Roma da Leggere

News

Paolo Fresu e Devil Quartet a Roma, un affasciante viaggio fra rock e jazz | RECENSIONE

Fonte foto: Facebook (Auditorium PdM)

Paolo Fresu e Devil Quartet a Roma, un affasciante viaggio fra rock e jazz | RECENSIONE
marzo 26
15:48 2017

Paolo Fresu e Devil Quartet a Roma si sono esibiti in un concerto molto applaudito dal pubblico capitolino. L’evento si è svolto venerdì 24 marzo 2017 nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica

Metti insieme uno dei più colti e raffinati trombettisti (e flicornisti) del panorama italiano con tre dei più apprezzati interpreti musicali alla chitarra, al contrabbasso e alla batteria. Mescola le loro abilità, non solo di esecuzione, ma anche di scrittura ed è ecco il risultato: una musica straordinaria e fuori dagli schemi, degna di… un quartetto del Diavolo! E il nome della loro formazione, non a caso, è proprio Devil Quartet. Loro sono Paolo Fresu (tromba e flicorno), Bebo Ferra (chitarra), Paolino Dalla Porta (contrabbasso) e Stefano Bagnoli (batteria). Paolo Fresu e Devil Quartet a Roma si sono resi protagonisti di un affascinante live tenutosi venerdì 24 marzo 2017 nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica.

Un’ora e mezzo di musica senza distinzioni di generi, fra jazz, rock e crossover, quello offerto al pubblico romano, presentando brani del loro repertorio, partendo dal loro ultimo album pubblicato, Desertico, fino ad una gustosa anteprima dalla loro ultima produzione discografica tuttora in lavorazione.

L’avvio, con Ambre – pezzo tratto da Desertico – è soft, ma il finale del brano, in cui il trombettista sardo si inserisce con un assolo lunghissimo tenendo solo una nota, lascia subito capire agli spettatori a cosa stanno per assistere. Si prosegue, poi, con Moto Perpetuo, brano di Stanley Music! (album del 2007) scritto per la colonna sonora di un film in cui si parla di pace: il ritmo è più energico ed è la chitarra a farla da padrona, in duetto con Fresu che qui passa al flicorno. La chiusura, invece, è affidata al batterista… schioccando le dita.

Il concerto di Paolo Fresu e Devil Quartet a Roma segue una sua linea, ma è inveitabile che lo sviluppo dei pezzi vada poi verso l’improvvisazione del momento, come lo stesso Fresu spiega tra un brano ed un altro, con un “iniziamo e poi vediamo cosa succede”, che introduce la libera interpretazione sul tema. Anche i tecnici a bordo palco non sanno cosa succederà, dal momento che nemmeno a loro è stata consegnata alcuna scaletta!

Ma il risultato è quanto mai affascinante, grazie alla forza intepretativa della chitarra di Serra, all’energia della batteria di Bagnoli e al senso del ritmo che Dalla Porta riesce a dare con il suo contrabasso. E poi c’è lui, Paolo Fresu, che, oltre alla maestria con cui suona indifferentemente tromba e flicorno, aggiunge un pizzico di ipnotismo con dei suoni “sovrannaturali” ottenuti attraverso l’uso di quelli che lui definisce “i miei marchingegni elettronici”. Suoni che, forse, alla lunga finiscono con l’appesantire un po’ l’ascolto dello spettatore, perchè distorcono il suono naturale dello strumento suonato, ma che sono pur sempre un marchio di fabbrica dell’artista sardo, da sempre attento alla ricerca e alla sperimentazione.

Quella offerta da Paolo Fresu e Devil Quartet a Roma è una continua altalena tra sonorità soft e brani più energici, in cui c’è spazio anche per una personale lettura del famoso brano E se domani, scritto da Carlo Alberto Rossi, noto per la successiva reinterpretazione di Mina. Non manca, come detto, anche un brano del prossimo nuovo album, definito da Fresu come “il disco di svolta per il gruppo, con Bebo Serra alla chitarra acustica, Stefano Bagloni a suonare solo con le spazzole ed io… senza l’ausilio dei ‘marchingegni elettronici'”. Il brano eseguito è una dedica di Bagnoli al tormbettista Giulio Libano, recentemente scomparso.

Il live procede piacevole tra assoli di batteria, basso e chitarra, che mettono in risalto le capacità di esecuzione di ciascun artista, fino ad arrivare al finale con un vibrante sul riff di chitarra, sul quale Fresu duetta in maniera sempre più incalzante col suo flicorno. Il risultato è straordinario, strappa applausi scroscianti, che durano per tutto il tempo in cui la band lascia il palco sino a ripresentarsi per i due “bis”: il primo è la dolcissima Inno alla vita, una ninna nanna scritta dallo stesso Fresu e dedicata ai bambini che partono dall’altra sponda del mediterraneo. La conclusione è con un’altra cover, la reintrerpretazione in chiave jazz della sigla della serie tv di Rai3 Un posto al sole.

Altri applausi scroscianti e l’ultimo inchino della band che saluta il pubblico al termine dell’affascinante viaggio musicale tra rock e jazz, condotto nella maniera unica di Paolo Fresu e del suo Devi Quartet.