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Luglio suona bene con Morricone tra musica e cinema

Luglio suona bene con Morricone tra musica e cinema
luglio 26
13:51 2012
Angelo Branduardi ed il maestro Ennio Morricone. Per gentile concessione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Dolcevita nero, elegante ma sobrio. Timido, sorriso appena accennato e mani tese ad aggiustare in continuazione gli occhiali. Mani, però, che appena toccano la bacchetta danno inizio ad una magia. Incanto che solo mani come quelle di Ennio Morricone sono capaci di creare. Gremita la sala Santa Cecilia, all’Auditorium Parco della Musica, il 25 luglio per assistere all’evento “Morricone: cinema tragico, lirico, epico”. Insieme all’orchestra e il coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la voce di Angelo Branduardi, del soprano Susanna Rigacci e il violoncello di Luigi Piovano, due suite per rivivere un sogno. In un’altalena di emozione e di tensione, Branduardi presenta la prima suite cantando parole dense di significato e cariche di memoria, come quelle di “Uccellacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini. Suggestiva l’atmosfera e i brani scelti. Da “Una pura formalità” di Tornatore, a “Bugsy”  di Barry Levinson, 1991 e “Metti una sera a cena” di Giuseppe Patroni Griffi, 1969, le immagini che la musica del maestro Morricone riescono a rievocare sono molteplici. Uguale eppure diverso, in una nuova ed originale riproposizione delle colonne sonore che hanno accompagnato moltissimi film. Ricordi che si fanno ancor più vividi quando il maestro esegue la suite da concerto che include i temi da “Il buono, il brutto e il cattivo”, “C’era una volta il West” e “Giù la testa”. Sergio Leone e Morricone hanno regalato con il loro sodalizio artistico, cominciato nel 1964, uno dei momenti più alti di bravura ed unione tra musica e cinema. Commozione per l’accompagnamento strumentale sulla voce di Pasolini che legge “La mia sola puerile voce”. Gioia, riscatto, dolore e trasporto nella parte dedicata ai miti e alle leggende. Mentre si ascolta, la memoria riporta a “La città della gioia”, a “Nostromo”, ma anche agli sceneggiati televisivi  quali “Marco Polo” e “Mosè”. Nell’ultima suite l’unione tra cinema e musica, se possibile, diventa ancor più evidente. Tra “Il deserto dei tartari”, “Riccardo III” e “The mission” ritroviamo tutta la bravura morriconiana, tra musicisti, coro e direzione che si fondono in un’unica armonia e suggestione. Dai grandi western alle pellicole d’impegno civile,  la musica del maestro Morricone ha segnato 50 anni di storia del cinema. Classe 1928, romano, il maestro ha regalato ed ancora dona bravura, emozione e autenticità. Musica che fa bene all’anima, che riappacifica con l’universo, il quale sembra migliore all’ascolto di tanta bravura.

Stefania Paradiso

Guarda la photogallery (per gentile concessione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia):

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