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Emergenza incendi, la Fondazione UniVerde chiede l’intervento del Governo

Emergenza incendi, la Fondazione UniVerde chiede l’intervento del Governo
luglio 26
17:40 2017
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Tutti i temi e i problemi trattati durante la conferenza stampa della Fondazione UniVerde alla Camera dei Deputati il 25 luglio 2017 per presentare la petizione #STOPINCENDI per un intervento tempestivo delle istituzioni riguardo l’emergenza incendi nel Paese

“Servono subito impegni precisi da Governo e Parlamento”. Questo è l’appello della Fondazione UniVerde alle istituzioni per combattere l’emergenza incendi che sta mettendo in ginocchio il Paese. Si è tenuta, infatti, martedì 25 luglio 2017, una conferenza nella Sala stampa della Camera dei Deputati a Roma in cui UniVerde, attraverso la voce del Presidente ed ex ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, ha presentato una petizione con ben oltre 20.000 firme per chiedere al governo di intervenire per arginare l’emergenza incendi e di elaborare  nuove misure per prevenire i disastri e sorvegliare le aree più a rischio.

I punti della petizione #STOPINCENDI

  • Individuare,fermare e condannare gli incendiari. Le leggi ci sono, bisogna accelerare indagini e processi;
  • Aumentare i mezzi antincendi ( aerei, elicotteri etc.) e le azioni preventive (barriere frangifuoco, droni o altri sistemi robotici di video/termosorveglianza, presidio territoriale;
  • Ottenere azione europea coordinata con dispiegamento veloce degli aerei antincendi di tutti i Paesi Ue verso le aree in emergenza;
  • Sostenere agricoltura, allevamento e pastorizia sostenibili che presidiano il territorio ed esercitano un’importante azione di prevenzione.

Emergenza incendi: i temi della conferenza

Come è possibile che nel 2017 in un paese come l’Italia ancora si debba soffrire e pagare per i danni dovuti agli incendi? Le Leggi ci sono, gli addetti anche. Ma cos’è, dunque, che manca?
Questo è il tema cardine portato avanti durante tutta la durata della conferenza anche grazie all’intervento di rappresentati delle forze politiche, come il Vicepresidente della Commissione Ambiente per la Camera dei Deputati, Serena Pellegrino e la Vicepresidente della Commissione Agricoltura per il Senato, Elena Fattori,  e degli organi territoriali, come il generale dei Carabinieri, Antonio Ricciardi.

Ciò che manca sono i mezzi per un apparato di prevenzione e sorveglianza puntuale ed efficiente e senza dubbio anche un ordine e un’organizzazione a livello territoriale delle forze in campo, caduta in una crisi profonda con l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato all’Arma dei Carabinieri  che da subito ha destato nell’opinione pubblica più di qualche perplessità. Senza parlare poi del problema del cambiamento climatico, completamente trascurato da questo punto di vista

Vi è inoltre la necessità di agire sul sistema burocratico e sulla magistratura affinché si giunga a condanne coerenti con la gravità dei crimini contro il territorio effettuati da piromani e incendiari i cui reati – come afferma Pecoraro Scanio – “vanno visti come Reati Ambientali che sono, purtroppo, poco considerati dalla magistratura nonostante esista una norma penale che li condanna”.

Emergenza incendi: i numeri

Per rendersi conto della gravità del problema, inoltre, basta avere sotto gli occhi qualche dato: nel solo periodo tra giugno e luglio 2017 è andata completamente bruciata una superficie boschiva pari a 26.000 ettari che rappresenta da sola il 94% dell’intera area incendiata in tutto il 2016  (fonte Legambiente) con un danno economico calcolabile intorno ai 10.000 euro per ettaro (fonte Coldiretti).

Emergenza incendi: le risposte

Eppure la soluzione al problema esiste ed è a portata di mano. Esiste infatti la tecnologia per sorvegliare e prevenire questi disastri ed è rappresentata dai nuovissimi droni, efficienti  e certificati – come affermano l’ing. Alan Torrisi e il Dott. Pietro Gorgazzini, imprenditori startup tech italiane – e completamenti prodotti in Italia. Questi velivoli sarebbero in grado di sorvegliare h24 le aree più sensibili e, grazie alle telecamere termiche, di segnalare eventuali incendi prima che diventino emergenze e di permettere dunque agli agenti di terra di intervenire tempestivamente evitando ogni danno. Ma non è finita qui perché, infatti, oltre all’enorme risparmio rispetto all’uso di elicotteri o aerei di sorveglianza meno precisi e più dispendiosi, i droni sarebbero in grado anche di individuare e seguire eventuali incendiari con la precisione delle coordinate gps.

Ma insieme alle innovazione tecnologiche, un’altra proposta interessante sarebbe quella di potenziare i compiti di manutenzione e sorveglianza delle stesse aziende agricole e agroforestali sul territorio, come era già stato fatto con la riforma dell’agricoltura del maggio 2001, dato che è stato provato che in determinate regioni a cui erano stati affidati compiti “speciali” a tali aziende, gli episodi di incendi sono drasticamente diminuiti.

Infine, bisognerebbe punire più severamente tutti coloro che speculano sui disastri ambientali e in questo caso su quelli legati agli incendi, vietando la costruzione sui territori colpiti e contrastando il vero e proprio racket che può nascondersi dietro i successivi processi di rimboschimento delle aree incendiate da parte della criminalità organizzata.

“Tutto ciò – conclude Pecoraro Scanio – potrebbe essere possibile con un fondo di 100 milioni di euro”.
Una cifra che potrebbe sembrare alta e difficile da trovare ma necessaria ed essenziale se si pensa all’immenso patrimonio ambientale e paesaggistico che si rischia altrimenti di perdere.

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