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Cosa resta di ‘Non una di meno’, il corteo contro la violenza sulle donne | FOTO

Cosa resta di ‘Non una di meno’, il corteo contro la violenza sulle donne | FOTO
novembre 28
08:39 2016

Un fiume rosa ha invaso le strade di Roma, sabato 26 novembre 2016. Tanti cori, slogan, colori, striscioni hanno fatto da cornice al lungo corteo contro la violenza sulle donne sfilato da piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni. Erano circa in duecentomila, provenienti da tutta Italia, le donne che hanno manifestato per i loro diritti e per fermare il fenomeno del femminicidio. Associazioni e centri antiviolenza hanno dato vita ad un unica voce contro ogni forma di violenza maschile

Duecentomila voci, un unico coro: “No alla violenza sulle donne. No al femminicidio“. Quasi al termine di un anno terribile, dal punto di vista della casistica delle vittime per mano maschile, le donne hanno deciso di dire “Basta!” e far sentire la propria voce per il riconoscimento dei propri diritti. Sono state circa duecentomila le donne scese in Piazza della Repubblica a Roma, per partecipare al corteo contro la violenza sulle donne, organizzato dalla rete Non Una di Meno, promossa da IodecidoD.iRe – Donne in Rete Contro la Violenza e Unione delle donne in Italia.

Terminato il corteo contro la violenza sulle donne, cosa resta, dunque, di questo grande evento nella Capitale, che ha unito tante storie, tanta rabbia, tanta sofferenza, tanto dolore, dal Nord al Sud dell’Italia?

Sicuramente negli occhi di chi era presente per strada restano gli slogan, i colori, i rumori, le voci, le immagini di un serpentone tanto pacifico e gioioso quanto determinato al raggiungimento dei suoi obiettivi.

«L’obiettivo principale era quello di riunire i centri ed i servizi antiviolenza e tutto il movimento delle donne – racconta Tatiana Montella, rappresentante dell’Associazione Iodecido– per riorganizzare e ricostruire un movimento nazionale delle donne ampio, largo e che potesse operare un cambiamento».

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E poi restano, soprattutto le testimonianze, raccolte durante la marcia, di tante donne che sono state spinte dai loro trascorsi, o da quelli dei loro conoscenti o semplicemente per solidarietà di genere, in una battaglia in cui una donna – sebbene moralmente si definisca (con merito) il vero sesso forte – finisce inevitabilmente col soccombere sul piano fisico.

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Tatiana Montella, rappresentante dell’Associazione Iodecido

«L’altro obiettivo della manifestazione è la protesta scaturita dalla convergenza della chiusura dei centri antiviolenza – continua la rappresentante di IoDecido – mentre a Roma avveniva l’ennesimo femminicidio, con la morte di Sara Di Petrantonio. Abbiamo deciso che non potevamo stare più ferme e che non avremmo lasciato nessuna donna sola. Ci siamo messe in cammino, e questo cammino ha avuto la tappa fondamentale è stato l’8 ottobre, con l’Assemblea Nazionale, in cui più di 700 donne hanno confermato che c’era la necessità di tornare in piazza. Questa necessità non era sufficiente, avevamo bisogno di una proposta concreta e questa proposta sarà la stesura, da domani,del primo piano nazionale femminista antiviolenza dal basso».

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Martina, attivista dell’Associazione La Comune di Roma

Martina, invece, è una attivista dell’Associazione La Comune di Roma. Ma la sua giovane età non tradisce quelli che sono gli obiettivi e gli ideali per cui è scesa anche lei in piazza: “Affinché siano davvero più libere, le donne devono essere protagoniste della loro vita. Non solo contro la violenza, ma per cercare una strada di relazioni, gruppi, fuori dalla politica, di donne che si aiutano reciprocamente. E’ importante uno spirito unitario, una voce più forte. Centri antiviolenza, gruppi di donne variamente impegnate si possono unire insieme anche per aiutarsi prima che accadano degli avvenimenti. Vogliamo prevenire la violenza, non solo contrastarla e per prevenirla c’è bisogno di solidarietà reciproca e di informazione”.

Tante città, un’unica voce

corteo-contro-la-violenza-sulle-donne_00004Pisa, Ragusa, Pesaro, Lecce, Viareggio, Catania, Bologna, Roma, Reggio Emilia, Milano… Solo per fare qualche nome. La geografia italiana si fonde e si confonde, diventando un tutt’uno indistinto nel fiume rosa che straripa per le vie del centro della Capitale. “Noi veniamo da Milano – raccontano due signore che camminano esponendo uno striscione – e siamo di un’associazione femminile che si occupa dei diritti delle donne. Noi vorremmo che questo problema della violenza venisse considerato come un problema di salute per le donne e far così in modo che possa rientrare nel piano socio-sanitario e permettere così ai centri antiviolenza di avere la possibilità di essere sostenute anche economicamente. Siamo fortemente preoccupate perché questo fenomeno sta aumentando in modo vertiginoso e noi ormai non sappiamo più come fare. Siamo scese in piazza affinché anche la società si sensibilizzi a questo problema”.

La società civile che sfila sotto gli occhi della politica

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L’on. Stefano Fassina

E la politica? Per una volta resta a guardare, messa in disparte da una società civile che reclama il suo spazio e chiede a chi li governa atti concreti e poche chiacchiere. Che segnale può aver dato questo corteo contro la violenza sulle donne? A rispondere è l’on. Stefano Fassina, parlamentare della Sinistra Italiana e candidato a sindaco a Roma alle consultazioni che hanno decretato il successo di Virginia Raggi: “Sicuramente un segnale di affermazione dei diritti fondamentali che purtroppo sono ancora negati. Un segnale per dire, ancora una volta no, ad ogni forma di violenza e di discriminazione e per dire in positivo quali azioni fare, affinché quanto previsto dalla Costituzione sia effettivamente realizzato”.

In una società in cui la violenza maschile raggiunge livelli intollerabili ed insostenibile, è inevitabile chiedersi quanto incidano nell’istigare gli uomini a calpestare i diritti delle donne gli atteggiamenti violenti, dal punto di vista verbale, di alcuni rappresentanti della politica. “Purtroppo spesso ci sono figure rilevanti sullo scenario politico che danno pessimo esempio – prosegue l’on. Fassina – mentre invece il compito della politica, al di là delle appartenenze partitiche, dovrebbe essere quello di affermare in modo netto i valori costituzionali. Quindi, questa manifestazione è anche un messaggio chiaro, a chi nella politica non si rassegna a cavalcare fenomeni inaccettabili di maschilismo, di oscurantismo, di negazione dei diritti fondamentali delle donne“.

Ma per far sì che queste non restino solo parole di circostanza, ora la politica dovrà davvero raccogliere il coro della piazza e trovare (finalmente) un’adeguata soluzione. Per evitare di continuare a sentire altri disperati appelli quali “no ad ogni forma di violenza e discriminazione”, “azzerare i fenomeni di femminicidio”, “far valere sempre di più i propri diritti”.

[Le interviste sono state raccolte da Emanuele Picano e Francesca Iannibelli]