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Mostra di Luciano Perrotta a Roma: “Quando mi ridate tutti i miei pupazzi?

Mostra di Luciano Perrotta a Roma: “Quando mi ridate tutti i miei pupazzi?

Mostra di Luciano Perrotta a Roma: “Quando mi ridate tutti i miei pupazzi?
settembre 10
11:41 2017
Quando:
14 settembre 2017@18:30
2017-09-14T18:30:00+02:00
2017-09-14T18:45:00+02:00
Dove:
Interno 14
Via Carlo Alberto
63, 00185 Roma RM
Italia
Contatto:
INTERNO 14
3494945612
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Da comunicato stampa: Luciano Perrotta a Roma.“Quando mi ridate tutti i miei pupazzi?

Il giorno 13 settembre 2017 alle ore 18,30 Interno 14_lo spazio dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica presenta “Quando mi ridate tutti i miei pupazzi?” di Luciano Perrotta a Roma, con i testi critici di Lorenzo Canova e Fabrizio Pizzuto.

Quando mi ridate tutti i miei pupazzi? non è una semplice mostra, è la storia di una lunga battaglia, una delle battaglie più dure e difficili da vincere, la battaglia che un artista compie contro il nemico più accanito, contro il mostro più crudele e spietato: se stesso. Colpito dalla frase improvvisa e apparentemente casuale (ma in arte esiste il caso?) di un bambino in metropolitana, Luciano Perrotta ha lottato prima con la pittura (perdendo, apparentemente) e poi con il disegno (vincendo, sicuramente) per dare senso a quelle parole che lo hanno ossessionato per anni, a una ferita dimenticata riaperta nella fretta e nel disordine di un mezzo pubblico.

Perrotta ha compiuto così una lenta discesa nel suo profondo, sostenuto soltanto dagli strumenti primari dell’artista, il disegno, la grafite e l’inchiostro, mettendo però in evidenza i segni aspri della lotta, le punte che incidono la carta e le lame affilate che temperano le matite, armi semplici ma fondamentali per cercare di scavare con quelle punte, dissotterrare immagini nascoste, memorie cancellate, frammenti di tempo immersi nel liquido scuro dell’oblio. (…)

Con acutezza, Perrotta ha scelto dunque il nero per questa sua installazione di disegni, tornando al grado zero delle arti visive e a un codice costruttivo dove la forza di significazione è amplificata dalla semplicità dei mezzi espressivi, dall’energia primaria del disegno che lo ha soccorso nel momento in cui la pittura aveva fallito la possibilità di dare forma a questo suo lungo e complesso lavoro di recupero interiore. (…) (dal testo critico I pupazzi della melanconia di Lorenzo Canova)

Quando mi ridate tutti i miei pupazzi? appartiene più al Concept Album che al disco di inediti. Non è grido ma viene dal profondo e si spande lungo tutto il lavoro, risuonando tra le stanze e nella visione di insieme. Seppur con voce pacata è il bambino dentro che prende parola. Deciso si interroga. È una richiesta, sia chiaro, non una vera domanda. Si sottolinea che adesso c’è bisogno di un appuntamento con il ritorno a casa. Il tempo passa e i giocattoli, ora nella polvere, non si sono mai staccati dalle dita. Sentiamo il suono immaginato mentre li muovevamo. Sono forse diventati nostri eroi immaginari, racconti, vite fantasticate. Forse non più esattamente loro, ma, in qualche modo, rimane la loro attitudine, il gioco, la goliardia, l’epica.

Nel caso di Luciano Perrotta tutto questo è disegno. Prima ancora che pittura. Linea che segue i contorni del mondo, linea che abita la vita. Chiede di riottenere il luogo di origine, di tornare a casa. Quando ci ridarete il punto di partenza, è, in un certo senso, la questione principe. Narra del luogo da cui proveniamo, dice qualcosa di dove e quando siamo nati. Qualunque luogo, beninteso. La domanda si sposta: cosa è successo lungo il tragitto? Dove ci troviamo adesso? Quando termina questo trasloco? Ma adesso la voce del bambino è diffusa e fa parte dell’aria, del mondo attorno. È  oltre la mostra, ce la portiamo addosso, come un sorriso o come un’amarezza, come una ferita o un disagio, o come una dolcezza. Adesso sono i lavori che parlano, prendono voce, esistono con coscienza. I lavori artistici vivono, sempre o quasi, “a partire da”, ovvero senza negare la loro natura ancestrale, talvolta forzando la mano, mostrando la voce sopra il loro nodo irrisolto, spesso cuore di origine. (…)“ (dal testo critico di Fabrizio Pizzuto)

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