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Gualaccini (CNEL): Terzo Settore, volano con cui ripartire per una rinascita e ricrescita dell’Italia | INTERVISTA

Fonte foto: profilo twitter Gian Paolo Gualaccini

Gualaccini (CNEL): Terzo Settore, volano con cui ripartire per una rinascita e ricrescita dell’Italia | INTERVISTA
ottobre 18
16:14 2016

Nel contesto delle riforme costituzionali proposte, tra cui l’abolizione del Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, non passa inosservata  la recente nomina a vice presidente di tale organismo di Gian Paolo Gualaccini, rappresentante del Terzo Settore. Lo abbiamo intervistato sulla sua nomina, sul ruolo del terzo settore nell’ambito delle riforme costituzionali e su quali prospettive si intravedono per un futuro possibile per l’italia

L’abolizione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) è una delle proposte in materia di riforme costituzionali incluse nel referendum costituzionale previsto per il prossimo 4 dicembre 2016 in Italia. L’abolizione dell’ente fa parte di quel pacchetto completo di riforme avanzate dal governo Renzi su cui gli italiani dovranno esprimersi con un ‘Sì’ o un ‘No’.  Il CNEL è un organo consultivo a cui possono rivolgersi governo, camere e regioni in caso di necessità e non ha funzioni legislative, ma si limita ad esprimere pareri, osservazioni e dati sulla situazione economica e lavorativa italiana. Il governo ha ritenuto superfluo questo organo, soprattutto in relazione alla spesa necessaria per mantenerlo vivo. Per questo ne è stata proposta l’abolizione. Ciò che incuriosisce, però, è la nomina di un suo nuovo vice presidente, proprio a ridosso della possibile abolizione dell’ente stesso. A ricoprire questo ruolo è Gian Paolo Gualaccini, romano, classe 1957, proveniente dal Terzo Settore.

Dott. Gualaccini, come ha accolto la  sua recente nomina a Vice  Presidente del CNEL?

«L’Assemblea del CNEL, nella seduta del 6 settembre scorso, per acclamazione, mi ha eletto Vice Presidente. Ma al di là della mia persona, c’è un valore preciso, nel senso che io ho sempre rappresentato al CNEL il mondo del non profit, il Terzo Settore non profit. Quindi, la mia elezione all’unanimità, è, comunque, un riconoscimento, un segno di stima nei confronti del mondo del non profit».

Da quando il Terzo Settore – non previsto nella originaria composizione – fa parte del CNEL?

«Il Mondo del non profit  è entrato a far parte del  CNEL nel 2001, a seguito della  legge 383 del 2000, e, all’epoca, non siamo mai stati molto amati da tutte le categorie che erano già presenti al CNEL, dal mondo sindacale, dal mondo datoriale. Non ho mai capito il perché, però questa è stata la situazione».

Quindi, come legge questa sua nomina dopo la riforma del Terzo Settore?

«In un momento in cui anche il Parlamento  ha approvato, a luglio scorso, il ddl delega sulla riforma di tutto il Terzo Settore, è significativo che a settembre ci sia stato questo gesto di apprezzamento da parte dell’assemblea del CNEL nei confronti del non profit».

Non le sembra fuori tempo  la sua nomina, proprio ora che il CNEL, previsto come la Casa delle rappresentanze, è tra gli organi per cui si chiede la soppressione?

«Il CNEL ha una configurazione che gli deriva, a partire dall’art. 99 della Costituzione, da una legge ordinamentale, che è la 936 del 1986.  E’ una legge vecchia, ha più di 30 anni. L’attuale configurazione del CNEL non funziona. Ma questo non lo dico solo io. E’ stato detto più volte e i segnali, in questo senso, erano arrivati da più parti; se pensiamo alla bicamerale di D’Alema del ’97, e più recentemente alla Commissione dei 10 saggi del 2013, che aveva concluso dicendo che l’attuale configurazione del CNEL non funziona. Quindi ci sono solo due strade, diceva la commissione, o una profonda riforma, o la sua soppressione. Il Governo ha scelto la strada della proposta di  soppressione».

Quindi fiato sospeso in attesa dell’esito del referendum sulle riforme costituzionali?

«Al di là dell’esito del referendum, condivido il giudizio che l’attuale configurazione del CNEL non funziona, ma sono anche fortemente convinto  che una Casa, un luogo delle formazioni sociali, serva, sia utile. Certo, bisogna prendere la legge del CNEL , avere il coraggio di cambiarla in profondità. Di  cambiare la mission, di cambiare la governance, di cambiare le modalità di designazione e il numero dei consiglieri. Bisogna cambiarla da capo a piedi. Però un luogo, una Casa, un ente che metta insieme le parti sociali, che sia la Casa del dialogo sociale, questo assolutamente è necessario».

Nonostante tutto, lei pensa che sia necessaria una Casa del dialogo sociale?

«E’ un mio convincimento, ma è anche una realtà che è sotto gli occhi di tutti. Perché, in più di 80 paesi nel mondo esistono i CES, comitati economici e sociali, e primo fra questi, esiste il CESE, il Comitato  Economico  Sociale Europeo a Bruxelles, che è un luogo composto da 330 consiglieri, espressione di tutte le parti sociali, di tutti i 28 Paesi aderenti all’Unione. Ed è perfettamente inserito nel processo normativo dell’Unione Europea. Quindi svolge una funzione assolutamente utile. Nessuno, infatti, si sogna di dire che il CESE è inutile».

In caso di soppressione dell’attuale CNEL, come potrebbero trovare voce le forze sociali?

«Dipenderà dall’esito del referendum. Ma anche se per caso,  la proposta di riforma del governo venisse accolta dalla maggioranza degli italiani (e cioe’ il CNEL venisse soppresso, ndr) occorrerebbe comunque pensare ad un luogo che possa essere la Casa delle forze sociali, dei corpi intermedi,  ovviamene ripensando forme e compiti».

C’e’ una comparazione tra ciò che rappresenta realmente il Terzo Settore, il suo tessuto sociale umano, e quello che ha rappresentato fino ad adesso il CNEL, e cioè  il tessuto sociale del mondo del lavoro e delle imprese. Può essere il Terzo Settore di esempio e da volano – in quanto è riuscito ad adeguarsi ai cambiamenti sociali –  per aprire i propri orizzonti e  le proprie competenze? Può essere  un esempio per avere un CNEL più snello e al passo con i tempi?

«Io penso di sì. La storia ci dice, come accennavo all’inizio, che quando  il Terzo Settore è entrato a far parte del CNEL non è stato ben accolto, ma, al di là di questo, la fotografia della rappresentanza del CNEL, che risale al 1986, è una fotografia vecchia, sbiadita,  non solo per la presenza nuova del non profit, ma anche rispetto alle parti sindacali e datoriali. E’ un mondo che è totalmente cambiato, quindi, la nuova immagine della futura Casa delle formazioni sociali dovrà essere diversa da quella del 1986. Il Terzo Settore può essere un esempio? Io mi auguro di si, nel senso che ciò che  caratterizza il nostro mondo, è il sentimento di solidarietà, di gratuità, di passione al bene comune. Basti pensare come, davanti alla calamità del terremoto di Amatrice, abbiamo visto un mondo di volontariato che si è mosso gratuitamente, senza bisogno che qualcuno lo chiedesse. Può essere un esempio questo? Io penso di si, come posizione umana davanti alla realtà, assolutamente sì; mi auguro che tutti se ne accorgano, e la possano recepire».

In conclusione, quale ricetta per superare questo momento di grande confusione politica ed incertezza economica?

«In generale, io ritengo che una prospettiva futura per l’Italia, debba vedere insieme,  lo Stato, il privato profit  e il mondo del non profit. Ci deve essere un’alleanza virtuosa tra tutti questi tre soggetti, perché  ciascuno di questi tre soggetti sa fare bene alcune cose che non sa fare l’altro».

Quindi, invece di combattersi a vicenda, bisognerebbe mettersi insieme perché così una rinascita, una ricrescita, dell’Italia può veramente ripartire.