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L’assegno di mantenimento nella separazione: vale il criterio del tenore di vita

L’assegno di mantenimento nella separazione: vale il criterio del tenore di vita
gennaio 15
11:37 2018

L’assegno di mantenimento nella separazione personale dei coniugi presenta sostanziali differenze rispetto a quello divorzile perché fondato su criteri diversi. La finestra sul diritto si occupa di capire quali sono

Il vincolo matrimoniale pone in capo ai coniugi una serie di diritti e doveri, tra cui figura l’obbligo di assistenza morale e materiale: i coniugi attraverso la coppia non soddisfano solo esigenze personali, ma si vengono incontro nelle necessità dell’altro, dando un indirizzo unitario alla loro vita.

L’obbligo di assistenza interviene in questo senso ogni qual volta uno dei coniugi si trovi in difficoltà morale o materiale.

A differenza dello scioglimento del matrimonio o della cessazione dei suoi effetti civili, la separazione personale dei coniugi non estingue il vincolo coniugale. Pertanto, permane l’obbligo di assistenza materiale, che si concretizza nell’assegno di mantenimento.

L’assegno di mantenimento è una forma di contribuzione economica, che consiste nel versamento periodico o una tantum di una somma di denaro o di voci di spesa da parte di uno dei coniugi all’altro e/o ai figli non autonomi economicamente.

I presupposti per ottenere la corresponsione dell’assegno di mantenimento da parte del coniuge economicamente più debole sono:

  1. il coniuge che ne vuole beneficiare deve farne richiesta nella domanda di separazione;
  2. la separazione non deve essere addebitata al coniuge richiedente il mantenimento;
  3. il coniuge richiedente non deve avere adeguati redditi propri al fine di conseguire il tenore di vita tenuto durante la convivenza coniugale;
  4. il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno deve, al contrario, disporre di mezzi economici idonei.

Come abbiamo visto, l’assegno di mantenimento può essere in favore del coniuge economicamente più debole o dei figli non indipendenti. Tali assegni presentano, tuttavia, delle differenze, fondate sulle differenti caratteristiche delle situazioni, che vanno a tutelare.

L’assegno di mantenimento per il coniuge.

Qualora uno dei coniugi non abbia redditi propri adeguati a mantenere il tenore di vita avuto in costanza di matrimonio, le condizioni della separazione possono prevedere in capo al coniuge economicamente più forte l’obbligo di versare un assegno periodico, la cui entità deve essere determinata tenendo conto dei redditi del coniuge obbligato e dei bisogni dell’altro.

Il coniuge, al quale sia stata addebitata la separazione, non può, tuttavia, beneficiarne e gli può essere riconosciuto solo il diritto agli alimenti, cioè al sostentamento alimentare.

In assenza di accordo tra le parti, il Giudice, chiamato a decidere l’entità del predetto assegno, deve tener conto dei redditi da lavoro del richiedente, delle proprietà immobiliari, della disponibilità della casa coniugale e di ogni eventuale fonte di reddito.

Dovrà essere, inoltre, valutata la capacità di lavorare del coniuge, richiedente l’assegno: la sua reale possibilità di svolgere un’attività lavorativa retribuita  tenendo conto della sua età, esperienza lavorativa, condizioni di salute, quando ha svolto l’ultima prestazione di lavoro.

Inoltre, deve essere accertato il tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di matrimonio al fine di verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge richiedente possano consentire di mantenere quel livello di vita indipendentemente dalla percezione dell’assegno. Questo criterio segna la sostanziale differenza con l’assegno divorzile alla luce della recente giurisprudenza di Cassazione.

L’assegno di mantenimento ai figli.

Ciascun genitore è obbligato al mantenimento dei figli, in misura proporzionale al proprio reddito. In caso di separazione, viene stabilita dalle parti o imposta dal Tribunale la corresponsione di un assegno di mantenimento per i figli, che tenga conto dei seguenti criteri:

  1. delle attuali esigenze del figlio;
  2. del tenore di vita tenuto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori;
  3. della permanenza del figlio presso ciascun genitore;
  4. della situazione reddituale dei genitori;
  5. della valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti di ciascun genitore.

Il diritto del figlio all’assegno di mantenimento cessa non al conseguimento della maggiore età, ma quando egli diventa economicamente indipendente e autosufficiente. Anche in questo caso, tuttavia, la cessazione dell’obbligo non opera automaticamente, ma deve essere contenuta in un provvedimento giudiziale.

Infatti, in entrambi i casi sopra esaminati, il diritto a percepire l’assegno di mantenimento e la sua quantificazione possono essere modificati attraverso il procedimento di modifica delle condizioni di separazione.

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