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Amnesty International: per 1 cittadino su 2 la tortura in Italia non esiste

Amnesty International: per 1 cittadino su 2 la tortura in Italia non esiste
aprile 12
14:59 2017
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Oltre 20 milioni di italiani ritengono che il nostro paese sia esente da fenomeni così drammatici. Purtroppo essa è una drammatica realtà anche nostrana, testimoniata dai fatti della caserma di Bolzaneto al G8 di Genova, le torture inflitte a Stefano Cucchi e l’assassinio di Giulio Regeni

La tortura in Italia si pratica? “No”. E’ l’allarmante risposta di oltre 20 milioni di italiani che ritengono che il nostro paese sia esente da fenomeni così drammatici. E sebbene i nostri connazionali pensino, più in generale, che la violazione dei diritti umani non sia una pratica esclusiva dei paesi islamici (come ritiene solo l’8% del campione) o di quelli dittatoriali (lo pensa il 14%), ma una deroga ai principi (in teoria riconosciuti da tutti) praticata in molti paesi occidentali (lo afferma quasi l’80% del campione), la tortura sembra essere una drammatica realtà anche nostrana solamente per tre italiani su 10 (si arriva quasi al 40% nel caso di under 35). É la fotografia scattata da un’inedita indagine realizzata da Doxa perAmnesty International su un campione rappresentativo della popolazione italiana over 30 (pari a 43,2 milioni di individui) presentata dall’Organizzazione in occasione dell’apertura della sua campagna di raccolta fondi con il 5×1000.

Guarda l’infografica del sondaggio sulla conoscenza della tortura in Italia e continua a leggere

Tortura in Italia

I casi di tortura in Italia più presenti nelle mente degli italiani

Per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani, gli italiani non hanno alcun dubbio e rispondono che i casi di violazione più eclatanti sono i fatti drammatici di 16 anni fa del G8 di Genova, alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, che restano scolpiti nella memoria collettiva e a cui gli Italiani pensano prima anche rispetto a fatti molto più recenti – seppure anch’essi molto noti – come le tragiche morti di Stefano Cucchi e Giulio Regeni.
I fatti risalenti al 2001 del G8 di Genova, alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto hanno aggiunto un nuovo capitolo, dove il governo italiano ha riconosciuto i propri torti nei confronti di sei cittadini per quanto subito, e gli verserà 45 mila euro ciascuno per danni morali e materiali e spese processuali. Lo rende noto la Corte europea dei diritti umani in due decisioni in cui «prende atto della risoluzione amichevole tra le parti» e stabilisce di chiudere questi casi. Il governo italiano, secondo quanto reso noto a Strasburgo, ha raggiunto una ‘risoluzione amichevole con sei dei 65 cittadini – tra italiani e stranieri – che hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Ricorsi in cui si sostiene che lo Stato italiano ha violato il loro diritto a non essere sottoposti a maltrattamenti e tortura e si denuncia l’inefficacia dell’inchiesta penale sui fatti di Bolzaneto.

Un altro caso, che rientra tra i casi di tortura in Italia, il quale ha coinvolto e sconvolto tutto il paese è stato quello di Giulio Regeni, 28 anni, ucciso in Egitto tra la fine di gennaio e i primi di febbraio 2016. Era un dottorando dell’università di Cambridge nel Regno Unito, si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l‘Università americana del Cairo. Il 25 gennaio 2016, in un clima di forte tensione per il quinto anniversario dell’inizio delle proteste che portarono alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak, è uscito di casa per raggiungere i suoi amici a una festa di compleanno, dove non è mai arrivato. Il suo corpo, martoriato dalle torture, è stato ritrovato per caso il 3 febbraio 2016 nei pressi di Giza, lungo la strada che dal Cairo porta ad Alessandria.

La morte di Stefano Cucchi è un caso di cronaca nera di tortura in Italia. Il trentenne morì il 22 ottobre 2009, a Roma, durante la custodia cautelare. Tale fatto ha dato origine a un celebre caso di cronaca giudiziaria che ha coinvolto alcuni agenti di polizia penitenziaria, alcuni medici del carcere di Regina Coeli, e alcuni carabinieri. Dopo la morte di Stefano Cucchi, il personale carcerario nega di avere esercitato violenza sul giovane e vengono formulate diverse ipotesi sulla causa della morte: che poteva essere morto o per conseguenze a un supposto abuso di droga, o a causa di pregresse condizioni fisiche, o per il suo rifiuto al ricovero al Fatebenefratelli. Le indagini preliminari hanno sostenuto che a causare la morte sarebbero stati i traumi conseguenti alle percosse, il digiuno (con conseguente ipoglicemia), la mancata assistenza medica, i danni al fegato e l’emorragia alla vescica che impediva la minzione del giovane. Grazie all’attivismo della sorella Ilaria Cucchi, il caso di Stefano ha avuto una grande visibilità mediatica, risultata in un notevole impatto sull’opinione pubblica italiana, facendo tra l’altro emergere altri casi analoghi di persone morte in carcere, senza che la causa del decesso sia stata ancora accertata.

Guarda le foto del corteo contro la tortura in Italia promossa da Amnesty International e continua a leggere

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Cosa ne pensano gli italiani sulla tortura in Italia?

Secondo 34 milioni di Italiani i diritti umani vengono violati potenzialmente in ogni paese, anche in quelli appartenenti alle cosiddette democrazie occidentali. Grazie a questa premessa, si spiega come mai oltre sei italiani su 10 ritengono che nel nostro ordinamento dovrebbe essere previsto esplicitamente il reato di tortura, di cui si discute da quasi 30 anni.
“Sebbene un italiano su due ritenga che la tortura in Italia non esista, la sensibilità verso la difesa e le violazioni dei diritti umani che hanno ottenuto maggiore spazio sui mezzi d’informazione destano interesse e partecipazione, tanto che sei italiani su 10 si dichiarano esplicitamente favorevoli a prevedere il reato di tortura nel nostro ordinamento giuridico” – dichiara Riccardo Noury, portavoce Amnesty International Italia. “Da questa indagine emerge con chiarezza che dobbiamo continuare a lavorare con tutte le nostre forze per portare all’attenzione delle istituzioni, dell’opinione pubblica e dei media il tema della tortura in Italia, far crescere la consapevolezza su quello che avviene nel nostro paese e fuori dai nostri confini, dare voce a chi non ce l’ha”.

Lettera aperta al Ministro della Giustizia Orlando sull’introduzione del reato di tortura

La mission dell’Organizzazione internazionale continua a essere percepita in una logica coerente con questa idea (lo pensa la quasi totalità del campione con ben tre italiani su quattro): polarizzata soprattutto su ciò che accade all’estero, senza dimenticare di presidiare quello che succede in Italia. Ogni giorno, nel mondo, migliaia di persone subiscono gravi violazioni dei diritti umani, dall’innalzamento dei muri in Europa e nel mondo e i trattamenti disumani riservati a migranti, richiedenti asilo e rifugiati, a crimini di guerra, rapimenti e torture in decine di paesi fino alla repressione della libertà individuale, di espressione e di stampa.

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