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Incendio a Castel Fusano e altri disastri ambientali: pene più severe | EDITORIALE

Fonte foto: Vigili del Fuoco

Incendio a Castel Fusano e altri disastri ambientali: pene più severe | EDITORIALE
luglio 18
21:02 2017

Mentre la Procura indaga per dolo per l’incendio a Castel Fusano del 17 luglio 2017 e Legambiente sottolinea come si siano mandati in fumo “65 campi di calcio”, ecco accendersi la “solita” bagarre politica. Ma mai come ora, c’è bisogno non di chiacchiere ma di un concreto segnale contro chi disegna questi crimini contro l’ambiente

Ci risiamo. Dopo 17 anni il litorale romano ha rivissuto la paura e lo sgomento del grande rogo del 4 luglio 2000, quando l’incendio a Castel Fusano mandò in fumo oltre 300 ettari di macchia mediterranea e pini secolari. Un disastro ambientale che si era già ripetuto già lo scorso 7 luglio. E che dieci giorni dopo si è verificato ancora (LEGGI LARTICOLI SUGLI INCENDI A ROMA DELL’ESTATE 2017).

Quelllo del 17 luglio è stato di vastissime proporzioni. In una nota, Legambiente parla di ben 45 ettari di pineta andati in fumo, pari a “65 campi di calcio”.

Ma il grido dall’allarme di Roberto Scacchi, presidente di Legambiente è ancora più preoccupante: l’incendio a Castel Fusano “è un disastro annunciato. Tutte le persone che conoscono il territorio sanno quanto sia stata scarsamente curata la pineta dalle amministrazioni che si sono succedute nei decenni e lo stato di abbandono nella quale versava, a questo bisogna aggiungere che le numerose vie interne che sarebbero servite anche come tagliafuoco, non hanno potuto minimamente assolvere a tale funzione perché la vegetazione le ricopre in gran parte, nonché l’incredibile assenza sul posto di un presidio antincendio laddove tutti gli anni scoppiano roghi di piccole e grandi dimensioni”.

Non le manda certo a dire, il presidente. Ma d’altronde è giusto così. Occorre che la politica si prenda finalmente le sue responsabilità. La Procura di Roma sta indagando sul caso dell’incendo a Castel Forzano, in particolare sull’ipotesi di “reato di incendio doloso”. Perchè, inutile dirlo, questo disastro ambientale è opera della mano dell’uomo. Anzi, da “mani inesperte” secondo il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia.

E quindi servono a poco le solite stucchevoli polemiche politiche di parte che si sono subito innescate sui ritardi dei soccorsi o sulla mancanza di un piano emergenza. Lo scaricabarile dei politici fa solo salire la tensione ma non risolve il problema.

E il problema è che bisogna individuare il piano criminale di coloro che hanno perpetrato questo scempio e fermarli. Garantendo loro delle misure punitive esemplari. Occorre dare un segnale forte e chiaro. E solo la politica può darlo. Ma non con le chiacchiere. Occorrono davvero pene più severe ed una maggiore attenzione al territorio, in termini di prevenzione.

Secondo il Messaggero, una pista porterebbe alla questione degli appalti bloccati e della manutenzione del verde che non riparte: “un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro, rimasto incagliato nell’inchiesta su Mafia Capitale e che ora potrebbe fare gola alla malavita”. Oppure altra motivazione – sempre secondo il giornale di Caltagirone – potrebbero essere le commesse relative alla prevenzione degli incendi boschivi, che potrebbero spingere i piromani ad appiccare i roghi proprio per fare leva sulla necessità di finanziamenti per le bonifiche delle vaste aree bruciate”.

D’altronde, la questione del verde pubblico a Roma è una questione spinosa (letteralmente parlando) e sulla quale non mancano aggiornamenti, come l’arresto – martedì 18 luglio 2017 – di un dirigente del Comune per le gare per la cura del verde truccate.

Troppi sono i sordidi affari che circolano attorno al bene pubblico e che fanno gola alla malavita. Per un certo verso è pure giusto che sia tutto bloccato e che si evitino altre speculazioni come quelle di ha già “banchettato” sulle esigenze della Capitale. Ma il tempo passa e… l’erba cresce veloce! Ed occorre fare presto ad azzerare tutto e a ripartire in maniera pulita e trasparente: il verde della Capitale è abbandonato a se stesso (basta fare un giro sulla Colombo, giusto per fare un esempio) e i cittadini hanno bisogno di un segnale forte anche da parte dell’amministrazione comunale.

Intanto, andando per gradi e tornando all’argomento principale, l’auspicio è che presto la Procura di Roma proceda a stanare i presunti “mandanti” dell’idraulico giunto dal nord ad appiccare l’incendio a Castel Fusano… e che dalla politica arrivi presto la tanto attesa notizia dell’inasprimento delle pene per chi commette (e commissiona) reati ambientali.