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Cucina tradizionale romana e cinema: un’unione vincente

Cucina tradizionale romana e cinema: un’unione vincente
settembre 12
10:30 2017

Gnocchi alla romana, pasta e ceci e frattaglie in ogni loro declinazione. La cucina tradizionale romana incontra il cinema nostrano

Parlare di Roma e romanità senza passare dalla cucina è praticamente impossibile. Dai banchetti romani ai pranzi della domenica a casa dei nonni, buona parte della storia della Città Eterna si è fatta mangiando.  Le ricette della cucina tradizionale romana, per lo più tramandate oralmente tra le mura famigliari, si compongono di ingredienti semplici e di origine contadina. Materie prime “povere” che messe insieme danno vita a piatti ricchi di sapori e colori, apprezzati anche dai palati più sopraffini.

La convivialità è talmente radicata nella cultura nostrana che il cinema non si è potuto esimere dal rappresentarla. Da Aldo Fabrizi ad Alberto Sordi, passando dal Neorealismo di Monticelli fino alle pellicole più recenti ecco cinque ricette della tradizione romana rappresentate sul grande schermo.

Pasta e Ceci – I soliti ignoti (1958)

La pasta e ceci è forse tra i piatti più semplici della tradizione romana. Povera di ingredienti ma altamente nutriente, atta a saziare chi aveva poco o nulla. Leggenda vuole che venisse preparata di venerdì, il giorno senza carne nella tradizione cristiano – cattolica.

Essenziale nella preparazione della pasta e ceci è il ramoscello di rosmarino, che si carica sulle spalle l’onere di dare aroma e sapore al piatto.

Nessuno può resistere a una buona pasta e ceci, lo sa bene Mario Monicelli. Nel film candidato all’Oscar “I soliti ignoti”,  dove l’improbabile banda di ladri protagonista, per tentare il colpo al Monte di Pietà, si intrufola nella casa adiacente decisa a sfondare la parente confinante. Per un errore di valutazione i cinque si ritrovano in una cucina e, impossibilitati a proseguire nel loro intento, si consolano con la pasta e ceci ivi trovata.

Dove mangiarla a Roma:
Locanda Pasta e Ceci, Via dei Banchi Nuovi 8
Da Lucia, Vicolo del Mattonato 2/B
La Taverna del Vicolo , Via Pietro Mengoli 9

Gnocchi alla romana- Il pranzo della domenica (2003)

Gli gnocchi alla romana sono un piatto delicato e saporito, retaggio di una cucina umile ma sostanziosa. La loro particolarità sta nell’utilizzo del semolino e nella loro forma particolare: un ovale di circa 3-4 cm di diametro. Particolare anche la modalità di cottura: una volta pronti, i dischetti di semolino vengono gratinati al forno con una “coperta” di parmigiano grattugiato e burro.

Gli gnocchi alla romana venivano tendenzialmente consumati durante i classici pranzi domenicali, con la famiglia riunita intorno a una tavola ben apparecchiata – ancora prima che la “mise en place” fosse di moda. Lo ricorda bene Vanzina, che traspone i suoi ricordi d’infanzia ne “Il pranzo della domenica”, nel quale una madre dispotica costringe le figlie a pranzare da lei ogni domenica.

Dove mangiarli a Roma:
L’Arcangelo, Giuseppe Giocchino Belli 59
L’Oste della Bon’Ora, Viale Vittorio Veneto 133
Matricianella , Via del Leone 4

Fagioli con le cotiche  – Lo chiamavano Trinità (1970)

I fagioli co’ le cotiche sono un monumento alla cucina povera, nota per non buttare via niente. Ecco che dall’unione della pelle del maiale (la cotenna) ed i fagioli nasce uno dei piatti più gustosi e noti della cucina romanesca.

Il piatto, grasso e sostanzioso, è stato ripreso diverse volte sul grande schermo. Memorabile la scena che vede Terence Hill consumarlo avidamente dalla padella nel famoso “Lo chiamavano trinità”. Il western  diretto da E. B. Clutcher è una divertente parodia degli “spaghetti western” in voga negli anni ’60 e ’70.

Dove mangiarli a Roma:
Vecchi Sapori, Via Raffaele Balestra 32/34/36
La Tavernaccia da Bruno, Via Giovanni Da Castel Bolognese 63
Osteria da Vittorio al Fosso, Via Formellese 6

Rigatoni con la pajata – Il Marchese del Grillo (1981)

I rigatoni con la pajata sono tra i piatti più rappresentativi della cucina tradizionale romana. Inizialmente la pietanza era riservata agli scortichini, i lavoratori dell’antico Mattatoio di Testaccio, che a fine giornata ricevevano insieme alla paga il “quinto quarto”, ovvero gli scarti della carne macellata (interiora, zampe e lingua). Questi li portavano nelle più vicine osterie per chiedere che le carni venissero cotte in un piatto atto a sfamare tutta la famiglia. Nasce così nella miseria uno dei piatti più apprezzati dai gourmet e dai turisti.

Proprio in un’osteria si svolge una delle scene cult de “Il Marchese del Grillo”, con l’indimenticabile Alberto Sordi. Ambientato nella Roma papalina del 1809, il film vede protagonista il marchese Onofrio del Grillo, oziatore e beffeggiatore di prima categoria. Con l’arrivo dei Francesi a Roma conosce Olimpia Martin, raffinata cantante francese, alla quale farà mangiare un poco raffinato, ma sicuramente molto saporito, piatto di rigatoni con la pajata.

Dove mangiarli a Roma:
Cecchino dal 1887, Via di Monte Testaccio 30
Flavio  al Velavevodetto, Via di Monte Testaccio 97/99
Da Cesare, Via del Casaletto 45

Trippa e coratella – Dramma della Gelosia (1970)

Come si è già visto le frattaglie sono tra gli ingredienti più usati nella cucina tradizionale romana. Tra le più versatili e le più utilizzate abbiamo la trippa (ricavata dalle diverse parti dello stomaco del bovino) e la coratella (termine che va a indicare le parti delle interiora di animali di piccola taglia, come coniglio, agnello o pollame). Sono tante le ricette che le vedono protagoniste come la trippa alla romana (pomodoro, formaggio e mentuccia fresca) o la coratella con i carciofi.

La bellissima Monica Vitti nel “Dramma della Gelosia”, per la regia di Ettore Scola, prenderà lezioni dal fidanzato su come cucinare trippa e coratella.

Dove mangiarle a Roma:
Armando al Pantheon, Salita dè Crescenzi, 31
La Locanda di Tizio e Caio, Via Mattia Battistini 11g
Trattoria Morgana, via Mecenate 19

Quando la cucina tradizionale romana incontra il cinema nostrano non può che nascerne un capolavoro di inestimabile bellezza.