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Cervello, incontro con il prof. Maira: “Organo che eleva la condizione umana

Cervello, incontro con il prof. Maira: “Organo che eleva la condizione umana
marzo 12
20:19 2015

Una conferenza con il professor Giulio Maira sulla neurochirurgia e sulla magia del cervello, l’organo che accende i nostri sentimenti

“Da quaranta anni studio il cervello: dalle sue malattie alla sua capacità di ragionare. Ora questo organo viene protetto sempre meno da comportamenti e prevenzione. Io, da ricercatore, mi batterò sempre per difendere l’organo che eleva la condizione umana. Ero ai primi anni di Medicina quando ho deciso che volevo occuparmi del cervello. Volevo fare il chirurgo. In questo modo avevo l’opportunità di studiare la “rete” di connessioni che guidano il nostro organismo e, al tempo stesso, lavorare sul pensiero. E, così, è stato. Da più di quaranta anni sono convinto che il mio sia il più bel mestiere del mondo, il neurochirurgo. La ricerca, la sala operatoria, la relazione con i pazienti e la passione mi hanno permesso, con il bisturi, di riparare l’organo danneggiato ed entrare in contatto con un mondo misterioso e intrigante , quello della memoria e degli affetti” A parlare il professor Giulio Maira, senior consultant all’Unità operativa di Neurochirurgia all’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) e al Campus Biomedico di Roma che oggi venerdì 13 marzo alle ore 15.00 sarà relatore della conferenza “Neurochirurgia e Ricerca” all’Accademia dei Lincei presieduta dal professor Lamberto Maffei, Palazzo Corsini, via della Lungara, 10 Roma (www.lincei.it).
Focus dell’incontro l’avvicinarsi del medico alla complessità del cervello non solo come “motore” sovrano dei nostri gesti e dei nostri sensi, non solo bersaglio di malattie degenerative come l’Alzheimer o il Parkinson o “vittima” del cancro dall’infanzia alla senilità ma come specchio etico, sede del ragionamento come della fede. “La ricerca – aggiunge il professore, presidente della Fondazione Atena onlus (www.atenaonlus.org), che ha tra i suoi obiettivi promuovere la ricerca nel campo delle Neuroscienze  – è stata sempre parte integrante della mia vita da neurochirurgo, da sempre vissuta con il convincimento che questa fosse fondamentale per comprendere meglio le meraviglie del nostro cervello e la grande complessità delle malattie che lo colpiscono, che la ricerca dovesse essere alla base del mio modo di essere neurochirurgo.  Ho concentrato la mia attività di studio sugli aneurismi intracranici, la demenza idrocefalica e la fisiopatologia del sistema intracranico, l’uso del laser  e i tumori cerebrali maligni. Proprio questa mia continua attenzione a “riparare” il cervello anche quando la situazione è particolarmente complessa mi fa preoccupare in quest’epoca. In cui, a mio avviso, non si lavora abbastanza per comunicare quanto si debba proteggere quell’organo. Dagli attacchi interni all’organismo, con la prevenzione e i controlli su testa e cuore e da quelli esterni come l’alcol e la droga. Questo mi preoccupa, mi fa temere che i comportamenti e la non sufficiente attenzione ai corretti stili di vita, diventino veri pericoli, oltre che per l’uomo, anche per la ricerca. Un appello, si continui ad insegnare come proteggere il cervello. Per continuare la ricerca, per elaborare il pensiero, per elevare la condizione umana”.

 

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