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Parcheggio in doppia fila: un reato penalmente perseguibile

Parcheggio in doppia fila: un reato penalmente perseguibile
gennaio 22
23:07 2014

Parcheggio in doppia fila: un reato penalmente perseguibile

Specialmente chi abita in grandi città molto trafficate e con non molti parcheggi (come Roma) conosce bene il problema del parcheggio in doppia fila. Chi non è un operatore di diritto conosce probabilmente il problema da un punto di vista di “vita reale” perché ha assistito a parcheggi più o meno selvaggi (o forse perché li ha compiuti), ma forse non è al corrente di alcune rilevanti sentenze che concernono tale condotta.
Ecco qualche consiglio utile e qualche piccola pillola di conoscenza a riguardo.
Iniziamo dal Codice della Strada.
Ai sensi dell’art. 158, comma 2, lett. c) del Codice della Strada la sosta di un veicolo è vietata “in seconda fila, salvo che si tratti di veicoli a due ruote, due ciclomotori a due ruote o due motocicli”. Il comma 6 del medesimo articolo stabilisce, quindi, che “Chiunque viola le (…) disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 23 a euro 92 per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da euro 39 a euro 159 per i restanti veicoli”. Ovviamente l’ultimo comma precisa che “Le sanzioni di cui al presente articolo si applicano per ciascun giorno di calendario per il quale si protrae la violazione”.
Il Codice della Strada all’art. 159 stabilisce che qualora la sosta vietata “costituisca pericolo o grave intralcio alla circolazione” ciò legittimerà la rimozione forzata del veicolo da parte degli organi di polizia stradale.
Detto ciò, da un po’ di anni sia la Cassazione, sia le altre Autorità giudiziarie hanno rinvenuto casi concreti che, non solo pongono in essere l’illecito amministrativo sopra descritto e previsto dal Codice della Strada, ma anche illeciti civili o penali.
Difatti la Corte di Cassazione, con la nota pronuncia n. 24614/2005 e successivamente con la n. 16571/2006, ha rilevato che il parcheggio in doppia fila integra il reato di violenza privata ex art. 610 c.p. qualora presenti le seguenti caratteristiche: a) il soggetto agente parcheggi irregolarmente il proprio veicolo; b) tale parcheggio blocchi un altro veicolo; c) nonostante l’invito del proprietario del mezzo bloccato a rimuovere il veicolo parcheggiato illecitamente, il conducente non rimuova il mezzo, ma opponga un rifiuto.
Il Tribunale penale di Roma sembra aver abbracciato tale interpretazione anche di recente condannando il proprietario di un veicolo parcheggiato in doppia fila, che non aveva rimosso il proprio veicolo, nonostante la richiesta del proprietario del mezzo bloccato, alla reclusione di due mesi nel caso non avesse corrisposto al soggetto leso la somma risarcitoria pari a € 4.000,00.
Ancora più di recente, ha fatto notizia nella cronaca romana il risarcimento riconosciuto dal Giudice di Pace di Roma a causa del danno esistenziale procurato dalla condotta illecita di un parcheggio in seconda fila. La sentenza n. 27962/13 difatti riconosce che, in base al combinato disposto dell’art. 158 del Codice della Strada e dell’art. 2043 c.c. attestante il principio del neminem laedere, l’aver bloccato il veicolo e, quindi, aver costretto il proprietario del veicolo ostruito a disdire tutti gli impegni programmati costituisce un danno esistenziale che deve essere risarcito dal soggetto che ha compiuto l’illecito. Ma vi è di più. Sempre la Corte di Cassazione con la sentenza n. 42498/2010, ritenne che fosse responsabile di omicidio colposo l’automobilista che non solo aveva parcheggiato in doppia fila, ma che lasciando anche aperto lo sportello del veicolo aveva determinato il decesso del motociclista sopraggiunto.
Tutto ciò per ricordarci sempre che il parcheggio in doppia fila non è solo un atto di inciviltà, ma è anche un illecito amministrativo che in alcuni casi può diventare un fatto ancor più grave, fino ad essere penalmente perseguibile.

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