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Manifestazioni contro i profughi a Roma Nord, è subbuglio

Manifestazioni contro i profughi a Roma Nord, è subbuglio
luglio 25
13:25 2015

Accoglienza migranti a rischio nella capitale per una serie di manifestazioni contro i centri di accoglienze da parte della cittadinanza trainata da CasaPound. Crescono le proteste contro i profughi A Roma Nord , tra azioni collettive e manovre politiche, il primo rischio è perdere il senso dell’accoglienza

Dopo una settimana dallo scontro di venerdì 17 luglio 2015, tra la polizia che scortava un pullman di profughi e la cittadinanza di Casale San Nicola sostenuta da una rappresentanza di CasaPound, il 22 luglio scorso si è tenuta un’assemblea presso il X Municipio, dove cittadini e CasaPound hanno dato il via alla mobilitazione che avrebbe l’obiettivo di svuotare e chiudere i centri di accoglienza. Nella stessa settimana, il 20 luglio, avevano trovato un accordo anche i 28 dell’UE, con la decisione di portare a 35.ooo, contro i 40.000 previsti dal piano della Commissione, i casi di ricollocamento di migranti bisognosi di protezione internazionale.

Nel contesto di un’Italia orientale in subbuglio, da Treviso a Venezia, fino a Padova, anche la Capitale sta mostrando la difficoltà, oggettiva, secondo alcune voci – “logica e fisica” – la definisce Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia –  di continuare ad accogliere i profughi che, sbarcati sulle coste arrivano ai centri di accoglienza sparsi per la città.

Casale San Nicola, zona nord della Capitale, ha visto l’insurrezione di cittadinanza e membri di CasaPound nella giornata del 17 luglio 2015. Un pullman con a bordo 19 migranti è stato bloccato in strada, senza poter raggiungere per alcune ore l’ex scuola Socrate adibita a centro di accoglienza. I cittadini erano già presenti sul posto, dove la polizia stava tentando una mediazione, come la proposta, rifiutata a gran voce, di ridurre il numero di profughi da ospitare (da 100 a 60), o di garantire un presidio 24/24 h nella zona. I residenti, una comunità di circa 400 persone, non ha ceduto e ha così bloccato la strada al pulmino scortato dalla polizia insieme ai membri del movimento politico neofascista che da tempo ha un presidio fisso nella zona.  È stato quando sono arrivati i migranti che la situazione è degenerata. Lancio di oggetti, sedie e bottiglie, insulti e cori romani contro il centro di accoglienza si sono scatenati, causando 14 feriti tra gli agenti, due arrestati, un denunciato e 15 ancora non identificati.

«Quello che è successo è indecente» ha commentato il Prefetto Gabrielli che aveva deciso per il trasferimento dei 19 profughi, e dichiara che non c’è l’intenzione di fare passi indietro. Mentre Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, avvisa i prefetti italiani e li invita a «fare un passo indietro»:  «Se singolarmente c’è qualcuno che si spaventa di fronte alle polemiche, che non ha le spalle larghe per reggere l’urto di questa difficoltà, non ha l’abilità per organizzare in modo manageriale il sistema dell’accoglienza, lo dica chiaramente, faccia un passo indietro oppure ce ne accorgiamo noi e lo sostituiamo». Il primo cittadino romano,Ignazio Marino, da parte sua tenta di proteggere la sua città, chiedendo una distribuzione più equa del numero dei migranti sul territorio italiano. Sul recente scandalo di Mafia Capitale sugli appalti per le strutture di accoglienza aggiunge poi che il marcio è stato tolto, e che sarebbe bene abbandonare la logica dei grandi centri, dove corruzione e «occasioni di arricchimento», ha dichiarato, sono sempre dietro l’angolo, a favore di un’accoglienza e di un’integrazione vera. Ultima ma non meno importante è stata anche la proposta di Marino di elaborare una strategia in cui ci sia maggiore comunicazione e distribuzione della responsabilità decisionale, a più livelli, coinvolgendo nelle decisioni prefettura, governo, comuni e cittadinanza. Francesca Danese, assessore alle politiche sociali del comune di Roma, concorda con il primo cittadino sostenendo che «ora parte la fase due, quella dell’accoglienza, con una vera e propria cabina di regia per una dislocazione dei centri sui territori che eviti conflitti e favorisca la convivenza».

Il 22 luglio 2015, pochi giorni dopo il caso di Casale San Nicola, anche nella zona dell’Infernetto, dove a via Porrino una struttura ospita alcuni migranti, si è tenuta un’assemblea di cittadini e rappresentanti di CasaPuond. Nel X Municipio, presso l’area verde dei Giardini di Marzo, ha così avuto inizio una mobilitazione che arriverà a chiedere un incontro con il prefetto, perché «devono mandare via gli immigrati dall’Infernetto» dichiara Luca Marsella, rappresentante CasaPound Italia litorale romano.

A Casale San Nicola intanto anche i residenti di dividono tra pro e contro immigrati. Tra coloro che hanno accettato un accordo con la prefettura e coloro che non si arrendono e continuano a denunciare la pericolosità della situazione rimangono i profughi, che per primi manifestano il desiderio di non essere trasferiti in queste zone della capitale.