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Caparezza a Roma: Museica, un live in mostra sorprendente

Caparezza a Roma: Museica, un live in mostra sorprendente
aprile 04
20:06 2015

Grande successo per Caparezza a Roma per il suo Museica Tour 2, ospitato al Palalottomatica il 2 aprile 2015:  un concerto in mostra dai colori e le note cangianti. Uno show sold out per il cantante di Molfetta che è stato capace di unire il suo passato e presente musicale attraverso l’arte

Velocemente entrano le persone per mettere a posto gli ultimi dettagli sul palco, si regola l’asta del microfono e si posiziona il foglio della scaletta per terra. Il parterre del Palalottomatica di Roma, giovedì 2 aprile 2015, è, ormai, quasi tutto affollato per la data capitolina del Museica Tour di Caparezza e ogni sedia vuota viene riempita. Le luci si spengono e si comincia.
Un’entrata  originale per i musicisti di Caparezza: vengono portati sul palco dentro casse di legno come se fossero opere d’arte ed escono da esse con una cornice che circonda il loro volto. Intanto nel parterre il pubblico agita girasoli, forse, per incitare il cantante a suonare Mica Van Gogh, una delle canzoni del suo ultimo album «Museica», con la quale accontenta il pubblico ed inizia la sua esibizione dalle magnifiche messe in atto scenografiche.

Proprio come l’album Museica anche il concerto si conferma essere uno spettacolo non solo musicale. Attraverso l’arte, in ogni sua angolazione, il musicista riesce a dare unione ai suoi lavori presenti e passati e a renderli in modo efficace sia dal punto di vista musicale sia dal punto di vista scenografico.
Tra una canzone ed un’altra non c’è mai un momento di stallo o di vuoto assoluto il palco è sempre illuminato da un Caparezza che intrattiene il suo pubblico, non solo con le sue canzoni, ma anche con battute comiche e piccoli sketch.

Caparezza a Roma Museica
Segue la scaletta musicale con pezzi del passato ma torna subito al presente suonando Teste di Modì una canzone simbolo con la quale Caparezza mette in discussione i luoghi comuni e le certezze della popolazione, immedesimandosi nei tre ragazzi livornesi che ebbero l’idea di creare delle sculture che riprendessero le linee artistiche di Modigliani, giudicate da grandi critici d’arte come degli autentici dell’artista, quando in realtà si trattava solo di uno scherzo e di una riproduzione ben riuscita.

Lo show continua tra freddure e racconti, sempre in tema storico-pittorico, per introdurre nuovi e vecchi componimenti dal lontano 2003 dell’album Verità supposte fino ad  un salto nel presente con il singolo Comunque Dada, pezzo ispirato dal Dadaismo.
La canzone, ambientata al Cabaret Voltaire, inizia con una dolce melodia poi spezzata dal megafono pungente del “comunque dada-vada” e prosegue le note con la storia degli artisti dadaisti, il tutto accompagnato da proiezioni ben curate che slittavano a tempo di musica sul fondo del palco.

Si spengono le luci, poi lo spettacolo riparte con un sketch in cui il musicista paragona i disegni ipotetici dell’infanzia dei grandi artisti, con le opere d’arte per cui, oggi, sono famosi, facendo una piccola lezione a base di humor che vede Joan Mirò protagonista. Questi i presupposti per far partire la sua canzone Cover pezzo costruito sulle copertine dei dischi di tanti altri musicisti: la canzone, a tratti dalle note nostalgiche, procede con le proiezioni delle cover dei dischi citati nella canzone in uno spettacolo assistito anche dagli straordinari assoli di chitarra e armonica.

Lo show giunge alla sua summa con un pezzo che commuove: China Town una canzone che esprime il credo dell’artista e di tutti gli scrittori attraverso l’armonia dolce del pianoforte in contrasto con le rime rappate. China town  riesce ad illuminare con gli accendini tutto il parterre che silente ondeggia a tempo di musica, rendendo l’esibizione ancora più coinvolgente.

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Dopo le emozionanti note, Caparezza spiega al suo pubblico il mito di Sisifo – personaggio mitologico  costretto a portare un pesante macigno sulla vetta di un monte, ma questo, ogni volta che si avvicina alla meta, rotola giù costringendo Sisifo a ricominciare da capo il suo lavoro, in un ciclo eterno  ed estenuante-  che diviene, nel suo spettacolo, metafora del lavoratore italiano medio raccontato attraverso le note della mesta Eroe ( storia di Luigi delle Bicocche). Caparezza continua ad intrecciare vibrazioni dolci e note più risolute ma anche ad unire il passato con il presente: torna sul palco Ilaria condizionata in un’esibizione scenografica entusiasmante che comprende persino una finta nevicata. Poi il musicista dedica un momento alla creazione di un’opera: in pochi minuti, con un sottofondo musicale rovente, Caparezza termina la sua tela che, come consuetudine nel Museica tour, regala ad una persona tra il pubblico.

Arrivano le note di Non me lo posso permettere la cui esclusività sta nel violino che rimarca il riff della canzone, ma anche nel testo più che esplicito, esso si riferisce ad una frase che in questi anni di crisi si sente spesso.  Anche stavolta, troviamo ad accompagnare la musica delle proiezioni originali in cui i soggetti di quadri famosi, intenti a suonare uno strumento, si animano sullo schermo del palco, facendo in modo di muovere le mani come se stessero suonando realmente: così il violinista di Chagall prende vita e sembra sia lui a suonare lo strumento portante della canzone.

Il concerto sta per finire e il musicista chiude l’esibizione con il pezzo che lo ha portato alla popolarità Fuori dal Tunnel e Avrai ragione tu accompagnato da una scenografia tutta bolscevica.
Il concerto sembra terminato, ma l’artista torna sul palco regalando al pubblico altre tre canzoni del suo passato discografico.
Una fuga di coriandoli colorati e un selfie di gruppo – in cui ha partecipato tutto il pubblico del Palalottomatica e l’artista sdraiato per terra sul palco- a termine di una serata scoppiettante in cui si sono fuse musica, arte e humor il tutto sotto la guida di scenografie ben curate e avvincenti.