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Intervista a Lodovico Guenzi de “Lo Stato Sociale”

Intervista a Lodovico Guenzi de “Lo Stato Sociale”
luglio 10
18:32 2014

Intervista a Lodovico Guenzi de “Lo Stato Sociale”: pensavo fosse amore invece era Zeman

L'italia peggiore - Lo Stato SocialeIl 3 luglio 2014 a Roma nel Parco Simon Bolivar, in occasione del festival indipendente I-Fest, si è tenuta l’unica data capitolina del tour estivo 2014 de “Lo Stato Sociale”. In questa cornice la band bolognese ha presentato il suo ultimo lavoro, “L’Italia Peggiore”, prodotto da “Garrincha Dischi” ed uscito il 2 giugno 2014. Con un mix perfetto di sonorità anni ’80 e cantautorato 2.0, fra macchine che bruciano e citazioni zemaniane, il gruppo ripercorre alcune tipiche macchiette italiche, ammettendo ironicamente di essersi sbagliati. Dal punto di vista artistico la serata ha visto i funamboli della musica indipendente italiana, ormai quasi del tutto fuori dalle armonie emergenti nostrane, affermarsi con una prestazione esilarante.
Un concerto scoppiettante dove annoiarsi sembra davvero difficile, grazie all’immenso carisma offerto da tutto il gruppo e la magistrale presenza scenica del cantante, Lodovico Guenzi in arte Lodo. E proprio con quest’ultimo che abbiamo avuto occasione di scambiare quattro chiacchiere sul nuovo album.

I temi toccati nell’intervista, qui proposta, sono molteplici: dalla promozione del disco al tour estivo che li attende, dall’amore al… 4-3-3 di Zeman.

Quali sono le idee a fondamento di questo nuovo disco, “L’Italia Peggiore”?
“Credo ci sia un po’ più di speranza e meno cinismo. Raccontiamo quella parte d’Italia cosiddetta “peggiore”, che abbiamo avuto modo di conoscere in questi due anni, e che crediamo vada difesa con le unghie e con i denti. Un’Italia, come in questo specifico contesto in cui ci troviamo sta sera,  che lotta per riqualificare un parco; “peggiore” quindi in senso ironico e rivendicativo. Bisogna preservare chi, come questi ragazzi, lotta recuperando il senso profondo della lotta stessa. Lotta che non ha un’accezione in termini di scontro o tristemente sanguinaria, ma che mira ad avere un forte senso di appartenenza. Noi, come Stato Sociale, non accettiamo situazioni come quella che vede gli americani arrivare nel nostro paese, farci un centro di controllo per droni progettati per bombardare i Paesi nell’est europeo o del Medio Oriente, facendoci così guadagnare il 60% di tumori. Per questo lottiamo e sosteniamo progetti come quello di stasera”.

Come è nata l’idea dell’artwork del nuovo album?
“La manovalanza che ha costruito l’album era completamente di genere maschile, eccezion fatta per Caterina Guzzanti, quindi per rispetto alle quote rosa abbiamo deciso di far fare qualcosa anche alle donne. Il caso ha voluto che Matteo, famoso per la sua bravura nel cercare un’estetica funzionale, avesse contatti con delle illustratrici, che poi hanno collaborato per noi ideando le illustrazioni presenti nel nostro album”.

Come è avventa la promozione del disco?
“Il disco è uscito il 2 giugno ed ha visto le vendite delle prime due settimane andare in beneficenza. Abbiamo deciso di devolvere la nostra parte di proventi ad Emergency. Dicono che siamo diventati un gruppo “grosso” e quindi abbiamo un po’ più di pressioni dall’alto. Ne consegue che ci siano persone che ci dicono: “voi dite che si deve comprare il disco”. Siccome a noi questo tipo di meccanismo non piace, abbiamo deciso unanime, per essere convinti e per fare una cosa bella, di donare il ricavato delle prime vendite a quest’associazione umanitaria”.

Cos’è per voi l’amore se messo a confronto con la grammatica presente nel titolo di “Te Per Canzone Una Scritta Ho”?
“Il pezzo Te Per Canzone Una Scritta Ho tratta una storia vera. Io sono una persona non particolarmente sentimentale e incapace di grandi romanticismi. Stavo cercando di scrivere la canzone d’amore della mia vita, ma, non credendoci io stesso, è divenuto un tentativo fondamentalmente fallimentare. Però penso sia proprio questo a renderla speciale: il fatto che metta a nudo l’incapacità e la goffaggine nell’amore, la miseria in senso umano e non Franco Fiorito, tant’è che, tornando seri, è diventata una delle più amate di questo disco. Non passa giorno in cui, non ci sia qualcuno che mi dice “se qualcuno mi dedicasse questa canzone non potrei non amarlo”.

Uomini tristi e solitari che incontrano un rapper triste e solitario per formare una collaborazione triste e solitaria. Il feat col Piotta come è nato?
“Cercavamo e avevamo bisogno di una voce nazional popolare che potesse rappresentare al meglio l’idea del “se magna bè, se beve bè, si sta yeah yeah”. Quindi abbiamo provato a contattarlo mandandogli il provino. Dopo averlo ascoltato gli è piaciuto ed ha accettato, dicendo che però avrebbe voluto la facessimo “male”. Da qui è nato questo sodalizio”.

Applicazione di tattiche zemaniane: perché in due amore e in tre è festa?
“Diciamo che questa canzone è un modulo, la tattica del 4-3-3, dove i primi sono i centrali statici e il resto attacca insieme col portiere. Praticamente la cosa è questa: la canzone nasce da una storia sentimentale che muore piuttosto male, e tutto il pezzo è una parafrasi di come ho cercato di mettere una pezza alla miseria che colpisce qualsiasi uomo quando si deve scusare per i suoi troppi errori.  Hai presente i fantomatici “Ti posso spiegare tutto, non pensare quello che stai pensando, ti posso spiegare tutto”. Il pezzo è un insieme di frasi tipiche, dette in quei momenti, che poi prendono il volo e fanno una piccola riflessione sulla vita. Zeman è menzionato perché, venendo dall’est, nel mio immaginario, è un filosofo che cerca sempre un livello altro, un livello lontano, una via di fuga rispetto alla realtà. Il titolo è una citazione del mio maestro in accademia, che raccontava sempre quest’aneddoto con la tecnica recitativa chiamata “dinamica 7″, Un esempio lampante dell’utilizzo di questo metodo, per intenderci, lo possiamo notare con Troisi”.

E concludiamo con l’ultima domanda: come mai la scelta di suonare qui all’IFest?
“Quando fu fissata la data non ne sapevo niente, né sul posto, né cosa fosse l’IFest. Poi durante la presentazione del nuovo disco a Roma alla Feltrinelli, il 13 Giugno 2014, abbiamo avuto modo di conoscere gli organizzatori dell’evento. C’è dispiaciuto fargli pagare la nostra prestazione ma purtroppo era già stato tutto deciso. Col senno di poi infatti, avendo capito le motivazioni del festival, vicine ai nostri ideali, saremmo stati felici di regalargli la performance live. E’ da ammirare il grande sforzo che hanno fatto per realizzare tutto questo. Questi ragazzi si meritano il meglio”.