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Caos Tari a Roma: da Palazzo Chigi alla Sapienza, tutti i furbetti della bolletta sui rifiuti

Caos Tari a Roma: da Palazzo Chigi alla Sapienza, tutti i furbetti della bolletta sui rifiuti
luglio 27
12:00 2017
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Nei giorni scorsi Ama, la municipalizzata dei rifiuti, ha pubblicato un elenco degli enti pubblici ‘evasori’ della Tari a Roma. Tra questi anche la presidenza del CdM e la Regione Lazio. Il danno complessivo si aggira intorno ai 100 milioni di euro. Il presidente di Ama Bagnacani: “operazione di trasparenza perché la Tari deve essere pagata da tutti”

E fu così che  scoppiò il caos Tari a Roma. Mentre l’Italia, e specialmente la Capitale, è alle prese in questi giorni con la conta dei danni causati dagli incendi boschivi, un piccolo scandalo scuote le segrete stanze del Campidoglio. Un vaso di pandora scoperchiato di recente che a Roma sta già facendo parlare di sé.

Facciamo chiarezza. Nei giorni scorsi l’Ama, la municipalizzata capitolina che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, ha stilato un elenco dettagliato degli enti pubblici che avrebbero, nel corso degli anni, sorvolato sul pagamento della Tari. Fra i nomi che escono fuori da questa lista, a dir poco sorprendenti e lontani da ogni immaginazione, spuntano ministeri, università e, per quanto possa sembrare assurdo, anche Palazzo Chigi. Già, la sede del Governo.

COS’E’ LA TARI?

Prima di entrare nello specifico della questione spieghiamo di cosa si tratta la Tari. Istituita con la legge di stabilità del 2014, sotto il Governo Letta, e sorta dalle ceneri della Tares la Tari (Tassa Rifiuti) è un’imposta destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore. È dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte a qualsiasi uso, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono esenti dal pagamento tutte quelle aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali che non sono detenute o occupate in via esclusiva. La modalità del calcolo della Tari sono le stesse della defunta Tares: si compone, infatti, di una parte fissa ed una variabile, oltre il tributo provinciale da dover conteggiare per il pagamento, la cui scadenza varia in base al Comune di appartenenza.

Pagamenti che i suddetti enti pubblici hanno, nel corso degli anni, ‘dimenticato’ di effettuare nei confronti di Ama. Una dimenticanza che alla municipalizzata capitolina ha causato un danno complessivo di circa 100 milioni di euro, di questi poco più di 13,5 milioni di euro derivanti, o meglio, dovrebbero derivare dai ministeri. La presidenza del Consiglio dei Ministri, quindi Palazzo Chigi, è indietro con i pagamenti di circa 600 mila euro, di poco superiore rispetto al Viminale, sede del Ministero dell’Interno. Non va meglio alle tre università più importanti della Capitale, con Roma Tre che deve alle casse di Ama la bellezza di 6 milioni di euro. 4 milioni e 2 milioni, invece, sono i pagamenti non versati rispettivamente da La Sapienza e da Tor Vergata. E non è finita. Si perché nel calderone delle bollette non pagate ci sono finite anche le ambasciate sparse qua e là per Roma. La più ‘morosa’ riguarda quella dell’Egitto con 85 mila euro di arretrati, seguita dai 71 mila euro dell’ambasciata turca e dalle 50 mila euro a testa di diverse ambasciate come, tanto per citarne alcune, quella del Vietnam e della Liberia. Ironia della sorte è finita nella lista nera dell’Ama anche l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, la società che si occupa della coniazione delle monete e curatrice della stampa della Gazzetta Ufficiale, che ha accumulato ben 800 mila euro di bollette non pagate. Anche il palazzo della Regione Lazio non può di certo sorridere con il suo mezzo milione di euro da versare nelle casse della municipalizzata. E poi caserme, sia di Polizia che dell’Arma dei Carabinieri, ospedali e centri di ricerca in un elenco interminabile di morosità aggiornato al 31 maggio 2017, data dalla quale qualcuno potrebbe aver regolarizzato i conti.

CAOS TARI A Roma, LE PAROLE DEL PRESIDENTE BAGNACANI

Così l’attuale presidente e amministratore delegato di Ama Lorenzo Bagnacani: “Quella che abbiamo presentato oggi è un’operazione trasparenza e verità perché la Tari deve essere pagata da tutti. Voglio specificare  che la maggior parte dello scaduto non dipende da fondi propri, ma da trasferimenti dello Stato. Il nostro obiettivo, dunque, non è puntare il dito contro qualcuno ma innescare un processo efficace per ridurre nel più breve tempo possibile lo sbilancio attuale”.

CAOS TARI a Roma, LE PAROLE DEL SINDACO RAGGI

Sulla questione è intervenuta anche la prima cittiadina romana Virginia Raggi, che in una conferenza stampa relativa al tema delle morosità della tassa sui rifiuti ha espresso il suo parere: “oggi facciamo questa conferenza stampa per portare avanti un’operazione verità: è importante capire lo stato dell’arte per andare avanti”. Poi aggiunge: “noi stiamo lavorando molto per il risanamento di Roma Capitale e delle sue partecipate per riparametrare le risorse con l’obiettivo di capire se e quanto possiamo recuperare per destinarlo al miglioramento dei servizi per i cittadini”. Poi un elogio ad Ama: “su questo ha lavorato molto bene, ha svolto una attività capillare di verifica dei conti svelando dati interessanti, un credito di circa 100 milioni di euro che Ama vanta nei confronti della pubblica amministrazione“.

Certo, le cifre in questione sono da far girare la testa, ma in un momento non proprio roseo nel quale sta passando Ama, fra rimpasti dirigenziali continui e casse quasi a secco, tali importi potrebbero rappresentare ossigeno puro per la municipalizzata che negli ultimi anni sta vivendo una situazione critica.

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