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ThisABILITY e l’integrazione scolastica all’I.T.A. “Emilio Sereni”

ThisABILITY e l’integrazione scolastica all’I.T.A. “Emilio Sereni”
maggio 22
13:12 2013

ThisAbility al SereniDa sabato 18 a mercoledì 22 Maggio 2013 l’Istituto Tecnico Agrario Emilio Sereni di Roma in via Prenestina, 1395 ha aperto le sue porte per ospitare l’iniziativa thisABILITY –  incastri perfetti al Sereni, un contenitore nato per dare visibilità alle attività dedicate all’integrazione e alla disabilità durante il corso di tutto l’anno scolastico.

In questi quattro giorni, tra le diverse attività promosse, sono stati organizzati: un pranzo agreste per una raccolta fondi per l’acquisto di materiale informatico; un convegno sul progetto di fattoria sociale OPI; attività sportive integrate con associazioni specializzate; animazione teatrale e clownerie; un concerto e una serie di stand con l’esposizione e la vendita dei prodotti creati nei vari laboratori.

A raccontare nel dettaglio l’esperienza vissuta nell’ambito di questa iniziativa è il referente per l’integrazione dell’ITA Emilio Sereni, il Prof. Francesco Petrone, promotore del progetto ThisABILITY – Incastri perfetti al Sereni , pensato e voluto dal Dirigente Scolastico, la Prof.ssa Patrizia Marini.

Prof. Petrone, dove e  come nasce l’idea di thisAbility?

L’idea di questo progetto nasce a Novembre, a breve distanza dall’avvio dei nostri laboratori. La presentazione dei vari progetti singoli, da parte del gruppo dei docenti e degli assistenti specialistici, necessitava di un progetto che li contenesse tutti. L’idea di creare una giornata che gratificasse da una parte e che mostrasse dall’altra il lavoro svolto è venuta quasi in modo automatico. I nostri ragazzi vivono le urgenze e le esigenze di qualsiasi coetaneo. In qualità di referente all’integrazione, ho immaginato semplicemente che un “momento magico”, una festa, fosse il più legittimo e importante tributo a chi spesso, vive realtà molto dure, e soprattutto in uno stato di solitudine inimmaginabile. La necessità di fare “rete” con altre scuole, nasce invece dall’importanza dello scambio che esperienze molto diverse, anche per natura stessa degli Istituti, può portare sia ai ragazzi, ma anche e soprattutto a noi docenti di sostegno, e a tutto gli operatori che intervengono.

ThisAbility al SereniCosa rappresenta l’Istituto Sereni per la disabilità e nel panorama scolastico?

E’ una scuola che in primo luogo promuove l’integrazione, e che si è, per questo, ritagliata uno spazio di rilievo come modello per molti altri Istituti. E’ un dato molto importante quello che emerge: da quando la Prof.ssa Patrizia Marini è diventata la Dirigente Scolastica dell’ITA Emilio Sereni, nel giro di cinque anni, gli alunni con disabilità sono passati da dieci a centosedici. Un dato oggettivo che mostra una particolare attenzione verso l’inclusione degli alunni con disabilità e quelli svantaggiati. Un dato che è confortato da un altro aspetto: una scuola posizionata in una zona socialmente delicata, come la periferia estrema romana, non annovera nessun atto di bullismo, anzi. Gli alunni dell’Istituto vivono in grande serenità l’alto numero di compagni disabili, vivendo con loro esperienze spesso molto belle e significative. Ad oggi la nostra scuola porta avanti un progetto di inclusione che può ritenersi all’avanguardia nel panorama nazionale, sebbene sia in continua ricerca di miglioramento e innovazione.

 E in quello sociale?

Come detto, l’aspetto dell’inclusione non riguarda solo gli alunni con disabilità, ma anche alunni stranieri, in forte presenza nel nostro Istituto, o thisABILITY-progettiragazzi con storie familiari al limite. La scuola, in primis il Dirigente Scolastico, tentano di fornire un luogo che sia un punto di riferimento, per i ragazzi ma anche per le famiglie che, spesso, trovano un concreto conforto nei docenti stessi e nella scuola tutta, specie perché collocata, appunto, in un territorio molto difficile come quello della periferia est romana. Per volontà del D.S. sono nati vari progetti. Gli ultimi, quello della Fattoria Sociale e quello del Birrificio, nella sede di Via della Colonia Agricola, finanziati dal MIUR e con la particolare attenzione del Direttore Generale: Giovanna Boda nascono proprio per dare un’opportunità di lavoro concreta ai ragazzi che, una volta terminato il percorso di studi, si trovano in balia di una società spesso arida e incapace di fornire concrete risposte, in ambito lavorativo ma soprattutto sociale.

 Cosa vuol dire lavorare con alunni disabili?

E’ un’esperienza. E’ un esperienza di vita reale, che non consente di guardare più alcuni aspetti, con occhio frivolo e leggero. E’ un mondo in continua evoluzione, nessuna esperienza di disabilità è paragonabile ad un’altra. Ci si reinventa continuamente. Posso affermare senza dubbio alcuno che, rispetto alla docenza curriculare, è un percorso molto più creativo che mette spessissimo a dura prova. Essere docenti vuol dire creare un rapporto di fiducia e mediazione tra tutte le componenti che ruotano attorno all’alunno con disabilità, cercando di creare attorno al ragazzo, un ambiente favorevole alla crescita. Allo stesso tempo, ci si accorge che la crescita avviene insieme. Spesso ci si emoziona, l’idea di rapporto umano cambia profondamente. Le loro storie diventano intimamente e, senza retorica, un po’ la nostra storia. L’empatia è molto più importante di qualsiasi competenza specifica.

 Quanto è difficile portare avanti questo tipo di progetti in un momento di crisi e tagli?

E’ difficilissimo. E’ un momento duro, la scuola pubblica vive da qualche anno, in linea con il momento economico generale, un periodo di forte difficoltà. Ci sono realtà, come la nostra, in cui diventa ancor più importante reperire strumenti e risorse per non interrompere o corrompere il percorso intrapreso. Spesso il nostro Istituto, si fa promotore di progetti seri e di rilievo nazionale. Importanti collaborazioni con il MIUR, con il MIPAAF, con la Regione Lazio, la Provincia di Roma, Coldiretti, Libera, etc, sono uno strumento insostituibile in questo momento storico. Una scuola che in ogni ambito mostra non solo la capacità di dirigente e collaboratori, ma anche la grande forza di volontà di tutti coloro che operano.

Cosa bisognerebbe ancora fare per realizzare una piena e reale integrazione delle diverse abilità?

In sincerità, fare integrazione è davvero dura. Al di là delle specifiche competenze, è necessario non abbassare mai la guardia, cercare sempre di mantenere un livello di attenzione molto alto riguardo al tema dell’inclusione. L’Italia è sempre stata all’avanguardia a riguardo, ma proprio per questo il lavoro svolto a scuola deve trovare una continuità vera, sentita e partecipata delle realtà esterne. Una società civile non può prescindere dal vivere in modo organico e naturale l’integrazione e un lavoro più attento al welfare è un passo imprescindibile a riguardo. La scuola può essere solo il primo passo per introdurre un ragazzo, con disabilità o svantaggiato, nel mondo. La società devo accoglierlo e farlo sentire protetto e tutelato.

Stefania Paradiso