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Appunti di vita in città, Via Giulia: il privilegio di una passeggiata

Fonte foto: Wikipedia

Appunti di vita in città, Via Giulia: il privilegio di una passeggiata
febbraio 02
13:08 2016

Ogni settimana il giornalista e scrittore Paolo Marcacci raccoglie per Roma da Leggere i suoi Appunti di vita in città. Nella quindicesima puntata, il protagonista è il tempo che ci manca nel quotidiano e che ci impedisce di godere di scorci e vicoli della nostra stessa città, come l’affascinante Via Giulia dal suo orizzonte fatto di edera, tra portoni e finestre che indicano il passato di Roma

Forse non serve l’occhio di un pittore, per cogliere certi particolari: semplicemente, ne servirebbe uno un po’ meno distratto del nostro, per rendersi conto di quello che Roma mette sotto i nostri occhi alla rinfusa, come una nonna che lasci sbadatamente aperta la porta dello sgabuzzino: per questo, Via Giulia è soltanto, se percorsa velocemente, un lastricato di sampietrini irregolari, dove il tacco delle ragazze può incastrarsi fino a rompersi, o le gomme degli scooter scivolare nelle serate di pioggia. Manca il tempo, troppo spesso, per alzare gli occhi verso un orizzonte fatto d’edera che piove dal cielo, per volgerli, a destra o a sinistra, verso portoni, arcate, finestre che dicono il passato di Roma così come i cerchi nei tronchi narrano la vita degli alberi. La storia filtra anche dall’uscio mal chiuso di una bottega che ha ascoltato duci e re attraverso una radio Marelli, passa con lo spiffero di una persiana poco restaurata, rugosa come le signore che ogni tanto tentano di mettere la seggiola fuori dall’uscio per contrastare gli strepiti di Corso Vittorio che, qualche metro più in là, brulica di ansia e luccica di semafori. Non c’è bisogno di essere storici dell’arte per capire che in certi vicoli, che sembrano affluenti di un fiume navigato da generazioni precedenti, e molto più romane delle nostre, è depositata, con la semplicità tipica delle cose del popolo, quella civiltà che oggi è costretta a rintanarsi come un topolino, o meglio un “sorcio” braccato dal passo svelto di chi deve solo arrivare a Lungotevere perché gli scade il parcheggio. Converrebbe essere stranieri e perdersi a Via Giulia, avendo la cura di farlo in un pomeriggio in cui non si ha troppo da fare, senza agenda, senza orologio. Come i bambini, quelli di una volta che giocavano per strada.

Nessun terrorismo l’avrà mai vinta del tutto, finché avremo la capacità di accorgerci, anche solo un poco, del bello che abbiamo attorno.

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