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Raccolta abiti a Roma, quanto è difficile fare beneficenza

Raccolta abiti a Roma, quanto è difficile fare beneficenza
ottobre 01
09:48 2015

Tra episodi di vandalismo o malfunzionamento dei cassonetti di raccolta abiti a Roma e fini commerciali (e non di solidarietà) occultati dall’Ama (che pertanto è stata multata di 100mila euro dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) è sempre più arduo donare per puro scopo di solidarietà verso il prossimo. Il nostro editoriale

Non basta trovare alcuni dei cassonetti per la raccolta degli abiti a Roma malfunzionanti o danneggiati, magari per puro atto vandalico. Non basta vedere lo spettacolo indegno di panni sparsi attorno al centro di raccolta degli indumenti. Dopo le polemiche sui rifiuti per strada e sulla raccolta differenziata non operativa a dovere in tutti i municipi della città, l’ennesima tegola caduta sull’Ama (l’Azienda Municipalizzata Ambiente) riguarda ora la raccolta degli abiti usati. Quei cassonetti gialli presenti in vari punti della città sono destinati, per chi non lo sapesse o chi non ci ha mai fatto caso, per la raccolta degli indumenti che la cittadinanza non utilizza più. In molti, confondendoli con quelli della Caritas, pensano ad una iniziativa di beneficenza. Ma non è assolutamente così. E sono in pochi a saperlo. Ciò a causa di “pratiche commerciali scorrette” operate dall’azienda che si occupa di nettezza urbana della Capitale, che faceva credere di raccogliere indumenti usati da destinare in beneficenza, mentre invece questi venivano venduti.

Infatti, i messaggi che compaiono (anzi comparivano, in quanto ora sono stati sostituiti) sui cassonetti gialli per la raccolta (ma anche sul sito stesso dell’Ama) sono stati considerati pubblicità ingannevole in quanto venivano omessi i fini commerciali, invitando a fare invece un’azione di solidarietà: “I materiali in buono stato saranno recuperati come indumenti”; “grazie per il vostro aiuto”; aiutaci ad aiutare”.

Per questo motivo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato sia l’Ama che due consorzi a cui erano stati appaltati i servizi: Sol.co e Bastiani che hanno ricevuto multe rispettivamente per 100mila euro e 10mila euro. L’Ama, invece, è stata sanzionata per 100mila euro per omesso controllo dell’operato dei due consorzi e per la non correttezza ed esaustività delle informazioni presenti sul proprio sito internet. Tra l’altro – nota a margine – il presidente della Sol.co, Mario Monge, era stato arrestato a giugno nell’ambito dell’inchiesta su Mafia capitale.

Dunque, ancora una volta, dopo il caso dei campi rom scoppiato con Mafia Capitale, emerge un altro episodio in cui senza scrupoli si pensa a far soldi sui più poveri ed agli emarginati, in questo caso attraverso ciò che dovrebbe essere destinato a loro.

A Roma è sempre più difficile compiere gesti di beneficenza senza avere il beneficio del dubbio che qualcuno ci stia “mangiando sopra”.  E a farne le spese, come sempre, sono i cittadini onesti, generosi, ed ignari di ciò che personaggi da tempo infiltrati liberamente nelle istituzioni e nelle aziende municipalizzate compiono – per il volgar profitto – a loro danno.

A poco più di due mesi dal Giubileo voluto da Papa Francesco, Roma, che dovrebbe essere la Capitale della Cristianità, si  trova così  a dare un’immagine decisamente in contrasto con quelle teorizzate dalla Chiesa (ma anche dalle associazioni di volontariato laiche), ovvero di solidarietà, di accoglienza e di beneficenza.