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Recensione inEURoff 2014: ‘C’era una volta’ la magia

Recensione inEURoff 2014: ‘C’era una volta’ la magia
settembre 09
18:50 2014
I trucchi del circo urbano al servizio del mimo e della fiaba per lo spettacolo a Largo Agnelli del 7 settembre 2014 di Ondadurto Teatro: un mix scoppiettante di postmoderno, tradizione e grande capacità di scena

Un pastiche che colpisce l’immaginario fiabesco con una messa in scena d’impatto, ma che non si spinge molto a fondo nella costruzione narrativa. Chiaro debitore del teatro del mimo, il circo urbano allestito da Ondadurto Teatro sui gradoni del Museo della Civilità Romana sabato 7 settembre 2014, ha colpito con qualità attoriale , coordinamento, scenografia mobile e tanta grinta profusa dall’inizio alla fine. Un po’ ballerini, un po’ mimi, un po’ acrobati macchinisti, gli attori di C’era una volta, hanno aggiunto un tocco di vera magia alla terza serata del Festival inEURoff 2014.

Arrivato alla settima stagione (la presentazione a questo indirizzo), inEURoff 2014 ha portato in scena compagnie teatrali da tutta Europa per un mix alternativo di teatro, circo e avanzate macchine di scena che si sono avvicendati fra stand del volontariato romano e le creazioni di registi e fotografi emergenti. Sabato sera in particolare, il pubblico ha potuto apprezzare gli scatti di Serena Cremaschi con il suo viaggio fotografico Pope’s women, ed il video Rizzecanu li carni di Federico Fiordigiglio: uno spaccato di pochi minuti sulla vita di un piccolo paese pugliese, che con accorgimenti registici interessanti mostra alla telecamera il suo prima e il suo dopo, nel contatto con una realtà dirompente a livello ambientale come l’Ilva di Taranto.

ineuroff 2014Due realizzazioni che hanno aperto la strada ad una spettacolo che nel magico ha affondato le radici, rubandone trucchi e contenuti. Sfruttando la già suggestiva scenografia del colonnato di Largo Giovanni Agnelli, C’era una volta, ultima creazione di Ondadurto Teatro, ha fatto suoi i trucchi del circo itinerante portando sul palco macchine sceniche alla Leonardo Da Vinci, e giochi che non hanno dimenticato nemmeno un elemento, sfruttando fuoco, luce, acqua e una generosa macchina del fumo. Soluzioni che non hanno sbalordito solo i tanti bambini in platea, ma che hanno reinventato il circo urbano, piegandolo al servizio di una recitazione ballata che non ha dimenticato l’impressionismo del mimo teatrale per colpire gli spettatori.

Un pubblico che si è fatto cullare in un mondo ombroso, a tratti conosciuto, a tratti alieno. Non una narrazione del tutto coerente o molto approfondita, ma una carrellata di scene e riferimenti che hanno affondato a piene mani nel bagaglio culturale di grandi e piccoli con un’inconfondibile serie di elementi rubati alle fiabe più disparate. Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Biancaneve: il gusto della visione ha giocato molto sull’interpretare l’amalgama scoordinato di rilanci, e molto meno invece sul seguire una narrazione a tratti poco intelleggibile, in cui le fiabe più che essere reinterpretate, sono state svuotate e reinventate. Il lupo cattivo si è fatto gangster di Chicago in pelliccia e mitra alla Al Capone, Anastasia e Genoveffa si sono fatte gemelle siamesi della Napoli più verace, mentre il principe azzurro si è fatto largo su una vespa volante: elementi riconoscibili, ripensati e scaraventati in un pastiche che però ha funzionato anche, ma non solo, grazie ai trucchi scenici.

Recitazione corporea, muta, gesticolata, ma di grande impatto, macchine sceniche e scenografie mobili utilizzate con ingegno e una colonna sonora che ha spaziato dal Pavarotti di Voglio vivere così al Malambo N1 di Yma Sumac, passando dal Morricone de Passeggiata in paese: un mix bizzarro, postmoderno, che solo grande qualità attoriale e ottima regia hanno saputo shakerare insieme per un cocktail dal retrogusto fiabesco e dai fuochi d’artificio assicurati. Da vedere.