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Festa del Cinema di Roma 2015 #6 Fargo, The End of The Tour e Sergio Rubini

Festa del Cinema di Roma 2015 #6 Fargo, The End of The Tour e Sergio Rubini
ottobre 21
22:34 2015

FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2015 #6: IL RESOCONTO DELLA SESTA GIORNATA DELLA KERMESSE CAPITOLINA ALL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA.

La decima edizione della Festa del Cinema di Roma si è aperta oggi, mercoledì 21 ottobre 2015, con tre film molto diversi: The End of The Tour, ritratto di un’istantanea di vita dello scrittore americano David Foster Wallace, Dobbiamo Parlare, commedia italiana diretta e interpretata da Sergio Rubini e Game Therapy, film con protagonisti le web star di Youtube Favij e Clapis, accolti da una vera e propria folla di giovanissimi al loro arrivo sul red carpet. Presentate in anteprima anche le prime due puntate della serie tv Fargo.

THE END OF THE TOUR – David Foster Wallace è stato uno degli scrittori statunitensi più importanti e apprezzati degli ultimi anni ‘90, un personaggio monumentale e dal un talento così strabiliante che ritrarlo sul grande schermo è compito tanto arduo quanto rischioso. The End of The Tour di James Ponsoldt lo fotografa all’età di 34 anni, nel momento in cui la fama inizia a piovergli addosso: quando il Time gli dedicò una celebre copertina e ogni scrittore in America avrebbe voluto essere lui. Il tour in questione è quello che nel 1996 accompagnò l’uscita della sua opera più famosa: Infinite Jest, romanzo fiume di oltre 1400 pagine. Di Wallace è stato detto che sapeva scrivere in un modo in grado di restituire meglio di qualsiasi altra cosa la sensazione di ciò che significa essere vivi al giorno d’oggi. Wallace ha scritto un romanzo ancor prima di laurearsi, ha studiato a Harvard, ottenuto una cattedra in un’università californiana, ha fatto innamorare di sé e del suo lavoro un’intera generazione di lettori e di scrittori e si è impiccato nel 2008, all’età di quarantasei anni. The End of the Tour non è un bio-pic, ma il racconto dei cinque giorni che il giornalista di Rolling Stone David Lipsky trascorse insieme allo scrittore per intervistarlo. Wallace era un personaggio complesso, di sconfinata intelligenza e prodigiosa inventiva. Un autore che non amava le interviste, perché costantemente preoccupato di essere rappresentato come il cliché della star letteraria che tanto detestava. E non è un caso se la famiglia di David non ha apprezzato né supportato questo film.

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Wallace non era immune al fascino del cinema e della televisione, riconoscendo che in questa sua vera e propria dipendenza c’era qualcosa di molto americano. Ma mai avrebbe accettato di esservi raffigurato, così come a fatica accettava l’idea che giornalisti e scrittori volessero raccontare di lui. The End of the Tour riesce comunque a tracciarne un profilo che vuole essere quanto più possibile onesto e privo di grandi artifici cinematografici; evitando di indugiare intorno alla sua vicenda biografica tormentata e mostrandocelo semplicemente così com’era: un uomo (almeno in apparenza) sorprendentemente normale. Non c’è stato un altro scrittore come David Foster Wallace e The End of The Tour ha il grande pregio di ricordarcelo.

FARGO – Presentati in anteprima alla Festa del Cinema di Roma anche i primi due episodi della serie tv ispirata dall’omonimo film dei fratelli Coen, che di questa seconda stagione sono anche i produttori esecutivi. E difatti l’inconfondibile tocco di Etan e Joel si percepisce minuto per minuto: Fargo è un prodotto televisivo con un’impronta decisamente cinematografica, al pari di serie cult quali Twin Peaks o True Detective. Fargo conserva molti degli elementi di successo del cinema dei Coen: l’abile costruzione della suspence, il ruolo ironico e tragicomico del destino, una punta di black humor e la rappresentazione della vita di provincia americana. Una serie ben costruita e ben recitata, che si può considerare a pieno titolo la degna erede del capolavoro del 1996.

DOBBIAMO PARLARE – Presenti al Festival il regista e il cast di Dobbiamo parlare, nuova commedia di Sergio Rubini che ruota intorno alla vicenda di due coppie di lunga data sul punto di “scoppiare”. “Ho preso spunto dalla commedia all’italiana, volevo girare una storia brillante” racconta Rubini, “Questo è un film anomalo, come non se ne fanno mai in Italia. Per questo ne siamo molto orgogliosi. Volevamo interpretare la crisi economica, oltre che personale, come un’opportunità piuttosto che come una iattura, come una possibilità per trovare nuove strade, nuove chiavi”. Nelle parole del regista, Dobbiamo parlare presenta due visioni opposte del mondo e dell’amore: “quelle che si hanno rispettivamente a 50 e 30 anni. E’ una pellicola che fa riflettere sul paradosso del parlare, del comunicare: un’arma a doppio taglio che talvolta ci allontana piuttosto che avvicinarci”.

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