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Intervista ad Asier Altuna, regista basco di Amama

Intervista ad Asier Altuna, regista basco di Amama
ottobre 26
18:40 2015

Intervista ad Asier Altuna, regista basco di Amama – When a Tree Falls, presentato in anteprima alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma lo scorso 22 ottobre 2015

Girato interamente in lingua basca e vincitore del Premio Irizar del Cinema Basco all’ultima edizione del Festival di San Sebastian, Amama – When a tree falls, è il terzo lungometraggio di Asier Altuna, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2015. Amama ci racconta non solo lo scontro generazionale e la difficoltà di comunicazione tra padri e figli, ma anche la lenta decadenza del mondo rurale, minacciato dall’inarrestabile avanzare della modernità: un mondo in cui la vita non coincide più solamente ed esclusivamente con il lavoro, come nel caso della generazione dei padri impersonata da Tomas, ma si spinge alla ricerca di risposte, di un significato e un legame più profondi con la vita e le proprie radici. Asier Altuna descrive in modo poetico e fortemente simbolico una realtà rurale destinata all’abbandono, ma con la quale i personaggi mantengono una relazione forte, ancestrale. «Vengo da una fattoria e anche io, come i personaggi del film ho finito per vivere in città» ci racconta Altuna, specificando che «il film non è autobiografico. Il mondo rurale è un mondo che conosco molto bene, e che ho sempre voluto portare al cinema. Ho passato molti anni ad accumulare idee finchè non è arrivato il momento giusto. Al centro del film sta la situazione di incomprensione tra due diverse generazioni, e il modo in cui entrambe la affrontano per superarla».

Tra tutti, il personaggio che più simboleggia il legame con un passato primordiale, quasi mitico, è quello di Amama, la nonna: «Mi sembrava che Amama riuscisse a rappresentare in qualche modo l’anima degli antenati» spiega Altuna. «Volevo che fosse un personaggio misterioso, ed è per questo che fin dalla sceneggiatura avevo deciso che non avrebbe mai parlato. Mi piaceva l’idea che intervenisse sulla trama attraverso piccoli dettagli».
E ancora più sorprendente è scoprire che l’anziana signora, a cui tocca un ruolo esclusivamente affidato alla gestualità, non ha mai lavorato nel cinema: «L’ho incontrata per caso in un bar e l’ho trovata perfetta, mi ha attratto la luce che trasmetteva. E’ una signora che non aveva mai recitato, eppure quando abbiamo finito di girare sembrava che avesse alle spalle quarant’anni di questo lavoro». Il cinema dei Paesi Baschi è una realtà che è cresciuta significativamente, soprattutto nell’ultima decade, e Amama più che un film spagnolo può essere considerato un film basco. «Si sta formando sicuramente una nuova generazione di cineasti baschi. Il nostro cinema sta crescendo, in modo abbastanza continuo, al ritmo di tre, quattro film l’anno. Questa generazione di registi si è formata soprattutto attraverso i cortometraggi, che abbiamo presentato in giro per il mondo. Questo ci ha permesso di maturare e guadagnare sicurezza. Siamo soprattutto orgogliosi che il candidato spagnolo agli Oscar per il miglior film straniero sia un film basco, Flowers. Io in particolare ne sono molto felice, dal momento che si tratta della stessa squadra che ha lavorato con me per Amama».

Sembra quindi essere un momento molto buono per il cinema basco, per il quale si sta aprendo un’importante vetrina internazionale. Abbiamo concluso l’incontro chiedendo ad Asier Altuna se Amama – When a tree falls verrà distribuito in Italia e nel mondo: «Ancora non so dirlo. Ci hanno chiesto il film in Turchia, Germania e Svezia, ma non c’è nulla di certo al momento. Come sappiamo bene, il mercato cinematografico è saturato da Hollywood, ed è difficile farsi spazio. Mi farebbe molto piacere se il film venisse distribuito all’estero, magari proprio in Italia. Ma non è così facile».

 

 

 

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