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Pejman Tadayon: un incontro interculturale fra Persia e Italia

Pejman Tadayon: un incontro interculturale fra Persia e Italia
marzo 30
22:36 2015
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L’antica Persia e l’Italia medievale si legano attraverso la musica del compositore persiano Pejman Tadayon nel suo spettacolo omonimo Pejman Tadayon ensemble, rappresentato il 27 marzo 2015 presso l’Auditorium Parco della Musica

Le storie delle culture, siano esse apparentemente distanti o vicine fra loro, si possono unire in trame e orditi unici, andando ad intrecciare un tappeto variegato di colori, poesie, musiche e danze.
Così l’unione tra culture, apparentemente diverse, risulta semplice per il musicista, compositore e pittore Pejman Tadayon, che lo scorso venerdì 27 marzo 2015, si è esibito sul palco dell’Auditorium Parco della Musica. L’artista iraniano, che ha sempre avuto un debole per la cultura italiana, è riuscito a fondere in uno spettacolo due patrimoni differenti. Il “Pejman Tadayon ensemble” è la dimostrazione che oriente e occidente non sono poi così distanti: vengono messe in risalto le analogie tra i vari strumenti antichi, le poesie e  le canzoni tradizionali persiane ed italiane.

Ma come si fa ad unire delle culture esteriormente divergenti tra loro?
Questa è la domanda che sorge spontanea andando a seguire lo spettacolo «Pejman Tadayon enseble, Rumi e San Francesco: incontro tra un sufi e un cristiano». Il regista ha fatto incontrare due figure mistiche della vita spirituale di popoli distanti, grazie alla semplicità nel pensare che i confini geografici siano solo materia. A sostegno di queste unioni interculturali vi è alla base una conoscenza delle culture tratta attraverso lo studio e i viaggi. Inoltre ad alimentare l’unione, vi è la passione che il compositore persiano nutre per entrambe le culture e non può fare a meno di coniugarle, legandole attraverso la musica e la poesia, che, con Pejman Tadayon, diventano linguaggio universale.

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Gli strumenti musicali persiani, come l’oud, il setar o il bansuri, sono strumenti che risalgono ad epoche antiche e che durante il medioevo furono esportati in Europa, e furono apprezzati in tutte le corti tanto da stabilirvisi ed evolversi: l’Oud sarebbe infatti l’archetipo del liuto, strumento medievale per eccellenza. Il nome stesso del liuto deriva dall’Oud o meglio dal termine arabo al’ud che attraverso una metamorfosi linguistica diacronica divenne: liuto in Italia, laud in Spagna, laute in Germania e Lute in Inghilterra. Dunque anche al livello linguistico non esistono barriere, ma unioni, attraversamenti, nessi, legami e collegamenti.

“È semplice unirli tra loro – afferma Pejman Tadayon – sono repertori musicali che condividono lo stesso tempo, si assomigliano molto, e si sono influenzati  a vicenda andando a produrre un assortimento diverso ma dalle radici comuni. Dunque, nonostante i confini e le distanze geografiche, la realtà, è che siamo molto più vicini di quanto pensiamo al prossimo, anche se questo si trova in un altro continente.
Esistono distanze geografiche odierne, che possono essere abbattute pensando, semplicemente, agli scambi culturali che avvennero secoli fa, che hanno dato vita ad uno stuolo di pensieri, saperi e patrimoni diversi e che oggi, tali bagagli culturali, sono la nostra stessa cultura. Le culture si evolvono e si fondano con altre sono in continuo mutamento, pertanto è difficile stabilire dei margini entro il quale rinchiuderle, poiché questi confini ci sono ma possono facilmente scomparire.

Esistono anche barriere cronologiche, che l’artista persiano tenta di abbattere, infatti, l’Ensemble vuole esaltare il fascino e la grandezza del repertorio musicale di tradizione persiana coniugandolo con ritmi e suoni più attuali per rendere il pubblico odierno un fruitore interessato di ritmi antichi rivisitati per un orecchio moderno. Con questo spettacolo si abbatte ogni tipo di muro, persino i musicisti che prendono parte all’Ensemble provengono da diverse estrazioni musicali, le cui formazioni spaziano dall’etno-world, al rock, al funk, al jazz, al pop e alla musica classica. Il messaggio che si può trarre, da uno spettacolo come il Pejman Tadayon, è un pensiero assoluto, globale di accordo e consonanza, pace e armonia in linea con l’usanza delle confraternite sufi, che incoraggiano lo scambio fra culture e l’incontro tra disparate religioni ed etnie.

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