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Recensione Noemi, per la cantante romana emozioni e nuove sonorità

Recensione Noemi, per la cantante romana emozioni e nuove sonorità
maggio 26
18:53 2014

Recensione Noemi, per la cantante romana emozioni e nuove sonorità

Foto NoemiUn arcobaleno di luci e melodie la tappa capitolina del Tour Made in London che venerdì 23 maggio 2014 ha portato Noemi sul palco dell’Auditorium della Conciliazione (guarda la photogallery).
In un coinvolgimento totale di udito, vista ed anima, la cantante romana ha regalato ad un pubblico di tutte le età due ore di pura musica ed energia: la stessa track list del concerto, infatti, alterna al repertorio pop&soul più datato i brani tratti dall’ultima fatica discografica, Made in London appunto, che vede importanti collaborazioni con autori del panorama musicale anglofono.
Acclamata dalla platea e fasciata da un abito lungo, Noemi fa il suo ingresso sulle note elettroniche di Acciaio, moderna melodia internazionale: l’Auditorium diviene subito un electro party blu acceso, incastonato in una scenografia di luci e laser.
Un plauso alla band – composta da Bernardo Baglioni (chitarre), Marcello Surace (batteria), Gabriele Greco (basso) e Michele Papadia (tastiere) – in grado di ri-evocare, oltremanica, le sonorità esterofile di cui è fatto Made in London. Stabilita, da subito, una forte sinergia con il teatro gremito, la cantante dalla “rossa chioma” e timbro graffiante, ride e regala piccole ma profonde riflessioni offrendo tutta sé stessa. Ed il pubblico risponde applaudendo al ritmo sincopato dei brani eseguiti – alzandosi in piedi quando a esplodere è l’energia – e a emozionarsi quando a colpire sono gli arrangiamenti al piano di Vuoto a perdere e Per tutta la vita.

La Noemi della Swinging London – in bilico tra il cantautariato tricolore e l’ispirazione più modernamente anglo-sassone – esprime un’evoluzione non solo artistica e musicale, liberando nell’aria la sua dimensione blues e soul in Don’t get me wrong e la vibrazione nordamericana di Passenger.
Emozioni e suoni si fondono in altri piccoli frammenti di un’anima che ha varcato i propri confini, scoprendosi e ricreandosi: dalla più classicheggiante e cantautoriale Se tu fossi qui si passa ai colori africani di Un uomo è un albero e a quelli londinesi di Paul O’Duffy in Per cosa vivere, per sopraggiungere al trionfo di archi di Un fiore nella scatola.
Un timbro penetrante, mai uguale a sé stesso, alterna l’intima e disarmante tenerezza della nuova Tutto l’oro del mondo all’energia frenetica di Sempre in viaggio, senza però dimenticare il passato made in Italy di Briciole e Sono solo parole; un timbro che permette di giocare con esperienze musicali diverse, laddove Odio tutti i cantanti viene fusa alla contemporanea Price Tag di Jessie J feat B.o.B.
E il gioco della musica continua quando, a essere chiamati sul palco, sono le giovani leve della trasmissione televisiva The Voice: Gianna Chillà, Giorgia Pino, Andrea Manchiero, Stefano Corona, con i quali Noemi si appresta a interpretare toccanti quanti energetici duetti che spaziano dal blues a Vasco Rossi e Franco Califano. Quasi a dire: ben venga la musica in tv – “the Voice è un incontro di anime”, sottolineerà – ma non dimentichiamo i locali, i club e i teatri dove la musica si respira e si fa.
E poiché “c’è sempre un’alba che ci aspetta”, nel momento in cui uno show di due ore sembra giungere al termine dopo l’atmosfera rarefatta di Alba, manca ancora un’ultima canzone all’appello: la cantante sorprende, ri-entrando sul bis di Vuoto a perdere e le note di Bagnati dal Sole, brano-concept sulla rinascita – non solo creativa – e sulla forza di affrontare la vita con coraggio, accettandone le sfide. Noemi vince la sua, e un concerto suggellato dagli scroscianti applausi del pubblico ne è manifesta prova.