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A CasAmica, la vita è bella, nonostante tutto! | INTERVISTA

A CasAmica, la vita è bella, nonostante tutto! | INTERVISTA
febbraio 16
17:38 2017

CasAmica Onlus è un’organizzazione di volontariato che, dal 1986, accoglie malati e loro familiari in difficoltà, costretti a soggiornare lontano da casa. Inaugurata recentemente anche la sede romana, che propone una modalità di ospitalità familiare, come racconta Stefano Gastaldi, direttore delle strutture

Una famiglia per i malati lontani da casa. CasAmica Onlus è un’organizzazione di volontariato che, dal 1986, accoglie malati e loro familiari in difficoltà che devono soggiornare lontano da casa, anche per lunghi periodi, per ricevere le cure di cui hanno bisogno dalle strutture ospedaliere. L’Associazione nasce a Milano, con l’aiuto di 90 volontari, dove gestisce quattro case di accoglienza (tre dedicate agli adulti e una ai bambini), per un totale di circa 100 posti letto; da agosto 2016 sono state aperte due nuove case, una a Lecco e una a Roma (nel quartiere di Trigoria), ed è proprio quest’ultima a rappresentare un’importante novità per la Capitale. A raccontare la storia, ormai trentennale di questa tanto meravigliosa, quanto discreta formula di accoglienza è il direttore di CasAmica, Stefano Gastaldi.

Gastaldi, cosa ha spinto a creare questa onlus?

«CasAmica ha origini lontane nel tempo.Nasce trent’anni fa, esattamente nel maggio dell’86, quando una giovane mamma, residente nei pressi dell’istituto Nazionale Tumori dell’ospedale neurologico Carlo Besta di Milano, nota delle persone stazionare nei giardinetti, e dormire nelle macchine parcheggiate davanti all’istituto. Apparve lampante alla donna il drammatico bisogno di accoglienza che hanno i malati, e di conseguenza i familiari che li accompagnano. In nome di un senso profondo di giustizia e di una dignità della persona, questa donna decise, con la sua famiglia, di aprire simbolicamente le porte della propria casa a queste persone. Poiché da sola non poté certo ospitare tutti coloro che necessitavano di aiuto, coinvolse amici, familiari e conoscenti. L’esigenza, quindi, di un volontariato al servizio specifico di queste persone, si fece sempre più concreta.»

E’ su una buona azione, e su una profondissima umanità che l’attuale associazione CasAmica poggia le basi…

«In trent’anni i 10 posti letto, si trasformarono nelle quattro case d’accoglienza odierne, tre delle quali per gli adulti, e l’ultima, quella inaugurata nel 2011, dedicata all’accoglienza di bambini e ragazzi,  e delle loro famiglie».

CasAmica è nata e sta muovendo i primi passi anche nella città metropolitana di Roma, a Trigoria. Ha avuto modo di interagire con le associazioni, e, se sì, che tipo di accoglienza ha ricevuto, al di là di quella poco costruttiva con le istituzioni locali?

«La mia impressione su Roma è ancora da consolidare, chiaramente. Ci vuole molto tempo per conoscere il territorio, ma comunque, ho l’impressione di una realtà molto ricca, perché ci sono molte esperienze analoghe a quella di CasAmica, direi molte esperienze, ma anche molto frammentate fra di loro e non collegate più di tanto. Non ho trovato, al momento, poi magari mi sbaglio, la consuetudine di un tavolo di lavoro che si incontra periodicamente e che mette in agenda alcuni lavori su obiettivi comuni. Ho la percezione di molte realtà che, oltre ad essere frammentate, ognuna è abituata a lavorare nel proprio giardino, che, sicuramente è giusto, ma può anche non essere sufficiente. Detto ciò non credo che il risultato milanese sia irripetibile, anzi. L’idea è quella di creare un collegamento tra Milano e Roma, in modo tale di avere la possibilità di una visibilità del bisogno a cui rispondiamo, che davvero può essere, poi, concreta anche da parte delle istituzioni».

Sicuramente CasAmica contribuisce anche a costruire e consolidare rapporti: qual è il ricordo che le è rimasto più impresso dalle innumerevoli esperienze, e cosa le ha lasciato?

«La realtà che noi viviamo ogni giorno, ci insegnano che “il bello” o “il brutto” è molto relativo. Ho tanti ricordi, e, soprattutto nel cuore, alcune storie, che non riesco a definire “finite male”, anche se sono terminate non con la guarigione. Ad esempio, ho sempre in mente la storia di Alessia, che, un po’ è diventato, suo malgrado, una testimonial di CasAmica, e soprattutto della casa dei bambini che allora era in cantiere. Alessia, ha praticamente vissuto l’ultimo anno della sua vita a CasAmica, essendo originaria della Maddalena, in Sardegna.  A 15 anni, appena iniziato le scuole Superiori, le piombò sulla testa una diagnosi di quelle infauste, che non lasciavano possibilità di speranza. Alessia arrivò a Milano con il papà e la mamma. Ci incontrammo, e mi chiesero la possibilità di poter rimanere in città accanto alla figlia, fino alla fine del percorso. D’accordo con il primario della struttura, la dottoressa Massimino, comunicai ai due che CasAmica si sarebbe presa la responsabilità dell’accoglienza. Alessia e la sua famiglia rimasero con noi nell’ultimo anno. Come purtroppo ci si aspettava, il percorso di Alessia un giorno terminò. Ma accade una cosa che non mi sarei mai aspettato: il papà e la mamma di Alessia mi consegnarono un quadernone: era il diario di Alessia, il diario di un’adolescente! Che cominciai a leggere appassionandomi a quelle parole scritte con il cuore di ragazza, di adolescente…. Rimasi colpito di quanto Alessia alla fine scriveva “La vita è bella, nonostante tutto!”».

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA A STEFANO GASTALDI

 

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