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I pomeriggi del caffè, Alexian Santino Spinelli e la cultura Rom

dicembre 17
20:06 2014

Secondo incontro dell’iniziativa incentrata sulla collegialità e sulla condivisione, organizzata dal Mo.V.I. Lazio e Roma da Leggere: Alexian Santino Spinelli, giovedì 11 dicembre 2014, ha raccontato come la cultura Rom abbia tanto da offrire

L’altra faccia dei Rom, quella positiva, quella che si integra pacificamente e proficuamente nel tessuto sociale italiano e che spesso i media tendono a non mettere in evidenza, è stata al centro di un interessante dibattito a I pomeriggi del caffè.  Giovedì 11 dicembre 2014 si è svolto il secondo incontro dell’iniziativa incentrata sulla collegialità e sulla condivisione e promossa dal Mo.V.I Lazio (Movimento di Volontariato Italiano), in collaborazione con la testata giornalistica online Roma da Leggere, con il patrocinio di Roma Capitale – Municipio XII.

L’appuntamento, che ha avuto luogo presso la sede del Mo.V.I Lazio, in Via del Casaletto 400, a Roma, ha visto la partecipazione di Santino Spinelli (in arte Alexian), musicista, compositore e insegnante italiano, ma di etnia Rom, assieme a sua moglie Daniela e ai suoi figli Gennaro e Giulia. Ed è proprio delle sua nazione che l’ospite racconta e spiega, di come il suo patrimonio di conoscenze sia poco riconosciuto qui in Italia, per via dei soli ed unici fatti di cronaca che vengono mostrati come unica e vera interessante notizia di questa cultura, mostrandola come un problema sociale.

Alexian apre il suo discorso con un caloroso saluto in lingua romanì, augurando a tutti i partecipanti felicità e fortuna. Il suo racconto è ricco e pieno di storia, partendo sin dalle sue più antiche origini per poi arrivare ad oggi. Egli dichiara che il mondo Rom è “complesso e paradigmatico” e afferma di appartenere ad uno dei primissimi gruppi arrivati in Italia, tra il 1300 e l’inizio del 1400. Però, anche se residenti in questa nazione da secoli ormai, i Rom sono poco considerati, se non disprezzati. “In Italia, purtroppo, lo stereotipo Rom è quello criminale, sporco, accattone e che non ha voglia di fare niente“, continua a raccontare l’ospite, a malincuore, che poi invita i partecipanti a porre maggiore attenzione riguardo l’argomento campo nomadi: questo luogo non è altro che un posto in cui collocare i Rom e creare un disprezzo nei loro confronti, per non parlare dell’annientamento morale degli stessi. Essi non sono mai stati nomadi per cultura, ma sono stati vittime di repressioni e deportazioni.
E ancora con rincrescimento, parla della disillusione, perchè “chi si trova in questi campi sa bene che è già morto dentro e non potrà mai cambiare nulla della propria vita“. Si pensi a quei poveri bambini rom che sono costretti a crescere nel degrado in mezzo ai topi. Questo servizio non funziona e crea proprio un’immagine distorta di questo popolo. Spinelli continua poi con un bellissimo e brillante paragone con l’opera La Fattoria di George Orwell, dichiarando che in un Europa c’è un sistema sbagliato, in cui c’è chi vale più degli altri, “qualche animale è più animale degli altri”.

Cosa vuol dire eteronimo?”. Alexian Santino Spinelli prosegue nel suo discorso, spiegando che questo termine è usato con accezione negativa, accostato verso la sua gente. “I Rom non sono zingari – afferma – come gli italiani si ritengono offesi di essere chiamati mafiosi all’estero, i Rom non vogliono essere riconosciuti con questo termine che non dovrebbe neanche esistere. E a cosa serve secondo voi la giornata della memoria se non vengono onorate tutte quante le vittime?”. Senza tono accusatorio, l’ospite cerca di far comprendere come l’importante giornata onori solamente le vittime ebree dei genocidi ad opera dei nazisti, sottolineando il fatto che i genocidi dei Rom non interessano a nessuno, nonostante siano stati molti più dei suddetti giudei.

Tante ed importanti le tematiche sviluppate durante l’incontro, mentre Spinelli viene invitato a preparare il caffè, con la classica moka, e a servirlo ai presenti nella sede, passando così lui stesso da ospite a padrone di casa. Più che di Italia razzista si parla di un’Italia ignorante, in cui si disprezzano persone di color pelle diverso, costrette a rubare per sopravvivere, quando magari è proprio lo stato a costringerle e non fare niente per loro. Forse i buoni che tutti considerano tali sono i veri cattivi.

Infine, Alexian saluta calorosamente in lingua romanì e per il prossimo incontro de I pomeriggi del caffè (a gennaio del 2015) , passa il testimone al giornalista del Corriere della Sera, Paolo Conti.

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