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Installare un ascensore in un condominio? Ecco come fare

Installare un ascensore in un condominio? Ecco come fare
ottobre 09
08:39 2013

Installare un ascensore in un condominio? Ecco come fare

ascendore in un condominioL’installazione di un ascensore in un edificio che ne è privo, dovendosi solitamente inserire o nelle casse delle scale o in un cortile di proprietà del condominio, è solitamente classificato come innovazione ai sensi dell’art. 1120 c.c.

Con l’introduzione dell’art. 78 del D.P.R.  n. 380/2001 – concernente l’eliminazione delle barriere architettoniche – il legislatore ha previsto delle facilitazioni per l’approvazione di quelle innovazioni – come gli ascensori – che appunto agevolano gli spostamenti delle persone affette da handicap. Pertanto, sin da prima dell’ultima riforma, tali innovazioni potevano deliberarsi con una maggioranza agevolata (quella del vecchio art. 1136, secondo e terzo comma c.c. ante lege n. 220/2012) e potevano essere installate, anche a prescindere dall’approvazione dell’assemblea condominiale, purché non rendessero le parti comuni interessate dell’installazione inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino o comportassero una menomazione dell’utilità originaria dei luoghi comuni – in tale caso ovviamente l’innovazione andava considerata di proprietà esclusiva dei condomini che ne sostenevano le spese di installazione e gestione.

Con una recente sentenza della Corte di Cassazione, Sez. II Civile – la n. 18334/2012 – il diritto ad installare un ascensore in un edificio che ne è privo è stato ulteriormente chiarito e specificato. Difatti la Corte, richiamando la sua precedente sentenza n. 167 del 1999, ha specificato che la legislazione in tema di eliminazione delle barriere architettoniche poteva applicarsi  anche alle  persone con ridotta capacità motoria (…) a prescindere dalla concreta appartenenza degli stessi a soggetti portatori di handicap.”. Pertanto, l’abbassamento del quorum sopra citato doveva applicarsi   indipendentemente dalla presenza di disabili” e ferma la possibilità dei condomini di predisporre comunque, e nonostante il rifiuto della maggioranza, “le innovazioni atte ad eliminare negli edifici privati le barriere architettoniche, di installare a proprie spese servo scala o strutture mobili e modificare l’ampiezza delle porte di accesso al fine di rendere più agevole l’accesso agli edifici, agli ascensori, alle rampe dei garages”, fermi i limiti ribaditi di seguito.

Difatti la Corte ha precisato il bilanciamento da operarsi, in caso di impugnazione delle delibera che approvi l’innovazione de quo o in cado di innovazione intrapresa a proprie spese dal singolo/singoli condomini, tra il decoro dell’edificio ed il suo valore ed il principio di solidarietà condominiale. Più nel dettaglio, si legge che risulta “lecito il mutamento estetico che non cagioni un pregiudizio economicamente valutabile o che, pur arrecandolo, si accompagni a un utilità la quale compensi l’alterazione architettonica che non sia di grave o appariscente entità”, e che, in attuazione del suddetto principio di solidarietà, bisogna considerare “il contemperamento dei vari interessi al fine dell’ordinato svolgersi di quella convivenza che è propria dei rapporti condominiali”.

ascensore in un condominio

Fonte immagine: ArchiExpo (www.archiexpo.it/)

Alla luce della normativa sopra citata, della sent. n. 167/1999 della Corte Costituzionale e dei recenti sviluppi della normativa internazionale – si veda la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13.12.2006 – la Corte di Cassazione nella medesima sentenza ha ulteriormente affermato che la legislazione relativa ai portatori di handicap ha comportatoun radicale mutamento di prospettiva rispetto al modo stesso di affrontare i problemi delle persone affette da invalidità, considerati ora quali problemi non solo individuali, ma tali da dover essere assunti dall’intera collettività.” Proprio a causa di tale mutamento sono state introdotte le norme sopra citate  “per la costruzione degli edifici privati e per la ristrutturazione di quelli preesistenti, intese alla eliminazione delle barriere architettoniche, indipendentemente dalla effettiva utilizzazione degli edifici stessi da parte delle persone disabili.

Sulla scia delle pronunce citate e della legislazione suddetta, a seguito della riforma operata con la legge n. 220/2012, che ha modificato la materia condominiale, il legislatore ha espressamente previsto al nuovo art. 1120, 2° comma, n. 2) che “le opere e gli interventi previsti per eliminare le barriere architettoniche” si debbano approvare dall’assemblea condominiale con il quorum previsto dall’art. 1136, 2° comma, c.c., vale a dire con la maggioranza degli intervenuti e con almeno la metà del valore dell’edificio, in prima convocazione, e con un terzo del valore dell’edificio in seconda convocazione.

Nel prossimo articolo cercheremo di spiegare, brevemente, le differenze sul piano economico dell’installazione di un ascensore approvato dall’assemblea condominiale –  e quindi a tutti gli effetti cosa comune – ed un ascensore installato a cura del singolo condomino/singoli condomini, fermi i limiti del decoro architettonico, della stabilità e dell’utilizzo della cosa comune da parte di tutti i condomini finora accennati.

 

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