Roma da Leggere

News

Come salvare una vita, il corso di Rete Emergenze

Come salvare una vita, il corso di Rete Emergenze
giugno 01
13:08 2015

Rete Emergenze, onlus la cui mission è informare e formare la cittadinanza sulle manovre di primo soccorso come il BLS e il BLS-D, ha lanciato il suo corso di primo soccorso con la prima lezione tenutasi il 30 maggio 2015 presso via del Casaletto 400. 12 ore di formazione per laici e sanitari rivolte a tutta la cittadinanza. Tutto ciò che bisogna sapere, in pratica e in teoria, per l’intervento in caso di infortuni, e molte curiosità per salvare una vita umana.

Sono solo pochi minuti quelli utili per intervenire in caso di soccorso di una persona che presenta un arresto cardiorespiratorio. Dai 4 ai 6 minuti prima che inizino a morire le cellule celebrali. E in questo brevissimo lasso di tempo, il soccorritore, se formato, può davvero salvare una vita.

Per questo il corso di Rete Emergenze, onlus che nasce per divulgare le manovre salvavita extraospedaliere, vuole essere una formazione per laici e sanitari completamente gratuita perché, come spiega l’istruttore Sergio Pagliocca «il nostro obiettivo è insegnare come salvare una vita, non è quello di mercificare una materia così importante».

Il primo dei due incontri, tenutosi il 30 maggio 2015 presso via del Casaletto 400, ha concentrato l’attenzione sulle manovre di disostruzione delle vie aeree, sulla posizione di sicurezza e sulla rianimazione cardiopolmonare, ovvero il BLS (Basic Life Support). Grazie al video filmato, che ha illustrato tutti i possibili casi di infortunio e che cosa fare per ognuno di esse, si è aperto il dibattito e lo spazio alle domande dei partecipanti.

Diversi miti sono stati sfatati. Il rimedio della nonna per cui su una bruciatura si mette l’olio, è un falso. Le bruciature, anche quelle più gravi, vanno tenute sotto acqua corrente fredda e poi coperte con garze sterili. Il rimedio della pellicola trasparente da cucina, per quanto casalingo, può servire a evitare l’insorgenza di fittene, ovvero le bolle da bruciatura.

Usare il cotone idrofilo? Errore. In nessun caso di ferita si deve utilizzare il cotone, perchè rischia di perdere delle fibre sulla zona danneggiata e facilita l’insorgere di infezioni. D’obbligo quindi le garze, e anche qui meglio in tnt (tessuto non tessuto) che in cotone.

Se capita di avere un’epistassi, più nota come “sangue dal naso”, mai far piegare la testa con il volto verso l’alto, il sangue rischia di essere incanalato verso l’apparato respiratorio, ma sempre piegare la testa in basso, sedersi e premere un panno sul naso.

Un altro rimedio utile, soprattutto in estate per chi soffre di pressione bassa, è quello in caso di svenimento. Se ci si trova in strada e si inizia ad avere il tipico sudore freddo, la vista annebbiata e la nausea che lo preannunciano, è sempre poco piacevole doversi coricare per terra o su una panchina in mezzo alla gente con le gambe più in alto rispetto al corpo, e talvolta non se ne ha la possibilità. Ma c’è un’alternativa a questa prassi, che rimane comunque la più efficace, che consiste nel sedersi e portare la testa in basso in mezzo alle ginocchia, fare respiri profondi e, regola sempre valida, mantenere la calma.

Quando poi ci si trova davanti a casi più gravi, come un arresto cardiorespiratorio, certo le manovre diventano più delicate. Innanzi tutto è fondamentale di fronte a un infortunato verificare che la zona di intervento sia sicura, prima di tutto per il soccorritore, infatti «di ambulanza ne deve arrivare una per il malcapitato, non devo trovarmi costretto a chiamarne una anche per me» ha commentato Sergio. Il secondo dato essenziale è verificare la presenza di coscienza dell’infortunato, scuotendolo delicatamente dalle spalle. Intanto è importante farsi aiutare nel soccorso. Come specifica Sergio «se si richiede l’aiuto di un passante, quindi di uno sconosciuto, nel soccorrere una terza persona, questo non può rifiutarsi. Sarebbe omissione di soccorso». Se poi la tecnica di GAS (ponendo il viso davanti alla bocca dell’infortunato, si Guarda se il petto si alza, si Ascolta se respira e si Sente se il soffio del suo respiro arriva sul volto del soccorritore, per una decina di secondi) rivela che la persona è non cosciente e non respira, si inizia la rianimazione cardiopolmonare e si chiamano i soccorsi professionali. «Ai cittadini non è chiesto di saper verificare il battito cardiaco, anche perché se una persona non respira state pur certi che di li a poco anche il cuore andrà in arresto» spiega Sergio. La rianimazione va portata avanti fino a quando il malcapitato non si riprende, fino a quando non arrivano i soccorsi professionali, o fino allo stremo delle forze del soccorritore. «Quindi la tecnica è essenziale, meglio la si impara, meno forze si sprecano, e più si ha la possibilità di salvare la vita di qualcuno», conclude Sergio, ed è per questo che Rete Emergenze dedica la maggior parte delle sue formazioni alla pratica, attraverso simulazioni con manichini che hanno lo stesso comportamento fisico di un uomo.

E se l’infarto cardiaco colpisce una persona che si trova da sola, magari in macchina o in casa? Anche in questo caso qualcosa il soccorritore (di se stesso) può fare qualcosa: forti colpi di tosse autoindotti possono far continuare a battere il cuore, permettendo di guadagnare tempo per chiamare i soccorsi professionali.

Rete Emergenza – corso certificato

Via del Casaletto 400, Roma

30 maggio 2015, h. 9,00: BLS

6 giugno 2015, h.9,00: BLS-D e pratica BLS 

Nel primo pomeriggio esercitazioni con ambulanze e simulazione di estrazione di corpi da macerie

Partecipazione gratuita

Info e iscrizioni.  www.retemergenze.org