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Divorzio: ecco come la Cassazione ha modificato i parametri per l’assegno

Divorzio: ecco come la Cassazione ha modificato i parametri per l’assegno
giugno 16
16:08 2017

La rubrica “La finestra sul diritto” si occupa della sentenza della Corte di Cassazione n. 11504 del 10 maggio 2017, che modifica i parametri che portano a determinare l’assegno relativo al divorzio, adeguandoli a una società mutata rispetto al precedente indirizzo del 1990

La sentenza n. 11504/2017 della Corte di Cassazione descrive, ancora una volta, le differenze tra separazione e divorzio:  durante la separazione il vincolo matrimoniale, per quanto attenuato, persiste. Nel divorzio, invece, il rapporto matrimoniale si estingue definitivamente e, quindi, gli ex coniugi devono considerarsi da allora in poi “persone singole”.

La differenza concettuale tra i due istituti ha conseguenze sull’attribuzione dell’assegno divorzile, mentre rimangono impregiudicati i parametri per l’assegno di mantenimento dei figli non autosufficienti e dell’assegno relativo alla separazione personale dei coniugi.

Per decidere sull’assegno nell’ambito di un divorzio, infatti, il Giudice deve analizzare la situazione di fatto in due fasi: deve capire se è dovuto e, successivamente, deve deciderne l’importo.

Quindi, per prima cosa il Giudice dovrà analizzare se l’ex coniuge, richiedente l’assegno, ha mezzi adeguati per sostentarsi o è effettivamente in grado di procurarseli. In caso di risposta affermativa, il diritto deve essergli negato; se, invece, lo stesso dimostra di non possedere «mezzi adeguati» e prova anche che «non può procurarseli per ragioni oggettive», il diritto deve essergli riconosciuto.

Prima di questa sentenza, invece, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite individuava il parametro di riferimento per decidere circa l’adeguatezza o meno  del richiedente nel «tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio, o che poteva legittimamente e ragionevolmente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio stesso, fissate al momento del divorzio».

La Corte ha ritenuto opportuno intervenire sul tema dell’assegno nell’ambito di un divorzio in considerazione del fatto che ora, a differenza di quanto avveniva in passato, la formazione di una famiglia di fatto da parte del coniuge beneficiario è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una eventuale cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale da parte dell’altro coniuge, che non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo. Per di più, l’allungare a tempo indeterminato il momento della fine degli effetti economico-patrimoniali del vincolo coniugale, può tradursi in un ostacolo alla costituzione di una nuova famiglia  successivamente alla disgregazione del primo gruppo familiare,  traducendosi in una violazione di un diritto fondamentale dell’individuo riconosciuto dalla Cedu e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Quindi, l’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento dell’indipendenza economica, in tal senso dovendo intendersi la funzione – esclusivamente – assistenziale dell’assegno.

I principali “indici”, fatti salvi altri elementi, che potranno eventualmente rilevare nei singoli casi, per accertare in questa fase la sussistenza o no dell'”indipendenza economica” dell’ex coniuge richiedente l’assegno di divorzio e, quindi, l'”adeguatezza” o no dei mezzi, nonché la possibilità o no per ragioni oggettive dello stesso di procurarseli sono:
1) il possesso di redditi di qualsiasi specie;
2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri “imposti” e del costo della vita nel luogo di residenza  della persona, che richiede l’assegno;
3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo;
4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Nella fase di determinazione di quanto deve essere corrisposto come assegno divorzile, basata sul principio della «solidarietà economica» dell’ex coniuge obbligato alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro in quanto “persona” economicamente più debole, il Giudice deve tenere conto, invece, di tutti gli elementi indicati dalla norma: le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione, il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, il reddito di entrambi, valutando tutti questi elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio.

Per maggiori informazioni: ilaria.delloioio@gmail.com

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