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I Pivirama e la loro esperienza live nel carcere di Rebibbia

I Pivirama e la loro esperienza live nel carcere di Rebibbia
marzo 24
10:56 2013
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carcere di rebibbia

Nella foto i Pivirama, sul palco del teatro della Casa Circondariale Maschile di Rebibbia. Per gentile concessione di Luca Caparrelli

La musica  abbatte le barriere. Arriva al Teatro all’interno della Casa Circondariale Maschile di Rebibbia (leggi la recensione del concerto e il racconto dell’esperienza in carcere), in due ore intense, vissute, condivise da pubblico e detenuti uniti per la musica nel pomeriggio particolare di venerdì 15 marzo 2013. Parlano, subito dopo il concerto, i Pivirama, uno dei due gruppi che sono saliti sul palco del Carcere, raccontando questa esperienza.
Pivirama è la creatura sonica mutante e trasformista di Raffaella Daino, voce e chitarra, songwriting e factotum del progetto.

Raffaella, siete un gruppo affiatato, che ha suonato in un contesto particolare.  Anche il genere di musica che eseguite è particolare…

«Psycho post rok e paillettes. Un ponte virtuale tra la psichedelia ‘70s e il post rock del nuovo secolo. Nati a Palermo nel 2000 come band,  risalendo lo stivale e facendo base a Roma siamo presto diventati un progetto, che si è aperto ad una famiglia allargata di musicisti, o collettivo che dir si voglia, in cui adesso, con me, suonano Pietro Mammone al basso, Fabrizio Vivarelli al piano, Davide Roberto alle percussioni e a cui si aggiunge  Joe Nak alla batteria nei set elettrici. E poi ci sono anche altri musicisti che invece mi accompagnano in Sicilia. Senza perdere l’intenzione sperimentale, l’attitudine a non rispettare le regole, ad alternare  inglese e italiano e unire  strumenti rock, come chitarre, basso e  batteria, con quelli classici come il piano e il violino, e una buona dose di elettronica, i Pivirama amano cambiare spesso sound e arrangiamenti, vestendo i brani con abiti sonori sempre diversi, ora acustici, ora electro, ora elettrici. Da band indipendente e autogestita, dopo tanti anni di gavetta, posso dire che ci siamo presi un bel po’ di soddisfazioni, abbiamo all’attivo un centinaio di live in giro per l’Italia, anche in apertura ad artisti come Afterhours, Cristina Donà, Shana Morrison, Africa Unite, Giorgio Canali e un tour in Inghilterra. Due gli album, Cosa Sembra e In My Mind, e un terzo in uscita a maggio».

Siamo di fronte a evento che si è svolto durante un contesto un po’ diverso, rispetto ai soliti live. Come lo avete vissuto?

«Entrare in un carcere fa sempre una grande impressione. Il primo shock è il rumore dell’enorme portone di ferro che si apre e si chiude pesantemente, con inesorabile lentezza. Poi il passaggio attraverso corridoi da cui si diramano infiniti altri corridoi, e sbarre, corridoi e sbarre. Infine, l’impatto con i detenuti. I loro sguardi tristi, l’andatura e la postura di chi non ha nulla da fare e nulla da perdere e decide di provare a svagarsi un po’ in quella sala adibita a musica e teatro. Al’inizio ero preoccupata che la nostra musica non venisse apprezzata, che le parole potessero essere fraintese. Non sapevo se fosse il caso di dire qualcosa, e soprattutto di presentare quella song, All grey, che fa parte di In My Mind e che parla proprio di loro. Avrebbero potuto pensare: “ma questa che  ne sa della vita dietro le sbarre?” E cosi per me è stata enorme la sorpresa vedendo la loro reazione, dopo aver pronunciato di getto le parole “Questa è dedicata a chi vede solo il grigio delle pareti, con l’augurio che possa al piu’ presto tornare a vedere tutti i colori che ci sono la’ fuori. All grey.” Parole che hanno suscitato applausi e persino grida di incitamento e ringraziamento e che hanno procurato a tutti noi sul palco una immediata scarica di adrenalina. Indimenticabile. Come i loro occhi, di nuovo i tristi quando le guardie li hanno riportati in cella. L’ora d’aria era finita. Calava il sipario. Il gigantesco portone di ferro tornava a riaprirsi, ma solo per noi. Per loro, c’erano solo le sbarre…».

War, il brano con il quale avete salutato il pubblico del carcere di Rebibbia, è molto interessante dal punto di vista musicale, interpretativo e di spessore. C’è una motivazione per questa scelta?

«War è il pezzo che usiamo sempre, per chiudere i concerti. E’ un pezzo nuovo, al quale sono particolarmente legata, per il tema che tratta e le atmosfere che rievoca. Il testo è duro, ti impone di prendere una decisione, schierarti, condannare o assecondare i responsabili dei massacri che ancora adesso insanguinano troppi Paesi nel mondo. E ti ricorda, come recita il ritornello, che quando gli adulti giocano alla guerra, sono i bambini a morire davvero. Quanto all’interpretazione… beh e’ solo una diretta conseguenza di un testo che mi emoziona ad ogni esecuzione!».

Come nasce un brano dei Pivirama?

«Se per i primi due album i brani erano per lo piu’ il frutto di lunghe session di prova chiusi in un garage a 5 piani sotto terra, ora il lavoro compositivo si svolge soprattutto a casa mia, in solitario, prima di passare alla fase 2, quella degli arrangiamenti con i musicisti. Quando il momento e’ favorevole  e l’ispirazione è dietro l‘angolo accade che  prendo la chitarra x studiare qualche brano esistente e mi lascio trascinare dal flusso delle note ritrovandomi come per magia a scrivere qualcosa di nuovo, di diverso, a volte interessante, a volte no.  E’ cosi che nascono le bozze che poi diventeranno nuovi brani. Adesso, ad esempio, stiamo ultimando i mix del terzo album, ma io ho già pronte  le songs che comporranno il quarto!».

Avete presentato anche dei brani nuovi oltre a quelli dei vostri due precedenti album. Ci saranno progetti futuri in tal senso?

«Si, il terzo album, in lavorazione al Minerva Studio di Sciacca, in Sicilia,  uscira’ a maggio, e online c’e’ già su www.youtube.com&pivirama il video del brano Sonicamente, che è stato anticipato dall’uscita nella compilation La musica è una cosa seria. E’ l’unico brano in italiano del disco e descrive la magica quanto sofferta e difficile condizione del musicista ai tempi della crisi della cultura. A breve gireremo il video del singolo, Sick. Ma prima d’allora, il mese di marzo ci riserva ancora belle sorprese, dopo il live a Rebibbia faremo uno showcase su Demo  di Radio 1 Rai, un concerto acustico di 20 minuti, disponibile oltre che sul podcast della trasmissione anche sul nostro sito http://pivirama.blogspot.com».

 Ilaria Degl’Innocenti

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