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Festa del Cinema di Roma 2015, bilancio finale di un’edizione sottotono

Festa del Cinema di Roma 2015, bilancio finale di un’edizione sottotono
ottobre 25
19:58 2015

Giunge al termine la decima edizione Festa del Cinema di Roma 2015, svoltasi dal 16 al 24 ottobre all’Auditorium Parco della Musica. Un riesame complessivo della kermesse, che quest’anno registra cali consistenti negli incassi e nella presenza di pubblico e star internazionali

«Volevamo un Festival che toccasse tutte le sale della città, una kermesse sotto il segno del rovesciamento rispetto al passato». Con queste parole Piera De Tassis ha chiuso la decima edizione della Festa del Cinema di Roma 2015, che rispetto alle scorse edizioni è cambiata non solo nel nome, ma anche nel format. La formula scelta quest’anno dal direttore artistico Antonio Monda è stata, come spiega lui stesso, l’abbandono di “coriandoli e lustrini” in favore di una celebrazione dell’essenza del Cinema, della condivisione di emozioni nel buio della sala. «L’importante per me è che il pubblico assista a novità inedite e di qualità. Tutto il resto è benvenuto, ma viene dopo».

Monda, al suo primo anno come direttore artistico, ha spiegato di aver rifiutato film importanti «perché brutti» e di «aver voluto fortemente Steve Jobs con Michael Fassbender», ma di avervi dovuto rinunciare a causa del distributore italiano, la Universal. E a chi si lamenta dell’assenza di grandi star internazionali replica: «Ellen Page, Monica Bellucci, Wes Anderson, Joel Coen e sua moglie Frances McDormand hanno sfilato sul tappeto rosso e abbiamo avuto Jude Law in uno degli incontri ravvicinati con il pubblico. Per l’anno prossimo vedremo insieme alla Fondazione Cinema Per Roma se sarà possibile avere più ospiti. Molti registi e importanti attori mi hanno promesso di venire visto che questa volta non potevano perché impegnati sul set».

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Proprio l’assenza di grandi stelle internazionali ha condannato questa decima edizione a un minor numero di presenze in sala e di incassi, diminuiti di circa il 21%. Senza dubbio hanno influito il prezzo dei biglietti, più economici rispetto allo scorso anno, e il mancato utilizzo della sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, che ha fatto perdere quasi 2,800 posti. Ci tiene a precisarlo lo stesso Monda più volte, ma la sensazione resta comunque quella che l’edizione 2015 abbia voluto rinunciare ad attirare grandi masse di pubblico e caratterizzarsi piuttosto come un Festival per soli appassionati e cinefili, senza giurie o premi, ad esclusione di quello del pubblico (assegnato a Angry Indian Goddesses di Pan Nalin). Da questo punto di vista vanno resi tutti gli onori del caso alla scelta delle pellicole in programma: a vincere in questa decima edizione è stata senza dubbio la qualità.

Un totale di 37 film provenienti da 24 Paesi diversi, tra cui non mancano pellicole di grande richiamo: dall’incantevole Carol ai più popolari Pan – Viaggio sull’isola che non c’è, The Walk, Legend e Il Piccolo Principe; ma anche grandi rivelazioni meno note: Room, Freeheld, Land of Mine, e l’italiano Lo Chiamavano Jeeg Robot, vera e propria sorpresa che ha dimostrato come anche il nostro cinema possa uscire dai suoi soliti schemi e confrontarsi addirittura con i supereroi hollywoodiani. Soprattutto è stato dato ampio spazio a grandi storie al femminile: il toccante Mustang, l’irriverente Granma, l’intrigante Truth; oltre al già citato film vincitore Angry Indian Goddesses, ritratto della condizione delle donne nell’India di oggi.

Per contro, lascia piuttosto a desiderare l’aspetto organizzativo: la mancanza di spazi adeguati ha creato lunghe code e difficoltà a garantire posti in sala a tutti gli spettatori accreditati e agli addetti ai lavori, in particolar modo in occasione degli “incontri ravvicinati” più attesi. Al compimento della prima decade, la direzione di Antonio Monda ha invertito completamente la rotta, scegliendo di puntare su una formula che distinguesse il Festival di Roma dagli altri eventi internazionali e che gli permettesse di guadagnare una dimensione propria, diversa dalle altre kermesse cinematografiche: niente premi o cerimonie, meno Vip e più Cinema, quello con la C maiuscola. Monda sarà direttore artistico almeno per altri due anni, fino alla scadenza del contratto, e conferma che continuerà a seguire questa tendenza: trasformare il Festival in Festa, per un pubblico selezionato, puntando soprattutto a varietà e impegno artistico.

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