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Liberazione Roma del 1944, il valore della storia in una società con la memoria corta

Fonte: Wikipedia

Liberazione Roma del 1944, il valore della storia in una società con la memoria corta
giugno 04
13:25 2015

Liberazione Roma del 1944: l’importanza di ricordare – attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quei momenti – come dal disagio di allora si sia arrivati all’eccesivo benessere di oggi, attraverso la Seconda Guerra Mondiale e ciò che essa ha comportato: dittatura, sofferenza, fame, povertà, morte. Fino all’ingresso delle truppe americane nella Capitale, in quel lontano 4 giugno

Sapere chi eravamo per capire chi siamo oggi. Questa è l’importanza del ricordare – da parte di chi c’era – episodi che hanno cambiato in 71 anni il nostro modo di vivere. La società moderna è nata dalle ceneri fumanti e dalla puzza di cadaveri che la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato dappertutto. Dittatura, sofferenza, fame, povertà, morte sono stati il punto di non ritorno da cui si è ricostruito tutto, giungendo, però, 70 anni dopo  in una società dalla memoria breve (anzi dalla memoria Ram, visto che oramai viviamo tutti con gli occhi sempre puntati su di uno schermo di un cellulare, tablet o computer). In una società dove il dominio del capitalismo globalizzato ha portato pian piano alla dissoluzione di valori, ideali e principi in tutti i settori della vita quotidiana.

Per questo motivo, per ricordarci da dove veniamo, è importante mantenere viva la memoria, non lasciarsi andare al revisionismo storico di parte ed affidarci alle testimonianze di nonni, zii, padri e parenti tutti, per farci raccontare di un mondo che – per nostra fortuna – non c’è più, ma che loro hanno avuto da un lato la sfortuna di viverlo in prima persona e dall’altro la buona sorte per arrivare ancora oggi a rammentarcelo.

E’ a tutti coloro che va il nostro pensiero in un giorno, come il 4 giugno 2015, in cui si celebra il 71° anniversario dalla Liberazione di Roma ad opera delle truppe americane. Il loro ingresso nella Capitale è ricordato dagli anziani di oggi che erano i bambini dell’epoca e – in un periodo di povertà assoluta e di stenti – l’immagine di quegli uomini (alcuni di colore) in uniforme che lanciano caramelle è rimasto scolpito in maniera indelebile. Questi ricordi sono ancora lì nella memoria di quelle persone, alcune delle quali abbiamo rintracciato per l’occasione, al fine di ricostruire le loro storie personale che si sono intrecciate vivendo lo stesso evento, ovvero la fine dell’occupazione nazi-fascista della Capitale (LEGGI L’ARTICOLO).

E anche per questo è importante una celebrazione come quella che si svolgerà a Forte Bravetta (LEGGI L’ARTICOLO) uno dei luoghi simbolo della Resistenza e della Liberazione di Roma.

Oggi, in una società sempre più razzista, egoista ed egocentrica, i valori della solidarietà e del volontariato sono considerati quasi un’eccezione. Forse perché il benessere in cui siamo cresciuti ed abituati ci rende ciechi. Ed invece, 71 anni fa, ci vedevano benissimo quei bambini che dinanzi a loro trovavano solo povertà, fame, morte e distruzione. Immagini crude e violente, che hanno segnato quegli animi, spingendo alcuni di loro in una maniera del tutto naturale a spendersi per il prossimo. E molti di quelli hanno, poi, continuato a dedicarsi per tutta la vita – come una vocazione – al sostegno dei più poveri e dei sofferenti. Noi abbiamo raccontato la storia di Silvana Zambrini (vice-presidente del Mo.V.I. Lazio e responsabile dei volontari dell’Antea Onlus – LEGGI L’ARTICOLO) ma la sua è solo una delle tante testimonianze di chi – da quei tragici giorni della Seconda Guerra Mondiale – ha speso volontariamente la sua vita per dei valori che, sempre di più, stanno sbiadendo in una società che ha sempre più la memoria corta.