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Il Castello di Vogelod con Claudio Santamaria e i Marlene Kuntz, un viaggio musicale nel cinema di Murnau | RECENSIONE

Fabio Lovino (Claudio Santamaria) - Michele Piazza (Marlene Kuntz)

Il Castello di Vogelod con Claudio Santamaria e i Marlene Kuntz, un viaggio musicale nel cinema di Murnau | RECENSIONE
ottobre 27
17:32 2017
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Fino al 29 ottobre 2017, al teatro Ambra Jovinelli, va in scena Il Castello di Vogelod, viaggio musicale nella pellicola restaurata di F.W. Murnau, sonorizzato dai Marlene Kuntz e interpretato da Claudio Santamaria, diretti da Fabrizio Arcuri. Uno spettacolo immersivo che letteralmente ridà vita al film del regista tedesco

Andare a teatro come fosse un cinema d’essay, per rivedere una pellicola cult e allo stesso tempo assistere ad uno spettacolo teatrale, ad un concerto che è una colonna sonora live, ad una prova d’attore che non recita, interpreta. Sovrapposizione di registri e livelli, compenetrazione, fusione tra arti. Un viaggio sonoro dentro un film. Questa, in sintesi, è l’esperienza immersiva riservata al pubblico dell’Ambra Jovinelli con Il Castello di Vogelod, sonorizzato dai Marlene Kuntz e interpretato da Claudio Santamaria, fino a domenica 29 ottobre 2017.

Il Castello di Vogelod, il film e lo spettacolo teatrale

Protagonista è l’intrigante thriller Il Castello di Vogelod diretto nel 1921 da F.W.Murnau, tratto dall’omonimo romanzo di Rudolf Stratz, una pellicola di per sè teatrale, claustrofobica e coinvolgente, restaurata magnificamente nel 2013 e conservata nel Museo Nazionale del Cinema. La vicenda si svolge quasi del tutto negli interni del castello di Vogelod, tra personaggi dell’alta società collegati tra loro dai tipici elementi del giallo (genere successivo di cui questa pellicola è tra i pionieri): un omicidio irrisolto, un sospettato, una vedova inquieta, strategie, inganni, segreti, rivelazioni. Il film coinvolge e appassiona anche un pubblico di quasi un secolo più avanti nel tempo.

A questo primo protagonista, il film, si sovrappone uno spettacolo teatrale, diretto da Fabrizio Arcuri e prodotto da Nuovo Teatro (con la direzione di Marco Balsamo) che potenzia la tensione del film stesso. La colonna sonora accompagna le dinamiche dell’intreccio con i suoni graffianti, ruvidi e allo stesso tempo melodici tipici dei Marlene Kuntz che qui confermano ancora una volta, non solo la loro cifra stilistica, ma anche come la musica possa essere traduzione visiva, interprete di immagini.

I personaggi del film, che è muto, hanno tutti la voce di Claudio Santamaria, il cui talento si riassume in una performance attoriale sintesi tra doppiaggio, recitazione, interpretazione e rumorismo. Infatti, l’attore romano non solo padroneggia i cambi di registro vocale e il sincronismo con le immagini ma anche interpreta i personaggi stessi, nelle azioni e nella psicologia. A lui sono anche affidati i live electronics cioè i rumori di scena.

La scenografia, essenziale ma ben studiata, è funzionale al protagonista dello spettacolo, il film: la quarta parete è chiusa da un pannello trasparente che non limita la visione del film e del palcoscenico ma anzi diventa un ulteriore schermo su cui proiettare, nei punti salienti della vicenda, le immagini del film stesso, dando un effetto 3D immersivo, affascinante e coinvolgente. I tre musicisti sono in secondo piano, illuminati da piccoli spot di luci ai loro piedi, che cambiano colore in base alla drammatizzazione della vicenda. Santamaria, quasi sempre seduto di profilo ad un tavolino posto su pedana mobile, pur muovendosi poco è attore agente sulla scena come fosse parte del cast.

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