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Violenza contro le donne, i dati sono sempre più allarmanti

Violenza contro le donne, i dati sono sempre più allarmanti
novembre 26
18:01 2017
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Secondo lo studio Eures sulla violenza contro le donne, nel 2017 in Italia sono 114 le vittime per mano di un uomo . Quasi nella metà dei casi, gli assassini erano già stati precedentmeente denunciati. I profili delle vittime emersi dalla ricerca di ActionAid e i dati di Amnnesty sulle molestie e minacce sui social media

Erano migliaia anche quest’anno, le donne che nella giornata del 25 novembre 2017 sono scese in piazza a Roma, al grido di “Non una di meno”. Una partecipazione massiccia per dire ancora una volta un “no” forte alla violenza contro le donne, quella peculiare forma di violenza che vede le donne colpite, molestate o minacciate da soggetti di sesso maschile, con la sola “colpa” di essere donne.

I numeri sono sempre più allarmanti: 114 le donne uccise per mano di un uomo nel 2017 in Italia, stando ai dati riportati dal quarto Studio Eures. Di questi omicidi il 76,7% sono stati consumati in Famiglia. Le vittime nel 44,6%  dei casi avevano denunciato gli uomini da cui avevano subito violenza o minacce.

Violenza contro le donne: ecco i profili delle vittime emersi dalla ricerca di ActionAid

Non basta avere un buon livello d’istruzione ed un lavoro per raggiungere l’indipendenza da un partner violento. Lo rivela il rapporto “Una via d’uscita dalla violenza”, che ActionAid lancia in vista della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne e che sarà presentato il 30 novembre al Parlamento Europeo a Bruxelles.

Il rapporto è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo WE GO! – Women Economic – Indipendence & Growth Opportunity –  ed è un progetto cofinanziato dal Programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione europea.  

WE GO! prevede il coinvolgimento di 15 organizzazioni no profit in 7 Stati dell’Unione ed ha come obiettivo quello di rafforzare gli interventi a favore delle donne che subiscono violenza domestica in Europa, con particolare attenzione alle attività promosse dai centri antiviolenza (CAV) orientante a favorire l’empowerment economico.

L’indagine ha coinvolto 552 donne assistite dai Cav partecipanti al progetto in quattro Stati dell’Unione (Bulgaria, Grecia, Italia e Spagna) ed aveva come obiettivo quello di delineate il profilo delle donne che si rivolgono a tali centri. Tra i vari parametri di ricerca abbiamo l’età, il livello d’istruzione, il tipo di violenza subita e la situazione economica.

Violenza contro le donne: sfoglia la gallery di ActionAid e continua a leggere

Dallo studio è emerso che il 32,5% delle donne che si rivolge ai CAV ha un età compresa fra i 30 e i 39 anni.  La maggioranza delle donne ha un buon livello d’istruzione, infatti soltanto il 9% delle donne in esame ha un livello di istruzione inferiore alla scuola primaria.

L’88,4% delle donne ha subito diverse forme di violenza e nella maggior parte dei casi l’autore è il partner/ marito (41,7%) o l’ex-marito/ex-compagno (48,7%).  

Il periodo delle violenze è tendenzialmente lungo: il 26,5% delle donne in esame dichiara di aver subito violenza per più di 10 anni. I tempi si prolungano se le violenze sono perpetrate all’interno delle mura familiari (il 32,7%delle donne ha infatti subito violenze per più di dieci anni).

Le donne che non posseggono un’indipendenza lavorativa sono poco più della metà. Nonostante questo l’82,5% delle donne dichiara di avere un basso livello di indipendenza economica, e il 53% delle donne ha inoltre subito una qualche forma di violenza economica.

Violenza contro le donne: molestie e minacce sui social media, la ricerca di Amnesty

Amnesty International ha commissionato a IPSOS MORI un sondaggio sulle molestie online che ha coinvolto circa 500 donne di età compresa tra i 18 e i 55 anni in ciascuno dei seguenti paesi: Danimarca, Italia, Nuova Zelanda, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svezia, Stati Uniti d’America.

Delle 4000 donne che hanno preso parte al sondaggio 911 hanno risposto di aver subito molestie o minacce online, di cui 688 si sono consumate sui social media.

Il 55% delle donne intervistate ha denunciato periodi di stress e ansia o attacchi di panico a seguito delle molestie e delle minacce. Tra gli altri disturbi emersi abbiamo una diminuzione dell’autostima e della fiducia in sé stesse (61%), disturbi del sonno (61%), difficoltà della concentrazione per lunghi periodi di tempo (63%).

Violenza contro le donne: sfoglia la gallery con i dati raccolti da Amnesty International e continua a leggere

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Le violenze online ledono il diritto all’esercizio della libertà di espressione delle donne. Di fatti il 76% delle intervistate ha cambiato il modo di usare i social media, arrivando quasi all’autocensura: il 32% delle donne ha smesso di pubblicare opinioni su determinati argomenti.

Le violenze sono di vario genere: il 46% delle donne ha specificato che le violenze erano di natura  misogina o sessista, tra un quinto e un quarto dichiara di aver subito minacce di aggressione fisica o sessuale.

Il 26% ha denunciato che informazioni personali e private o altri dati sensibili riguardanti la loro persona) erano stati condivisi online senza consenso.

Nel 59 % dei casi le violenze arrivavano da perfetti sconosciuti.

In tutti gli otto paesi presi in esame, molte donne hanno dichiarato che le politiche governative di reazione alle molestie sono più inadeguate che adeguate.

Da queste ricerche emerge la necessità che vengano poste in essere leggi, politiche, prassi e formazione adeguate a prevenire la violenza contro le donne in ogni sua forma. Devono inoltre essere create le condizioni affinché le vittime possano denunciare i propri aggressori, con la garanzia di non essere lasciate sole dallo Stato, dalle Istituzioni e dalla società.

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