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Appunti di vita in città: Sorci e scorci di Roma… da un punto di vista inedito

Fonte foto: primonumero.it

Appunti di vita in città: Sorci e scorci di Roma… da un punto di vista inedito
febbraio 14
11:25 2016
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Ogni settimana il giornalista e scrittore Paolo Marcacci raccoglie per Roma da Leggere i suoi Appunti di vita in città. Nella sedicesima puntata, il protagonista è un… “cittadino” romano molto particolare, che dal basso del suo punto di vista sbircia scorci di Roma e (brutte) abitudini dei suoi abitanti

Lo chiamavano “Lo scopritore”: non aveva scelto lui quel soprannome, ma doveva ammettere che gli calzava a pennello. Non era adatto a riordinare i magazzini, a grattare e svellere pareti per allargare gli alloggi. Così lo mandavano in giro, per delle ore, a fare la mappatura degli ambienti, ad annotare dove si trovassero le riserve di cibo più abbondanti, gli accessi più facilitati.

Quel giorno aveva cominciato prestissimo il giro: la prima volta aveva fatto capolino da un tombino su Via Nazionale; a una turista per poco non veniva un infarto. Affacciarsi dal tombino non era il massimo, meglio scrutare dall’apertura del marciapiede. Autoironico, rideva di sé ogni volta che chiamava “prendere una boccata d’aria” quel suo salire in strada: gli sbuffi dagli scappamenti lo facevano ancora più grigio, i clacson sembravano allargargli le orecchie. Se ne andò quando un’auto scura ed elegante si piazzò sopra di lui col motore acceso, senza un motivo.

A metà mattinata, a Via Cola di Rienzo, si affacciò per verificare se il frastuono fosse diminuito. Macché… Non riusciva mai a capire quali fossero gli orari, nella Città Di Sopra. Ma potè fare una ricca colazione. Una ragazzina aveva appena gettato la pizza a taglio che non le andava più, con tutta la carta, piena d’olio e grondante mozzarella fusa. Così, come se niente fosse, anche se a due metri c’era il cassonetto. Questo nel suo mondo non sarebbe mai stato tollerato.
La mammina, anzi la mammona della ragazzina, strizzata in un paio di leggins che la contenevano a stento, truccata come Lady Gaga, ipnotizzata davanti allo smartphone, rideva da sola, nemmeno lo vide.
Quando arrivò su Via Delle Fornaci, vide i cumuli di immondizia tra i secchioni: il Grande Buffet a cielo aperto, i vecchi della sua stirpe, che non erano abituati a tanta abbondanza, chiamavano così quei grandi accumuli di cibo che da un po’ di tempo a quella parte si ammassavano ai lati delle strade. Gli zingari rovistavano, gli inservienti dei supermercati a fine giornata depositavano cassette come nulla fosse, tutti gli altri lasciavano buste in terra, visto che i secchi erano troppo pieni. Tutti, a turno, si lamentavano della sporcizia degli altri. Forse gli zingari erano i più meticolosi nel differenziare i rifiuti, seppure compiendo il percorso contrario.

Ogni volta che si fermava a guardare il traffico, paragonando la sua assenza di logica al brulicare ordinato dei piani inferiori, si sorprendeva sempre di una cosa: almeno un automobilista su due abbassava il finestrino per gettare in strada carte e altri rifiuti. Eppure sapeva, per essere entrato una volta in una vecchia auto abbandonata, che anche i modelli più vecchi avevano a bordo un piccolo portacenere e porta rifiuti. “Cazzi loro…”, pensava sempre più spesso: era romano anche lui, in fondo.

A sera sarebbe uscito di nuovo, con maggiore tranquillità e strade più sgombre. Anche oggi, ne era certo, avrebbe appreso che qualcuno dei suoi era caduto, nel frattempo: imprudenza nell’attraversare la strada, cunicoli ciechi, cavi elettrici scoperti.

E poi i veleni, sempre più efficaci: una delle maggiori forme di crudeltà è quella di chi deve difendersi dai propri errori.

Quando fu di nuovo nella Città Di Sotto, andò subito a riferire al Vecchio Peloso, adagiato da una parte e col respiro sempre più affannoso.

– È vero che stanno studiando nuovi modi per abbatterci, Scopritore? Le notizie corrono…

– Forse è vero, Vecchio Peloso. Ma non c’è nulla da temere: non saremo noi ad estinguerci, alla fine. E non perché siamo più numerosi, o perché facciamo più figli.

Il motivo è che da loro non abbiamo nulla da imparare.

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