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A “I pomeriggi del caffè” la storia di Claudio, piccolo angelo di Ponte Mazzini

A “I pomeriggi del caffè” la storia di Claudio, piccolo angelo di Ponte Mazzini
marzo 05
21:21 2015

QUARTO INCONTRO DELL’ INIZIATIVA INCENTRATA DAL MO.V.I. LAZIO SULLA COLLEGGIALITA’ E SULLA CONDIVISIONE ATTORNO AD UNA TAZZA DI CAFFE’. IL 26 FEBBRAIO 2015, NELLA SEDE DI VIA DEL CASALETTO SI È AFFRONTATO IL DELICATO ARGOMENTO DELLA VIOLENZA SUI MINORI

Si parla di violenze sui minori davanti a un caffè bollente, durante I Pomeriggi del Caffè. Purtroppo, in questo pomeriggio del 26 febbraio 2015, neppure il buon odore del caffè che esce dalla moka aiuta a buttare giù l’ingiustizia resa a Claudio, il piccolo angelo ucciso dalla mano paterna. Questo incontro, dove la tristezza si respira nell’aria, è più silenzioso degli altri. Tutti i presenti sanno bene che si parlerà di un avvenimento inaudito, sconvolgente, che non riusciamo davvero ad accettare.

Al centro dei pensieri degli ospiti di questo pomeriggio invernale c’è la storia di Claudio, l’angelo di Ponte Mazzini, ucciso dal padre in una notte di gelido inverno, gettato tra i mulinelli del Tevere, dalle stesse braccia che avrebbero dovuto proteggerlo da ogni male del mondo. Ha solo 16 mesi il piccolo Claudio quando, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2012, viene strappato dalle braccia della nonna, scaraventato a terra nella neve e poi ripreso, per essere infine gettato nelle gelide acque del fiume capitolino. Un angelo volato in cielo, inerme e indifeso di fronte alla cattiveria e malvagità di un padre che lo considerava solo un oggetto, un legame strumentale con la moglie. Una piccola anima che si è trovata al centro delle dispute tra i genitori, ma nessuno poteva immaginare che questa storia sarebbe finita in tragedia.

A guidare le  conversazioni è Anna Ventrella, segretario generale del Mo.V.I. Lazio. Ospite di turno della rassegna è Alberto Biasciucci, avvocato che si è dedicato alla causa del piccolo Claudio. La sua voce è commossa, rotta da lacrime amare, per non essere riuscito a fermare questo scempio. Non possiamo incolpare le persone che sono state attorno a questa tragica vicenda, nessuno si aspetterebbe mai che un genitore possa arrivare al gesto inconsulto di gettare il proprio figlio da un ponte, nelle acque di un fiume. Non un padre. Non un bambino di soli 16 mesi. Eppure è accaduto proprio questo quella tragica notte.

Non se lo perdona Alberto, infatti, che racconta che, grazie all’aiuto del figlio, è riuscito a veicolare tutta la sua rabbia e indignazione nella creazione di un’ Associazione Onlus, Gli Amici di Claudio. L’ Associazione nasce con l’intento di stare vicino alla famiglia del piccolo Claudio, per esprimere a gran voce il bisogno di Giustizia, ultima cosa che resta di fronte a ciò che è accaduto. L’avvocato Biasciucci si è battuto con forza, durante gli appelli in Tribunale, ma questo non è servito a rendere pienamente giustizia al piccolo bebè: Patrizio Franceschelli, marito di mamma Claudia, carnefice di Claudio, è stato dichiarato colpevole con una sentenza a 30 anni. Frustrazione, indignazione, tristezza. Non li sconterà nemmeno tutti; meritava l’ ergastolo. Forse il giudice si è scordato come sono andati realmente i fatti? La condanna è inadeguata per un gesto simile, contro un bambino di soli 16 mesi, senza forze alcune di opporsi al padre. Questo, come altre aggravanti,  comunque, non è stato preso in considerazione durante il processo, e proprio per queste mancanze, il suo carnefice adesso si trova a scontare una condanna che a tutti sembra davvero ingiusta. I presenti sono increduli, lo stesso Alberto Biasciucci confida che la sua battaglia legale è divenuta personale, per non concedere nessun tipo di grazia al padre colpevole. Eppure la giustizia italiana ha molte lacune, molti cavilli a cui è possibile attaccarsi per scontare giusto una parte della vera condanna.

Sono molti gli interrogativi quest’ oggi, davanti al caffè della moka della sede del Mo.V.I. Lazio. Al tavolo si susseguono i vari interventi dei presenti e tra questi c ‘è anche un’ artista, Danielle Raillon, che ha dipinto per Claudio un ritratto e un bellissimo quadro che simboleggia la violenza sui bambini, delle mani incatenate da cui cadono petali di fiore e delle farfalle che si liberano nel cielo. Tutti si chiedono la stessa cosa: com’è possibile che un genitore arrivi ad uccidere il proprio figlio? Il frutto dell’amore di un legame sacro, una creatura così piccola, che a soli 16 mesi certo non poteva difendersi. Solo piangere. Eppure il mostro lo ha preso, lo ha gettato via, come se non fosse altro che uno stupido oggetto, una proprietà individuale in grado di creare dolore alla madre, Madonna del III millennio. Il femminicidio triangolato vede proprio come vittima i figli, per colpire le o la donna della famiglia, proprio come in questo caso: la storia di Claudio, un bambino vittima di violenze inaudite, che lo hanno portato alla morte, senza diritto alcuno di vivere, di crescere, di divenire semplicemente un uomo.