colosseo
marzo 29
11:03 2013
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Ponciro Colosseo AlberopoliVenerdì 29 Marzo 2013 gli occhi di tutto il mondo saranno puntati su Roma per assistere alla sacra Via Crucis che papa Francesco celebrerà, per la sua prima volta, nella zona che va dal  Colosseo al Tempio di Venere. Una tradizione storica che risale ai tempi di papa Benedetto XIV Lambertini e alle predicazioni (con la presenza di folle oceaniche) del frate francescano Leonardo da Porto Maurizio. Fu, infatti,  grazie alle predicazioni spettacolari del frate (nella prima edizione  della Via Crucis al Colosseo scese a piedi nudi in processione con i suoi confratelli dal convento di San Bonaventura sul Palatino), poi proclamato santo da papa Pio IX, che Benedetto XIV, nell’Anno Santo del 1750, decise di erigere all’interno del Colosseo (per l’occasione consacrato alla passione di Cristo e al ricordo dei martiri) la sacra Via Crucis “capo e matrice di ogni Via crucis del mondo”, con quattordici cappelle indicanti le stazioni (disposte lungo gli spalti) e una grande croce innalzata al centro dell’arena. Cappelle e  croce che  furono rimosse nel 1874 (ma la croce venne ripristinata nel 1925), mentre la Via Crucis al Colosseo fu ripresa durante il pontificato di Paolo VI.

Partendo da questo evento di dimensioni internazionali ci piace concentrare oggi la nostra attenzione, in questo viaggio tra gli alberi della Capitale, su un arbusto ( può crescere però come piccolo albero anche fino a 7 metri di altezza) che si trova proprio di fronte al Colosseo ( a qualche centinaio di metri dal luogo dove si svolgerà la Via Crucis) e caratterizzato da rami contorti e tortuosi ricoperti di spine, verdi, grandi e pungenti lunghe anche più di cinque centimetri (come quelle utilizzate per realizzare la corona di Cristo , che però fu intrecciata, diverse sono le leggende a proposito, con i rami di altri alberi o arbusti, solitamente quelli con la dizione spina-christi) che in questi  giorni ci sta deliziando con l’apertura  dei suoi fiori bianchi e leggermente profumati: il  Poncirus trifoliata (L.) Raf. chiamato nel linguaggio comune Pònciro ( con l’accento sulla prima o) o Arancio trifogliato. Per trovare i cinque esemplari di Arancio trifogliato in fiore dovete recarvi all’ingresso principale del Parco del Colle Oppio. Guardando il Colosseo, seguite il marciapiede della strada leggermente in salita che si chiama  via Nicola Salvi. Costeggiate la cancellata di ferro, fino ad arrivare a delle scalette in mattoncini che portano all’interno del parco, percorretele e sulla vostra destra incontrerete i Pònciri in fiore. Piantati successivamente alla sistemazione del Parco, realizzata nel 1928-32 dall’architetto Raffaele De Vico, (non sappiamo esattamente in che anno) li potrete riconoscere immediatamente dalla macchia di colore bianco fatta da candide corolle in risalto su uno sfondo verde brillante, composto invece dai rami e dalle prime foglie che iniziano a fare la loro comparsa (dopo i fiori), foglie alterne che (come ci indica il nome della specie) sono trifoliate, ovvero composte da tre foglioline. Originario delle province cinesi del nord, vicino all’Himalaya,  e dalla Corea,  il Poncirus trifoliata (L.) Raf., conosciuto in inglese come Chinese Bitter Orange o Hardy Orange, appartiene alla Famiglia delle Rutaceae , la stessa di tutti gli agrumi, e si differenzia da questi ultimi per essere l’unico agrume spogliante (anche se i suoi rami verdi e spinosi d’inverno lo fanno sembrare un sempreverde) e per suoi fiori dai petali bianchi ( e stami rosa) leggermente più grandi degli altri agrumi e dall’odore meno intenso. Per le sue doti di grande resistenza alle basse temperature (anche -20° sotto lo zero) viene utilizzato come portainnesto rustico (ma anche con fini nanizzanti) per diversi agrumi e agrumi ibridi. Incrociato con l’Arancio dolce Citrus sinensis Osbeck ha prodotto il Citrange e con il Pompelmo Citrus paradisi Macfad. il Citrumelo. Particolari  sono i suoi frutti,  piccoli e con la buccia leggermente pelosa, verdi per un lungo periodo dell’anno ma poi gialli a maturazione. Frutti che hanno poca polpa e sono pieni  di semi, per questo non sono edibili, ma vengono utilizzati per la preparazione (prevalentemente con la buccia) di marmellate e liquori e spezie. Il Poncirus trifoliata (L.) Raf. già conosciuto da Linneo (che nella seconda edizione del suo Species Plantarum del 1763 l’aveva chiamato Citrus trifoliata L.) e attraverso una modifica avvenuta nel 1829 nel nome della specie dal botanico francese René Louiche Desfontaines (che invece l’aveva chiamato Citrus triptera Desf.) deve il suo nome attuale al botanico americano Constantine Samuel Rafinesque-Schmaltz che 1838 nel suo “Sylva Telluriana. Mantis Synopt. New genera and species of trees and shrubs of North America” comprendendo che si trattava di un genere diverso ne spostò il nome da Citrus a Poncirus facendolo derivare dal termine francese poncire una contrazione di “ pomme de Syrie”  o  “ pomme de cire”.  Nonostante il suo libro fosse dedicato agli alberi e arbusti americani (e William Prince nel suo Catalogo di Piante americane del 1823 l’avesse già nominato) ci piace pensare che Rafinesque  abbia incontrato per la prima volta il Poncirus trifoliata e avuto la possibilità di studiarlo da vicino  in qualche giardino verde e assolato di Palermo, città nella quale visse, dal 1805 a 1815,  i momenti più caldi della sua gioventù, densi , come il Pònciro, di  fiori e spine.

Antimo Palumbo

 

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