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Recensione Jesus Christ Superstar al Sistina: un Ted Neeley leggendario

Recensione Jesus Christ Superstar al Sistina: un Ted Neeley leggendario
aprile 22
13:40 2014

Accompagnato dai Negrita e da un cast d’eccezione, il Gesù “originale” torna sul palco, dopo quarant’anni dal film che l’ha reso celebre, nel musical evento al Teatro Sistina di Roma fino al 1 giugno 2014

Una serie di standing-ovation e scrosci di mani al Teatro Sistina la sera del venerdì Santo, 18 aprile 2014, per la prima di Jesus Christ Superstar. Il pubblico caldissimo e conquistato dal cast ancor prima dell’alzata del sipario: come a non sapere se mantelli e cappotti si fossero presi per assistere all’edizione celebrativa del ventennale italiano di uno dei musical più amati di Broadway, oppure se si fossero scesi i gradini di casa per dispensare ammirazione groupies ai beniamini sul palco. Un anima autenticamente rock che anima il musical scritto da Tim Rice e musicato da Andrew Lloyd Webber fin dagli anni settanta: uno spirito calzato alla perfezione da interpreti d’eccezione che hanno calato il carico da novanta su uno spettacolo assurdamente contemporaneo.

Ted Neeley ha camminato sulle acque. E non soltanto in senso letterale, quando la passerella mobile di una scenografia minimale ma riuscita l’ha lanciato nel vuoto, verso il pubblico, ma durante tutto lo show. E’ stato divorato dalla sala, ad ogni parola un’ovazione. Aspettavano Il Cristo “originale”, quello che, soprattutto per gli italiani che prima che a teatro, Jesus Christ Superstar l’hanno apprezzato sul grande schermo, è stato il Gesù cinematografico dell’acclamatissimo film di Norman Jewison. Un peso non indifferente sulle spalle dell’attore americano, portato però egregiamente: Neeley conferma la regola per cui la presenza e la padronanza del palcoscenico non dipendono dall’altezza, ma dalla capacità di trascinare il pubblico verso le note emotive più alte.

Uno spartito a più voci, su cui Neeley ha potuto raggiare grazie alla presenza di interpreti parimenti d’eccezione. Shel Shapiro ha portato le vesti di Caifa, Simona Molinari quelle di Maddalena, lo storico Gesù italiano Paride Acacia è stato Hannas, Emiliano Geppetti ha vestito Simone, mentre il ruolo che fa da chiave di lettura dell’intera storia, quello di Giuda, è stato interpretato dall’esordiente Feysal Bonciani, investito dallo stesso Neeley del ruolo, e buon maestro delle danze della serata. Menzione speciale per Paolo Bruni, in arte Pau, che ha svestito i panni del cantante solista per farsi Ponzio Pilato: occhiali da sole e voce sonante, se n’è lavato le mani dei suoi Negrita, a suonare, invece, come nel migliore dei loro spettacoli per tutta la sera. Hanno restituito al musical di Webber l’anima da concerto rock che l’ha reso famoso: la band sul palco a favore di pubblico ad ogni ruotare della piattaforma mobile, gli spettatori sugli spalti ad attendere il riff di chitarra.

Recensione Jesus Christ Superstar al Sistina

Massimo Romeo Piparo, regista dell’edizione, ha riportato sul palco l’estetica postmoderna in tutto il suo splendore, con
un’ambientazione minimale e surreale al tempo stesso. Accrobati e sputafuoco arrampicati su e giù dalla scalinata. Il videowall a tutta parete a sparare riferimenti biblici ed immagini sgranate in pieno stile anni ottanta. L’entrata dalle spalle del pubblico del Giuda ormai morto, vestito di bianco, che in una parentesi autoreferenziale, si lancia nel nostro presente, a chiedere a Gesù se le immagini a schermo delle tante bassezze dell’umanità lo facessero ricredere sul suo sacrificio. Tutti gli elementi del post-moderno racchiusi in un musical che nel suo parlare dell’ultima settimana prima della crocifissione di Gesù, riflette sul presente, si interroga sul potere dei mass media e sul valore comunicativo che fin dall’antichità ha avuto la storia del Cristo in croce.

Jesus Christ Superstar più di altri musical è aggiogato alla sua natura rock e schiavo della potenza dei suoi interpreti. Tempo fino al 1 giugno 2014 per poter apprezzare di nuovo la forza di un Ted Neeley che dopo quarant’anni dal film che l’ha reso celebre, sa ancora fare la differenza.

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