Roma da Leggere

News

Gli orizzonti di Luis Felipe Ortega all’ex Mattatoio di Roma

Gli orizzonti di Luis Felipe Ortega all’ex Mattatoio di Roma
febbraio 09
08:14 2018

Al Mattatoio di Roma – Macro Testaccio saranno esposti fino al 22 marzo 2018 i lavori di Luis Felipe Ortega. Una panoramica del lavoro dell’artista messicano, rappresentante del suo paese alla 56.a Biennale di Venezia, concentrato sull’osservazione dello spazio e del tempo con uno sguardo poetico


Il padiglione 9A accoglie A Horizon Falls, a Shadow, la prima mostra personale in Italia di Luis Felipe Ortega, curata da Lucilla Meloni. Partendo dal concetto di orizzonte quale limite oggettivo legato allo sguardo, nella verità espressiva di Luis Ortega si deforma quale metafora intrinseca di possibili nuovi itinerari, siano essi mentali o spaziali. Ecco allora emergere i tratti cruciali del pensiero umano, le grandi riflessioni come le ataviche domande che da sempre accompagnano l’essere umano. Lo spazio, il tempo, il vuoto sono il corpus concettuale intorno al quale Ortega definisce il suo precedere creativo.

Spazio tempo e vuoto sono tutti concentrati fina dal primo lavoro Long Night in the Present, dove 43 moduli di carta telata e grafite rappresentano il colore buio della “lunga notte” della strage di Ayotzinapa, che vide il rapimento e l’uccisione di 43 studenti in procinto di organizzare una manifestazione a Città del Messico. Quello stesso intento narrativo, ma di più intimo senso, sembra occupare le 88 piccole fotografie macchiate di pittura acrilica del lavoro Mirando a través de algo que parece uno mismo, il grande affresco di un viaggio spazio-temporale come esistenziale per Ortega, composto vivacemente da molteplici singoli dettagli di esistenza.

Guarda la photogallery e continua a leggere

Questo slideshow richiede JavaScript.

Di forte impatto è l’istallazione Landscape and Geometry (for P.P.P.), dedicata da Ortega a Pasolini. Un paesaggio questa volta espressamente mentale, diramato allo sguardo sul filo teso della dicotomia pieno/vuoto, margine/centro, leggero/pesante, dove una serie di fili si incrociano nello spazio vuoto a formare una ragnatela di tratti appena segnati dalla luce e appesantiti dalla presenza di colorate pietre vulcaniche. Ispirata all’articolo di Pier Paolo Pasolini “Il vuoto del potere” ovvero l’articolo delle lucciole del 1975, dove lo scrittore italiano denunciava la scomparsa delle lucciole a causa dell’inquinamento quale metafora della trasformazione in atto nell’Italia del tempo, proiettata verso una società rivolta al consumismo e alla scomparsa di quella contadina.

Seguono i video Altamura, dove le immagini di un paesaggio scorrono lentamente come fossero frammenti strappati al corso del tempo,  Remake e la registrazione di due azioni performative, di forte eco beckettiano, sulla riflessione della condizione umana.

A Horizon Falls, a Shadow

8 febbraio – 22 marzo 2018
Ex Mattatoio – Padiglione 9A
Piazza O. Giustiniani, 4 – 00153 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 14,00 – 20,00;
Biglietto: Intero 6 euro – Ridotto 5 euro (Riduzioni per residenti in loco);
www.mattatoioroma.it

0 Commenti

Ancora nessun Commento!

Non ci sono commenti per ora, vuoi aggiungere uno?

Scrivi un commento

Scrivi un Commento