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Recensione Dylan Dog 337, l’indagatore dell’Incubo nello “Spazio profondo”

Recensione Dylan Dog 337, l’indagatore dell’Incubo nello “Spazio profondo”
ottobre 10
11:26 2014
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Recensione Dylan Dog 337: non tradisce le aspettative il primo volume del restyling della serie bonelliana, in edicola dal 28 settembre 2014. Roberto Recchioni apre così il nuovo ciclo dell’indagatore dell’incubo con una dovuta premessa metanarrativa. Gli elementi del genere fantascientifico raccontano l’orrore che si annida nello spazio siderale e nel vascello da recuperare

Dal 28 settembre 2014 è in tutte le edicole Spazio Profondo, l’albo n. 337 che fa da preludio alla tanto attesa Fase Due in casa Dylan Dog. L’albo è firmato dall’attuale curatore della testata, Roberto Recchioni, disegnato da Nicola Mari – storica matita della serie creata da Tiziano Sclavi – e colorato dal talento di Lorenzo De Felici. Per celebrare l’evento l’albo è stato appunto proposto a colori. Con questa storia Recchioni prepara il terreno per le prossime storie, e per stendere una premessa metanarrativa dalle molteplici chiavi di lettura.

recensione dylan dog 337_copertinaLA STORIA – Anno 2427. L’Impero di Albione deve recuperare il vascello da trasporto Uk Thatcher. Un cargo infestato da degli spettri che da diverso tempo stanno occupando gran parte dell’universo. A bordo della U.S. Beckham si risveglia un clone di Dylan Dog chiamato “numero cinque”. L’originale è ormai morto e sepolto da diversi secoli. Il clone numero cinque è chiamato in causa per recuperare la Uk Thatcher poiché è il clone meglio riuscito per il suo costrutto cerebrale: creato grazie agli archivi e ai diari vergati dal pugno del Dylan originale. Ad accompagnarlo ci penserà l’equipaggio formato da altri cloni davvero singolari dell’Indagatore dell’Incubo. Numero cinque e gli altri cloni metteranno piede nell’algido vascello per indagare su un incubo più grande tra gli ultimi mai narrati. Altri vecchi fantasmi riemergeranno dai ricordi e da ogni angolo buio della navicella. Dove si muove Dylan Dog “numero cinque” si muoveranno i peggiori incubi come sempre. Questa volta come poche altre volte nello spazio siderale.

L’intento di Roberto Recchioni è quello di stendere premesse e linfa narrativa come già anticipato per il futuro che verrà dell’Old Boy, compiuto il tutto in un contesto fantascientifico apparentemente incoerente con quello che è l’universo di Dylan. Trattasi di un forte manifesto sul personaggio nonché un messaggio personale dell’autore, quasi a voler affermare che chi sarà ben lieto di proseguire con un nuovo Dylan è il benvenuto, ma gli incubi saranno più di prima e magari a tutti non provocherà piacere leggere il suo operato.

Il testo offre numerose chiavi di lettura: tra le tante, il vascello da recuperare altri non è che la testata stessa da salvare; infestata, qui, da un generale malcontento che dispiace non poco al protagonista e non solo. Come i cloni possono significare le versioni poco piacevoli di Dylan proposte negli ultimi anni; oppure quegli stessi cloni rappresentano invece i diversi Dylan che ciascun lettore vede con il proprio sguardo. Il finale, in special modo l’ultima vignetta, racchiude tutta la poetica:­ asserendo, dunque, che dalle prossime storie l’incubo sarà presente più di prima. Come prima con Tiziano Sclavi.

La fantascienza qui proposta richiama diverse pellicole già citate dall’autore stesso, quali: Solaris, 2001: Odissea nello spazio e Alien; poi con un richiamo anche a Sunshine di Danny Boyle.

L’operato grafico realizzato da Nicola Mari si erge per la complessità degli interni claustrofobici realizzati e dalle diverse ambientazioni, come i diversi personaggi che hanno partecipato a questo manifesto metanarrativo. Le ultime pagine testimoniano l’egregio lavoro svolto dall’artista ferrarese. Il tutto coadiuvato perfettamente dalle scelte cromatiche di un Lorenzo De Felici, forse il suo lavoro da colorista più grande mai realizzato: i toni conferiscono agli ambienti e ai diversi macchinari, una maggiore enfatizzazione garantendo così una spettacolarità a chi legge.

In parole povere, Spazio Profondo si presenta non solo come un ambizioso manifesto ma come un bell’incubo che da tempo non si leggeva da queste parti.


DYLAN DOG 337 – SPAZIO PROFONDO

Sceneggiatura: Roberto Recchioni
Disegni: Nicola Mari
Colori: Lorenzo De Felici
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli
Sito Ufficiale: http://www.sergiobonelli.it/scheda/37668/Rock–n-Roll.html

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