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Recensione Born Invisible: non solo una mostra fotografica

Recensione Born Invisible: non solo una mostra fotografica
giugno 13
17:01 2014

Recensione Born Invisible: non solo una mostra fotografica

Recensione Born InvisibleNon è soltanto una mostra fotografica ma un’esperienza in grado di attivare tutti i sensi, non solo la vista.  Il suono insistente, profondo e vibrante di sottofondo, fa pensare a tribù aborigene e ci spinge sempre di più dentro l’immagine. Sui volti dei soggetti ritratti da Sheila McKinnon nella mostra Born Invisible emerge l’espressione della desolazione e dell’unione, della fatica e del sorriso, della speranza di poter vivere una vita che non sia invisibile.

Quello della fotografa canadese è un progetto che vede coinvolta tutta la comunità globale e si potrà ammirare presso il Museo di Roma in Trastevere fino al 28 settembre 2014.

Attraverso un uso seducente del colore, l’artista vuole portare l’attenzione su quei Paesi in via di sviluppo dove l’ineguaglianza di genere è una tradizione. Si tratta di quelle condizioni di vita per le quali ragazze o donne non possono scegliere e decidere il proprio destino.

Con le cinquanta immagini esposte ed un video di presentazione veniamo proiettati verso realtà presenti in Europa, Africa, Asia ed India. Il lavoro è stato realizzato con un processo creativo per il quale un unico volto riesce a rappresentarne migliaia. Quello che vediamo nella fotografia è un fotogramma ma l’intensità dei colori, azzurro, rosso, verde, arancione e l’armonia con cui vengono utilizzati, ci trasmettono un senso di realtà.

Altri aspetti che colpiscono sono la luce ed il contrasto. Tessuti stesi ad asciugare con il sole che filtra e ne illumina alcuni punti sono lo sfondo dell’immagine principale: una ragazza dalla carnagione scura accovacciata a terra con indosso un vestito nero.
Oppure un altro fotogramma di vita quotidiana che mostra indumenti lavati sulla riva di un fiume e stesi ad asciugare sulle rocce.

La rielaborazione al computer di alcune fotografie ha permesso sovrapposizioni e sfumature che riportano ripetutamente al tema centrale della mostra: l’invisibilità. Volti sfocati che danno l’idea di chi non ha identità, di chi fin da età giovanissima ha visto il suo destino già scritto. Molti genitori disperati vendono le figlie a individui senza scrupoli che promettono un lavoro in altri Paesi. Lavoro che poi si traduce in violenza, sfruttamento o schiavitù sessuale. La maggior parte delle persone vendute sono giovani donne costrette a fare le prostitute sotto la minaccia di violenza o ritorsioni contro le loro famiglie.

Sheila McKinnon pone l’accento sulla cultura come elemento per riscattarsi dalla povertà. Ma per far sì che questo accada ognuno dovrebbe mettere in gioco la propria responsabilità morale. Solo così si potrà cercare di affermare i diritti di uguaglianza per le adolescenti e le donne consentendo loro di diventare finalmente visibili.