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Antea Onlus, da 30 anni a Roma al servizio dei malati terminali

Antea Onlus, da 30 anni a Roma al servizio dei malati terminali
settembre 30
12:32 2015

Attraverso l’assistenza domiciliare e l’ospitalità dell’assistenza residenziale Antea Onlus è l’associazione specializzata in cure palliative la cui parola d’ordine è qualità della vita, fino alla fine, per il paziente e per la sua famiglia. Formazione e umanizzazione sono i suoi punti forti, che hanno permesso, nel 2015, di assistere 150 malati al giorno, di cui 25 in residenziale, tutti gratuitamente

Laboratori di pittura, orto seduto, pomeriggi cinematografici e musicali e mattinate gastronomiche. Non sono le attività di un villaggio vacanze, ma le alcune delle attività occupazionali dell’hospice di Roma dell’Antea Onlus, dove i malati terminali oncologici o affetti da malattie neurologiche vengono accolti gratuitamente sotto la parola d’ordine “qualità della vita”.

«Antea non è un acronimo» spiega Silvana Zambrini, responsabile volontari dell’associazione. Deriva dal latino “ante”, prima, perché per primi nel 1986 sotto la guida del dott. Giuseppe Casale, i fondatori dell’associazione hanno iniziato a fornire il servizio di assistenza domiciliare gratuita ai malati terminali.

Il logo rappresenta un gabbiano pronto a spiccare il volo. Paradossale per un’associazione che da quasi 30 anni si occupa di fornire cure palliative a malati terminali, la cui vita agli occhi di molti è ormai alla fine. Dai 15 pazienti che potevano permettersi di assistere, «senza capacità economiche, facevamo i mercatini per la raccolta fondi» racconta Silvana Zambrini, ora Antea Onlus assiste 150 malati al giorno, di cui 25 in residenziale nella struttura dell’hospice, al padiglione 22 di piazza Santa Maria della Pietà, e svolge attività di formazione specifica sulle cure palliative in tutta Italia.

L’assistenza domiciliare consiste nel «portare a casa del malato un ospedale completo» racconta Silvana Zambrini, dalla carrozzina, al letto ospedalieri, fino all’asta per le flebo e ai medicinali. Il territorio su cui operano coinvolge tutta la città di Roma e zone limitrofe ed è stato suddiviso un macro aree, gestite ognuna da un’equipe di medici, infermieri, operatori sociosanitari e volontari. Fondamentale è infatti l’umanizzazione, la consapevolezza che oltre all’essenziale competenza sanitaria, il malato è prima di tutto una persona che sta vivendo un momento unico, una persona che ha una famiglia, una persona che oltre alla morfina ha bisogno di una «relazione di aiuto» commenta Silvana. Ed è qui il ruolo principale del volontario, che viene formato tramite corsi che si svolgono ogni anni da ottobre a marzo, e che non per forza deve prestare un volontariato a contatto con il paziente. «Il volontario è disponibile a 360 gradi» commenta Silvana, dal portare il letto a casa del malato, all’aiutare nella distribuzione dei pasti, al fermarsi ad ascoltare, in base alle sue predisposizioni.

L’hospice è invece una struttura di 3200 metri quadrati, con un ampio giardino e immerso nel verde che è stata completamente ristrutturata da Antea per renderla il più lontana possibile dall’idea di ospedale. Ogni camera è organizzata per poter ospitare il paziente, ma anche la sua famiglia. Ci sono zone comuni al primo piano, sale in cui le famigli e i pazienti possono pranzare insieme, possono guardare la televisione e vivere una domenica come se fossero ancora nel salotto della loro casa. Anche il personale non veste i panni ospedalieri, ma semplici casacche colorate. Una sala è stata arredata per essere luogo di preghiera. Qui appeso alla parete si trova un quadro raffigurante la Madonna, «unica figura riconosciuta da tutte le religioni» commenta Silvana, e all’ingresso un albero in legno costruito e donato da un famigliare di un paziente, colmo di biglietti che riportano i pensieri e le speranze di tutti coloro che frequentano la struttura.

Antea Onlus è vicina alla famiglia fino alla fine. Nella struttura sono infatti presenti anche le camere mortuarie e l’associazione ha una convenzione con un’agenzia di pompe funebri «scelta per la sua sensibilità» commenta Silvana, che viene incontro alle famiglie che possono avere difficoltà economiche e che gestisce la morte del paziente rispettando l’umanizzazione, principio fondamentale su cui l’Antea Onlus lavora.

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