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Intervista Insegno e Ciufoli: tra comicità e profondità di pensiero

Intervista Insegno e Ciufoli: tra comicità e profondità di pensiero
settembre 03
10:56 2014
Intervista Insegno e Ciufoli: i protagonisti dello spettacolo Vieni avanti cretino alla rassegna I love comico di Villa Ada provano a leggere la faccia comica e tragica del vivere comune

“Quanto sarebbe semplice vivere bene”. E’ quanto ha affermato Pino Insegno in un’intervista realizzata prima di andare in scena insieme al suo amico-collega Roberto Ciufoli. Il loro spettacolo Vieni avanti cretino, già rappresentato più volte con successo, è stato riproposto nelle sere del 12 e 13 agosto 2014, nell’ambito della rassegna I love comico di Villa Ada.

E’ proprio con semplicità che Pino e Roberto hanno raccontato ed espresso le loro emozioni, le loro riflessioni. Perché un comico non sa “solo” far ridere.

 Guarda il video con un estratto dell’intervista a Insegno e Ciufoli:

 Vieni avanti, cretino lo spettacolo che avete riproposto a Villa Ada per “I love comico” ha già avuto tanto successo ed è stato rappresentato anche in altre zone d’Italia. Quali sono i punti di forza di questo spettacolo o, meglio, di questo avanspettacolo?

Pino: «Si, avanspettacolo. Il punto di forza è che noi ci divertiamo. E se ci divertiamo noi, si diverte la gente. Divertirsi per noi non significa ridere delle proprie battute, come fanno tanti altri comici che ridono prima per preparare la risata e fare in modo che almeno qualcuno rida. Noi ci divertiamo a farlo. E’ come un medico bravo che si diverte ad operare e che ama quello che fa. Noi ci divertiamo perché siamo complici di quello che facciamo. La gente l’ha sempre respirato questo. La quarta parete l’abbiamo sempre distrutta. Da trentaquattro anni. E, alle brutte, se non ridono ci spogliamo. E, allora, devono ridere!».

Ripensando al soggetto ed al titolo di questo spettacolo e ripercorrendo la vostra vita, il vostro passato, c’è stato un cretino, o magari una cretina, che ricordate e un aneddoto che volete raccontare?

Roberto: «Uh! La mamma dei cretini è sempre incinta! Se ne sono incontrati tanti, se ne incontrano tuttora, se ne incontreranno ancora altri».

Pino: «I cretini stanno ovunque. Sono quelli che bloccano lo sviluppo di una nazione, lo sviluppo creativo delle persone, la gioia di poter vivere dei ragazzi. Quelli sono i cretini. Sono quelli che non capiscono veramente quanto sarebbe semplice vivere bene. Sarebbe semplicissimo. Se uno propone un’idea, una cosa bella, anche se l’altro è di un altro colore dovrebbe appoggiarla e viceversa. Ognuno dovrebbe godere dell’applauso dell’altro. Normalmente, invece, il successo di uno di noi equivale all’insuccesso di un altro. Allora sei felice. Non dovrebbe essere così. La cretinaggine si nasconde in ogni meandro. Sarebbe bello vedere, su questo palco, i comici alternarsi ogni sera. Sarebbe bello vederli tutti insieme. Ma pensi che sia una cosa fattibile? Beh, con alcuni amici sicuramente sì, con altri no. E quelle sono le cose che non capisco. La vita è una bella passeggiata. Io, ogni tanto, a qualcuno lo ricordo. Sono morti Sordi, Tognazzi, Manfredi, Gassman, Bramieri, Bice Valori, Paolo Panelli. Per cui, non siamo eterni. Perciò, godiamocelo questo bel percorso insieme, perché dopo finisce e allora che gusto c’è? Non è che poi dall’alto dici: “Ah, vedi mi si ricordano!”. Che ne sappiamo? Può darsi pure, ma dubito. E, allora, facciamoci le magliette con la faccia nostra da vivi. A me non  importa se qualcuno si mette la faccia mia da morto».

Roberto: «Ah, ma non succederà!».

Pino, la porteresti la faccia di Roberto sulla maglietta?

Pino: «Si, come no! Lui è un esempio per me».

Roberto: «Io ho visto, su una fotografia, una maglietta che mi è piaciuta tantissimo. Parlando a proposito di grandi: era una maglia con cui è stato fotografato Keith Richards. Sulla maglia c’era scritto (lo traduco in modo un po’ edulcorato): “Ma chi diavolo è questo Mick Jagger?”».

Quando vi si vede in coppia, il richiamo alla Premiata Ditta è inevitabile. Avete cominciato in quattro e sembra che il legame sia ancora vivo. Un legame non solo di natura professionale. Anche di amicizia?

Roberto: «Ormai, per tutti gli anni che ci conosciamo, più che amici, veramente siamo diventati parenti. Ogni tanto, ci sono le riunioni fra parenti. Un po’ come succede per il pranzo di Natale. Proprio ultimamente  abbiamo fatto quasi una rimpatriata, in prossimità del periodo natalizio e, magari, succederà ancora. Nel frattempo, facciamo spettacoli in coppia. E ad Ottobre saremo di nuovo in scena».

Pino: «Noi abbiamo cominciato come Allegra Brigata. Eravamo dodici, addirittura. Ma, nel frattempo, Roberto ed io già lavoravamo su Rai 3 in Dancemania. Eraun programma molto divertente, all’epoca, in anticipo sui tempi e già ci dilettavamo con i nostri sketch, con i quali, poi, la sera dilettavamo l’Allegra Brigata, attendendo lo spettacolo».

Tutte improvvisazioni?

Pino: «No. L’improvvisazione c’è quando c’è una base enorme di scrittura, altrimenti no. Lo sketch è una cosa seria».

Roberto: «Può capitare la battuta che, appunto, viene per scherzo, per far ridere l’altro. Ma non puoi  basare tutto uno sketch o tutto uno spettacolo sull’improvvisazione. O meglio, lo puoi fare se lo spettacolo è tutto basato sull’improvvisazione».

A proposito di comicità, una nota triste che riecheggia da Hollywood è la notizia della morte di Robin Williams.

Pino: «Io ho avuto il piacere di conoscerlo. Andai ad una puntata del Maurizio Costanzo Show, dove lui era ospite, e ho avuto modo di parlarci molto. Trascorsi parecchie ore lì al Parioli, dove noi ormai bivaccavamo dalla mattina alla sera da tredici anni, e quando venne, lui fu delizioso. Con tutti. Perché i grandi sono deliziosi. Sono i piccoli che sono arroganti. E lui fu molto carino. Tant’è che quando poi sul palco Costanzo disse: “Hai visto, Insegno? Lo dirai ai tuoi figli che c’è Robin Wiliams” e io risposi: “Guarda che ci conosciamo benissimo. No, Robin?”, Lui replicò con un “Hello, Pino”. E, da lì, cominciò un duetto divertente, per cui ho un ricordo delizioso di quell’uomo… Era bellissimo vederlo recitare, vedere quei film straordinari. Un uomo buono, per quello ti sembra strano ciò che è successo…».

Roberto: «Sì, buono. Un peccato veramente. La sua, evidentemente, era una sensibilità molto forte, molto particolare…».

Sembra, indipendentemente dalle cause delle morte, che soffrisse di depressione.

Pino: «La depressione è la malattia del secolo. Non è detto che se hai i soldi o se sei bello o famoso, non ti possa venire la depressione».

Anche sulla base del vostro vissuto, c’è, quindi, un legame tra la malinconia e la comicità?

Roberto: «C’è un luogo comune: quello che i comici nella loro vita siano tristi».

Pino: «Non è il nostro caso».

Roberto: «…Non è sempre vero. O quanto meno, non dipende dalla professione. Dipende dal carattere e dalle persone. C’è soltanto una cosa, una considerazione da fare: visto che il meccanismo della risata avviene da un rovesciamento della realtà, per far ridere e per presentare l’azione comica, il fatto comico, devi rovesciare la tragedia. Per rovesciare la tragedia, la devi conoscere. Quindi, probabilmente, il comico o l’attore brillante, rispetto all’attore soltanto drammatico, ha in più quello sguardo che lo porta a vedere un po’ avanti, a vedere la tragedia per poi rigirarla. Ma, intanto, però l’ha vista e la deve conoscere bene. Allora, probabilmente, qualcuno non riesce a distaccarsene».

Pino, un lato che, forse, di te non tutti conoscono è quello che ti vede sostenere gli operatori sanitari e, in particolar modo, gli infermieri.

Pino: «Tante cose la gente non conosce di me.  Preferisco non parlarne, proprio perché la gente non lo sa e deve continuare a non saperlo. Tante cose le faccio nel silenzio stampa».

Roberto: «Pino è una brava persona! Anche in questo siamo una coppia perfettamente assortita, perché lui lavora con strutture ospedaliere o di beneficenza ed io do lavoro, perché mi ‘rompo’ due volte su tre. Quindi loro mi aggiustano e lui ripara loro!».

Quando siete prossimi ad andare in scena, essendo voi in due, l’ansia è dimezzata, moltiplicata o pressoché assente, dato che siete anche amici?

Pino: «L’ansia la trasmetto io a lui. Perché ogni sera gli dico: “Oh, facciamolo bene” e lui risponde:  “No, lo voglio fare male!”. Sono io che metto l’ansia. L’emozione e la voglia di fare bene ci sono  sempre, ma quello ansioso sono io!».