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Beethoven alla Cavea dell’Auditorium, un’esperienza senza pari

Beethoven alla Cavea dell’Auditorium, un’esperienza senza pari
luglio 21
14:34 2012

 Carlo RizzariSono diversi i motivi dell’attualità di Ludwig van Beethoven. È interessante citarne almeno due, il primo dei quali è di carattere autobiografico, un punto di partenza spesso trascurato, ma di grande aiuto per l’ascolto di una musica a cui il pubblico non si avvicina sempre con facilità. Beethoven era un portavoce di temi come libertà e giustizia e ha abbracciato i principi della Rivoluzione francese. Il profondo senso civile nasceva da un carattere caparbio, se si considera che non si fece abbattere dall’iniziale bocciatura di Mozart e negli ultimi anni, nonostante la sordità, compose alcune tra le sue opere più belle. Non solo queste caratteristiche aiutano a comprendere l’attualità di una figura come Beethoven, ma sono fondamentali per l’ascolto e per apprezzare appieno l’evento musicale che si è tenuto questo mese nella Cavea dell’Auditorium.

Con la Terza e la Settima Sinfonia mercoledì 11, in replica giovedì 12, e la Nona il 18 e il 19, si è concluso il ciclo “Beethoven senza pari”. La Terza Sinfonia ha avuto un lungo travaglio creativo, ma è la prima a segnare una svolta nella forma sinfonica all’inizio dell’Ottocento. Composta per un’orchestra dalle dimensioni contenute, in realtà sconvolge la tradizione per il modo in cui impiega i singoli strumenti. La Settima, dall’aspetto estroso, considerata ai limiti della stravaganza dal pubblico del 1813, sfocia nella danza in un crescendo che attraversa tutta l’opera.

Il maestro Carlo Rizzari ha diretto l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con grande scrupolo. Si è concentrato sul carattere e la compattezza del suono di Beethoven e ha curato con particolare attenzione l’incisività ritmica delle partiture. Ha sempre dato grande rilievo ai singoli movimenti e alle loro caratteristiche senza perdere il controllo delle Sinfonie nel loro insieme.

Mercoledì 18, alla guida dell’orchestra ceciliana, del coro accademico e dei solisti del canto, Rizzari ha diretto la Nona nell’appuntamento conclusivo del ciclo. Ciro Visco era il Maestro del Coro, insieme al soprano Donika Mataj, il contralto Tiziana Pizzi, il tenore Anselmo Fabiani e il baritono Renato Vielmi. La Nona muove da una soglia enigmatica e conduce l’ascoltatore al momento glorioso del finale, quando una voce rompe la Sinfonia invitando il coro all’ode “Alla gioia” di Schiller, abbandonando la metafora strumentale per la parola universale. Mai come nella Nona Sinfonia si enuncia il principio civile di Beethoven che gli uomini sono una rete di relazioni. Le parti delle sinfonie, le progressioni, gli slanci, sono in connessione tra loro e dialogano e si svelano insieme allo sviluppo musicale. Rappresentano i rapporti tra gli uomini e le loro relazioni, ma anche il montaggio delle storie che queste compongono, proprio come una trama articolata, come un racconto molto moderno. E questo è il secondo motivo dell’attualità di Beethoven.

Alla conclusione di “Beethoven senza pari” resta la forte impressione di aver assistito a un evento irripetibile, la speranza invece è che diventi modello di iniziative simili. Anche gli spettatori si sono fatti più numerosi di concerto in concerto, forse anche perché ci si avvicinava alle Sinfonie più conosciute, di cui la Nona rappresenta la vetta della creatività, ma anche di popolarità presso il grande pubblico.

Alessandro Bilotta