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Renzo Arbore e Orchestra Italiana a Roma, il fascino di una musica senza tempo | RECENSIONE

Fonte foto: Facebook (Auditorium PdM)

Renzo Arbore e Orchestra Italiana a Roma, il fascino di una musica senza tempo | RECENSIONE
luglio 25
19:09 2017

Il racconto dell’esibizione di Renzo Arbore e Orchestra Italiana a Roma, tenutasi lunedì 24 luglio 2017 alla cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Il concerto è un excursus nella storia della musica napoletana ed italiana, attraverso i ricordi e gli amici di una vita

“Vorrei arrivare anche io alla sua età in quelle condizioni, cantando, suonando più strumenti e ritrovandosi ancora capace di far divertire raccontando barzellette e aneddoti simpatici, mantenendo la scena per tre ore di spettacolo”. Nelle parole di una sua fan, al termine del concerto tenutosi nell’ambito della rassegna Luglio suona bene, si può racchiudere l’essenza di ciò che è stato assistere al live di Renzo Arbore e Orchestra Italiana a Roma, lunedì 24 luglio 2017, alla cavea dell’Auditorium Parco della Musica.

Ottant’anni appena compiuti, ma davvero non li dimostra. E’ un eterno giovane, Renzo Arbore, accompagnato come sempre dall’inossidabile orchestra che lo segue ovunque, in ogni luogo e ad ogni improvvisazione rispetto alla scaletta stabilita. Tre ore di spettacolo in cui il protagonista – prima ancora della musica – è lui, con i ricordi che si fondono in un tutt’uno con il fascino di una musica senza tempo. E’ davvero ammirevole vedere quanto entusiasmo, quanta energia e quanta voglia di divertire e divertirsi abbia ancora questo giovanile “vecchietto” che non rinuncia al suo stile, anche nell’abbigliamento.

Renzo Arbore e Orchestra Italiana a Roma

Arbore canta, suona la chitarra, poi il pianoforte ed infine il clarinetto. La sua innata capacità di showman viene inevitabilmente fuori tra un pezzo ed un altro, quando lo sciorinare incalzante di aneddoti e barzellette ti fa dimenticare per un attimo di assistere ad un concerto musicale, per trascinarti – come per magia! – in una delle sue mitiche trasmissioni televisive. Le risate per la sua comicità si alternano con le emozioni della musica “classica” napoletana (e non solo) e delle interpretazioni strumentali e canore degli elementi dell’orchestra, che sono quasi come dei figli acquisiti per il Renzo nazionale. E uno di questi è sicuramente anche Gegè Telesforo, che viene chiamato insistentemente da Arbore come un padre che cerca il figlio, per farlo salire sul palco durante un brano jazz ad improvvisare insieme uno “scat”, la specialità nella quale si è affermato il 55enne artista, anche lui (come Arbore), originario di Foggia.

Un altro elemento cardine del mondo “arboriano” è poi l’amicizia. Non manca il coinvolgimento degli amici  di una vita, citando quelli assenti per motivi di salute (quali Luciano De Crescenzo e Nino Frassica) o dialogando con quelli presenti tra il pubblico e salutati con affetto e simpatia. Tra questi Claudio Mattone, Michele Mirabella ed un divertito Lino Banfi, che viene invitato sul palco a ricordare un simpatico sketch tratto dalla storica  trasmissione Processo a Sanremo: improvvisando (ed un po’ stonando…) i due rievocano l’irresistibile Barlett Barlett, brano ironico scritto in rima sulle note di New York, New York.

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E poi c’è la musica. E che musica! Nella scaletta del live di Renzo Arbore e Orchestra Italiana a Roma finiscono brani della tradizione partenopea quali Reginella (con cui si apre il concerto, con la voce anche dell’indimenticato Roberto Murolo), O’ Saracino, Voce ‘e notte (cantata da Barbara Bonaiuto), Dicintecello vuje (interpretata da Gianni Conte), Malafemmena, Comme facette mammeta, Aummo Aummo e O Sole mio. Nel corso dell’esibizione non manca l’omaggio a Modugno, con Piove e un po’ del repertorio “arboriano” con Smorza ‘e Llights e le classiche canzoni degli indimenticabili programma televisivi quali Quelli della notte e Indietro Tutta!: Ma la notte no (in cui vengono rivisitati i più disparati generi musicali, passando per il raegge e la musica latina) ed il mix Vengo dopo il tg e La vita è tutto un quiz. Il bis finale, su richiesta di un pubblico in visibilio, è affidato a Luna Rossa. 

Per chi assiste per la prima volta al live di Renzo Arbore e Orchestra Italiana a Roma, la selezione musicale resta il “pezzo” forte della serata; ma per chi è un fan assiduo ed ha assistito a più di uno dei concerti negli ultimi tre anni, forse proprio la scaletta può rappresentare – di contro – l’aspetto più debole e ripetitivo, in quanto lo show è pressoché una replica dei precedenti e non presenta caratteristiche di innovazione tali da far riempire la cavea dell’auditorium, tant’è che molti spazi restano inevitabilmente vuoti.

Ma – per quello che ha rappresentato e che tuttora rappresenta per la musica e lo spettacolo italiano – a Renzo Arbore si può perdonare tutto, anche qualche tonalità non presa correttamente o un tempo sbagliato nel cantare. Anche perché – per dirla come la sua fan al termine del concerto – “vorrei arrivare anche io alla sua età in quelle condizioni, cantando, suonando più strumenti e ritrovandosi ancora capace di far divertire raccontando barzellette e aneddoti simpatici, mantenendo la scena per tre ore di spettacolo”.