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Dee Dee Bridgewater, tributo a Billie Holiday alla Casa del Jazz

Dee Dee Bridgewater, tributo a Billie Holiday alla Casa del Jazz
luglio 28
16:21 2012
Dee Dee Bridgewater alla Casa del Jazz

Dee Dee Bridgewater alla Casa del Jazz © Luciano Viti

di Alessandro Bilotta

Eleanora Fagan, soprannominata “Lady Day” da Lester Young, conosciuta a tutti come Billie Holiday, è per eccellenza la signora del jazz, la signora che cantava il blues, dove blues va tradotto anche come malinconia. Erano gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. Dee Dee Bridgewater è una delle signore del jazz di oggi, molto differente da quello suonato ai tempi di Billie Holiday, quasi un altro genere, eppure tanto basta a fare l’equazione e incidere “Eleanora Fagan (1915-1959): To Billie with love from Dee Dee Bridgewater”, un album di canzoni di Lady Day riarrangiate dallo storico pianista di Dee Dee, Edsel Gomez, che giovedì 26 luglio Bridgewater ha portato sul palco del Festival della Casa del Jazz. Il disco è un grande successo di critica che ha regalato Bridgewater il suo terzo Grammy Award, ma non è la prima volta che Dee Dee incontra Billie Holiday sulla propria strada. Già nel 1986 l’aveva interpretata nel musical Lady Day, ricevendo una nomination per il Laurence Olivier Award.

Dee Dee Bridgewater. Fonte www.artmony.biz

Dee Dee Bridgewater. Fonte: www.artmony.biz

Dee Dee Bridgewater sale sul palco della Casa del Jazz con quarantacinque minuti di ritardo, presenta il suo quintetto prolungando l’attesa per l’inizio del concerto, ha una risata contagiosa, interagisce con il pubblico e si fa perdonare con la sua simpatia.
I brani dal repertorio di Billie Holiday sono quattro e non così scontati. “Lady sings the blues”, “Lover man”, “A foggy day”, chiudendo con “Fine and mellow”. Subito si notano gli arrangiamenti di Edsel Gomez che tradiscono lo spirito dei brani originali. I testi struggenti e disperati dei pezzi originali si fondono a una musica gioiosa e il lavoro di modernizzazione di questi brani, riproposti in un jazz più contemporaneo e cerebrale, sembra decisamente fuori luogo.
C’è anche tempo per Dee Dee di fermare una mamma che tiene in braccio un bambino, cantare una ninna nanna, raccontare la sua esperienza di nonna. L’artista interagisce molto con il pubblico, ma anche questo, come la sua musica, sembra artefatto, parte del mestiere. Qualcosa non funziona, il quintetto si dilunga da subito in assoli lunghi e banali, le abituali dimostrazioni di abilità tra jazzisti annoiano più del solito, le lunghe pause tra una canzone e l’altra e le chiacchiere di Dee Dee con il pubblico sembrano un modo per far riprendere fiato alla cantante. Siamo lontanissimi dalle atmosfere di Billie Holiday, ma è evidente che non era interesse di chi suona ricercarle, nonostante Bridgewater continui a dichiarare il suo amore e la sua totale empatia con Lady Day.

Billie Holiday. Fonte www.allstarpics.net

Billie Holiday. Fonte www.allstarpics.net

Il concerto prosegue con “Afro blu” dal primissimo album, pezzo già parte del repertorio di Abbey Lincoln, cantante e compositrice profondamente influenzata da Billie Holiday. Bridgewater in seguito la ricorda commossa cantando un altro suo brano “The music is the magic”. Poco prima della morte, avvenuta nel 2010, Abbey chiese alla cara amica Dee Dee di tenere vivo il suo repertorio. Lo scorso gennaio Bridgewater è stata l’animatrice del Tribute to Abbey Lincoln al Kennedy Center di Washington.
È tempo per la celeberrima “Bésame mucho” di Consuelo Velázquez in un arrangiamento banale, poi ancora di “Let me” del musicista brasiliano Baden Powell. Quando il quintetto esegue “My favorite things” di John Coltrane riesce forse per la prima volta a dare dei brividi, ma tutto svanisce presto, sotto lo sguardo esterrefatto di chi ascolta, quando il brano si trasforma in un ritmo sudamericano. Il concerto si chiude con “Compared to what” di Gene McDaniels.

Il confronto fra Billie Holiday e Dee Dee Bridgewater è il confronto fra il jazz di un tempo, viscerale e sanguigno, e quello contemporaneo, freddo e cerebrale. Ma forse la prima vittima degli arrangiamenti di Edsel Gomez è proprio la stessa Bridgewater che cerca di trascinare per i capelli Lady Day in un mondo che non le appartiene. Non ci interessa per l’ennesima volta elogiare le straordinarie doti vocali di Dee Dee, un’artista che si è mostrata adagiata sulle proprie grandissime capacità, che ha offerto uno spettacolo di mestiere, contenuto in quella cronometrica ora e venti da minimo contrattuale.