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Il simbolismo di Francesco Donadei per rivivere i ricordi del passato

Il simbolismo di Francesco Donadei per rivivere i ricordi del passato
luglio 04
20:39 2013

Mostra Francesco Donandei_0005Continuano gli appuntamenti espositivi della Galleria d’arte Iper Uranium, spazio espositivo romano, aperto di recente, che punta a far emergere il talento di artisti, ancora poco noti, dando loro la possibilità di farsi conoscere. I riflettori  questa volta sono stati puntati su Francesco Donadei, grafico e artista romano – classe il 1975 – che, con un linguaggio trascendentale e simbolico, esprime le sue emozioni profonde legate ai ricordi del passato. Nato e cresciuto in un ambiente familiare particolare (il padre, professore del primo liceo artistico di Roma, e il nonno materno, restauratore di opere prestigiose) l’ultima sua produzione artistica si può apprezzare, nella sua prima personale “Spaccato e sospeso. Armonie su una nota tenuta”, a cura di Stefania Valente (mostra visibile, fino al 6 luglio 2013, tutti i giorni compreso sabato e domenica, dalle ore 11,30 alle ore 19,30 nello spazio espositivo che ospita l’evento in via dei Banchi Nuovi 58).

Più precisamente, nelle opere esposte – come di per sé rivela anche titolo dell’evento in chiave metaforica – si intravedono continui riferimenti al mondo della musica e ai suoi cari. «In casa mia fin da piccolo si è sempre respirata aria di musica. Mio padre suonava la chitarra e il pianoforte, mio fratello Luca il violino, il pianoforte e la chitarra, io, pianoforte e chitarra. Ad ogni cena, incontro con amici, ricordo noi tutti insieme a suonare per ore, e a cantare in un atmosfera allegra e piena di fascino ed energia. Io stesso ho addirittura tentato la carriera del musicista, poi però ho dovuto fare i conti con la difficoltà di questa strada».

A proposito di musica, nei tuoi lavori compare sempre una forma di violino. Come mai proprio questo strumento? «Il violino, che tra l’altro è anche una sorta di chitarra stilizzata, racchiude in sé il mio passato inteso come ricordo e come sogno ma anche come strumento affascinante dalle linee sinuose, armoniche e morbide, come quelle di una donna. In questo senso per me l’arte e la musica si fondono e si completano. Quindi arte intesa come emozione».

A proposito di emozioni, i personaggi che rappresenti, simili ai manichini di De Chirico, sembrano scambiarsi gesti d’affetto… «In questo modo cerco di esprimere la serenità e l’armonia che respiravo a casa mia. Le mi e opere descrivono un mondo trascendentale, dimensione mistica rappresentata simbolicamente da una sorta di aureola che sta sopra alle teste dei miei personaggi».

Più che altro sembra una sorta di elmetto… «questo elemento astratto ricorrente serve a rafforzare i personaggi che rappresento (e per questo ricorda un elmo), mentre l’aurea li rende unici, poiché l’aurea ci differenzia tutti».

Oltre all’elmetto i tuoi soggetti hanno sempre un volto circolare. Come mai? «Il cerchio del volto che faccio essendo tondo rappresenta per me un’armonia, una forza, una perfezione.

E da qui posso rappresentare una coppia di innamorati, spesso raffiguro proprio la famiglia che, per me, è un punto di partenza ma anche un punto di arrivo inteso come aspirazione, perfezione, armonia. Una madre con il figlio, un padre con il figlio».

Madre e figlio, un tema iconografico molto ricorrente nella pittura sacra Rinascimentale. Guardi al passato quando dipingi? «I miei punti di riferimento artistici variano dagli artisti classici ai moderni. mi piace inquadrare le mie opere nell’ambito di uno stile classico ma fuso con il contemporaneo. Forte di un patrimonio classico influenzato da mio padre e mio nonno, tuttavia il mio percorso lavorativo guarda sempre al futuro con mezzi e tecniche sempre più all’avanguardia che alimentano la mia creatività».

In che modo mantieni un legame tra passato e futuro? «Il rapporto tra il classico e il contemporaneo per me è determinato da ciò che è stato De Chirico ed Andy Wahol. Il primo, De Chirico, in un periodo di forte ascesa ha saputo innovare la classicità attraverso la metafisica. Il padre della pop art invece ha sperimentato una forma d’arte POPolare con il multiplo».

 Giosuè Romano

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